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Congresso regionale PD, una proposta modesta

Scritto da Paolo Donadio Il . Inserito in A gamba tesa

DonadioEditoriale

La regione dopo la provincia: vediamo se nel Partito Democratico prevale anche a livello -macro l’allineamento alla segreteria nazionale, che sta innegabilmente ristrutturando il partito. Non senza malumori ed esclusioni, che hanno lasciato diversi dubbi sul nuovo corso, così come ha stupito il reclutamento di personalità poco vicine alla sensibilità del nuovo segretario. Ma tant’è, forse c’era da aspettarselo.

Il cambiamento è arrivato, ma poteva essere più potente, più dirompente. È stato soprattutto anagrafico e meno innovativo nella sostanza e nelle competenze degli uomini e delle donne che oggi compongono la segreteria e la direzione nazionali. Certo, nel Partito Democratico oggi anche il solo dato anagrafico fa scalpore, ma può non bastare.

Esaurita la pratica provinciale con il renziano Carpentieri, tocca ora alla Regione. Ma come si effettuano scelte vincenti in un territorio punteggiato da una moltitudine, plurale, di Partiti Democratici che fanno capo a persone e gruppi spesso in aperto conflitto fra loro? Come l’eco, che si propaga sempre più lieve dal centro verso la periferia, si rischia una soluzione di compromesso tra forze e correnti - una boutade molto più grave del quasi divertente “Fassina chi?”, Renzi l’ha lanciata nel discorso di vittoria dopo le primarie, quando ha solennemente affermato che “devono sparire le correnti, anzi, la prima a sparire sarà quella renziana”... Il compromesso proveniente da Roma potrebbe soddisfare molti, ma lascerebbe intatti i problemi del partito campano. Colpevolmente intatti.

Se la provincia guidata da Carpentieri si appresta, nei migliori auspici, a riportare la politica tra la gente e a ricostruire il dialogo interrotto con i cittadini di Napoli e della grande Napoli, la proposta modesta per la Regione sembra essere una sola: che si affronti il problema delle leadership, una volta per tutte, checché ne dica Francesco Nicodemo, convinto (?) che oggi il Partito Democratico non sia in grado contrapporre suoi leader agli arancioni di De Magistris o alla fallimentare esperienza di Caldoro. Solo la costruzione di figure-guida, riconoscibili, del Partito Democratico può dare un passo diverso alla nuova cultura democratica del partito di Renzi, impostata sulla rapidità della risposta politica. La segreteria regionale sarà in grado di funzionare per davvero se resteranno alla porta i piccoli strateghi delle alleanze e i prestanome vari, che già incominciano ad apparire nei trafiletti della stampa locale.

Premere il tasto RESET, insomma.
Se si desidera il rinnovamento e quindi il bene del Partito Democratico in Campania, occorrerà sparigliare i giochi al prossimo congresso. E farlo per bene.