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Cafiero de Raho e il coito interrotto: l'antimafia dell'irresponsabilità.

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Il Palazzo

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Dopo gli ultimi successi investigativi, Castellammare di Stabia torna ad essere dipinta come terra di camorra, ma pronta alla redenzione.

Le parole del procuratore nazionale antimafia, Ferdinando Cafiero de Raho, rappresentano l'occasione per fare il punto sullo scenario politico e camorristico dell'intero comprensorio.

Nell'intervista rilasciata a Dario Del Porto (la Repubblica), il procuratore ha ribadito la necessità di sostenere ed accompagnare le azioni di contrasto ai clan con uno scatto collettivo, una vera e propria ribellione sociale alla camorra. Lo ha fatto con riferimento alla vicenda del clan D'Alessandro, che appare ancora estremamente radicato sul territorio stabiese.

Orbene, la Castellammare falcidiata dalla camorra rappresenta una narrazione straordinariamente (im)potente, che da tempo incontra i favori dei più.

L'intero sottobosco politico stabiese, difatti, rivendica ombre, sospetti, denunce: come avvenne nel dicembre del 2018, in occasione dell'arresto di Adolfo Greco, emergono letture semplicistiche della stagione politica e criminale.

La narrazione dell'ex sindaco dem (oggi Italia Viva) Pannullo, così come quella di gran parte della classe dirigente cittadina (dall'attuale Sindaco Cimmino alle opposizioni consiliari) è quella di una città martoriata dai clan. Tutti o quasi intendono le parole del procuratore nazionale antimafia come un monito rivolto ad altri, omaggiandone forza e lucidità.

In tale scenario, la camorra rappresenterebbe il tappo ad uno sviluppo sempre possibile, futuribile ed a portata di mano.

In altri termini, la narrazione antimafia consegna alla ribalta nazionale una Castellammare dal coito eternamente interrotto.

Secondo tale ricostruzione, la presenza criminale impedirebbe l'espletamento di un'attività amministrativa autorevole, condizionandone le scelte e le prospettive: si tratterebbe di una mafiosità latente capace di stritolare la città.

Il circo equestre, già ben avviato nel 2018, sembra dunque tornato in pianta stabile, evocando la società civile, il riscatto civico ed il solito stucchevole frasario antimafia, con tanto di riconquista della città da parte dello Stato.

Cafiero de Raho, però, ha stavolta posto l'accento su un aspetto che merita un supplemento di riflessione. Sebbene sia passato sotto traccia, emerge che la radicata e cinquantennale presenza sul territorio del clan D'Alessandro non appare, difatti, legata alla forza militare del sodalizio criminale.

“Dobbiamo entrare nei loro fortini, non hanno un esercito alle spalle”, dichiara il procuratore.

In altre parole, non si riscontra la presenza di un braccio armato capace di giustificare un così pervasivo radicamento del clan nel tessuto cittadino.

Questa considerazione si presta a due possibili scenari interpretativi, protesi a valorizzare o la narrazione antimafia, quella del coito perennemente interrotto, o l'analisi.

E' la dicotomia irresponsabilità-responsabilità, in fondo, ad orientare le ricostruzioni sul punto.

La narrazione antimafia, ancorché legittima, evoca la ragione mafiosa quale ragione di Stato: un ostacolo insormontabile a fronte del quale non v'è responsabilità politica.

Il circo è senza colpe, senza macchia e può continuare ad andare in scena.

L'analisi, tuttavia, impone di scorgere prospettive e responsabilità, perché la principale concausa del potere criminale radicatosi in questi anni è rappresentata dal silenzio caduto sulla città.

Un silenzio politico, un'omertà politica e non mafiosa; il silenzio delle mancate scelte, delle faide interne ai piccoli clan politici locali (fuori e dentro il pd, ma non solo); il silenzio dell'isolamento politico e istituzionale.

In tal senso, Castellammare è una città vigliacca che appare incapace di assumersi la responsabilità politica della sua rilevanza.

Alla centralità geografica, Stabia non accompagna una centralità politica.

Cosicché, il silenzio istituzionale che imbavaglia la città da circa un ventennio rappresenta il vero collante del potere mafioso.

L'isolamento politico ha segnato la cifra delle ultime dis-avventure amministrative, tanto di centro destra, quanto di centro sinistra.

Di talché, la mancata collocazione sulla mappa politica nazionale e regionale della città ha contribuito in misura significativa alla sclerotizzazione dei potentati locali, anche criminali.

Non è tutto camorra, è anche camorra.

La differenza risiede nel collocare la problematica criminale a valle e non a monte dell'analisi: ecco dove la narrazione antimafia non convince.

La più incisiva azione di contrasto ai potentati mafiosi è data dall'autorevolezza dell'azione amministrativa, piuttosto che dalle sbandierate patenti di antimafiosità. La rivisitazione dello scenario politico-camorristico stabiese, difatti, implica un ripensamento del ruolo della città nell'intero complesso dell'area Metropolitana.

Il colpo di reni evocato dal procuratore nazionale antimafia, dunque, dovrà essere politico, nell'analisi e nella visione. Sembra questa l’interpretazione più evoluta delle parole di De Raho.

D’altra parte, il tema dell'isolamento istituzionale della città, attualissimo anche per la prossima elezione del Sindaco di Napoli, rappresenta il baricentro di un'analisi non più procrastinabile.

In sintesi, Castellammare non è falcidiata dai clan, ma dall'isolamento politico e culturale. L'investimento sull'azione di contrasto alla camorra è in primo luogo un investimento politico, non meramente investigativo e giudiziario.

Ciò, specialmente nel contesto post-pandemico, laddove si avvertirà la necessità di razionalizzare e orientare risorse e mezzi, incanalandoli nell'ambito di una progettualità politica autorevole.

Se tutto questo, ad oggi, non è avvenuto, la camorra non c'entra. Anzi, è ragionevole sostenere che essa abbia rappresentato una componente marginale del disarmo politico e istituzionale stabiese, nonostante le morti eccellenti.

Paradossalmente, ai recenti arresti si deve la ribalta nazionale, nell'ambito della quale, tuttavia, per l'ennesima volta è riemersa dalle ceneri la narrazione antimafia dell'irresponsabilità.

Si dica grazie alla camorra allora se, dati i tempi che corrono, si torna a discutere di questa terra.  

Senza di lei, si continuerebbe a rimanere in silenzio.