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La Rai vieta la Blackface

Scritto da Vitaliano Corbi Il . Inserito in Linea di Confine

Ghali 3

Se è vero che il linguaggio non è mai davvero neutro, se le parole sono importanti, allora occorre ricordare che, soprattutto nella comunicazione, il contesto lo è ancora di più. Stiamo scoprendo che non c’è bisogno di una rivoluzione culturale in stile anni Sessanta per vedere una nuova strada dispiegarsi dinnanzi a noi. Oggi, questa strada è quella del politicamente corretto. Tuttavia, non chiedersi dove porterà, imboccandola di corsa, determinerebbe la morte del pensiero stesso.

La Rai è l’ultima ad aver deciso di percorre questa strada senza troppi problemi, vietando la blackface in seguito alle numerose proteste da parte del mondo dello spettacolo e di alcune associazioni come l’Arci. L’indignazione era già nata a novembre, in seguito all’imitazione del rapper Ghali nel programma “Tale e Quale Show” su Raiuno; imitazione che consisteva, oltre all’uso dell’autotune e al look identificativo della celebrità, in un artista con il volto dipinto per scurire la pelle.

Ghali, il diretto interessato, non aveva gradito. Gli si potrebbe far notare che, senza la blackface, l’artista in gara sarebbe stato un po’ meno “tale e quale” a lui. Ma non importa. Abbiamo imparato a conoscere il sistema di pensiero politicamente corretto, che a dire il vero perde acqua da tutte le parti e mette insieme raffazzonatamene brandelli di ideologie passate. Il problema reale sta nel fatto che alla base della decisione della Rai risiede un inquietante presupposto: ogni richiamo al colore della pelle è offensivo e discriminatorio. Per cui al diavolo il contesto.

Certamente la blackface nella storia, anche razzista, dell’Occidente, è stata usata per deridere i neri e per sancire la loro inferiorità. Ma se mettiamo al bando la disciplina della pragmatica, e con lei l’attenzione al contesto nella comunicazione, tutto può facilmente condannato. Il contesto produce il senso, influisce sull’interpretazione dei significati ed è determinato dall'insieme dei fattori extralinguistici, quindi sociali, ambientali e psicologici, che influenzano gli atti comunicativi. L’atto comunicativo della blackface, dunque, nel contesto di “Tale e quale show” è chiaro che perda il significato razzista, così come potrebbe perderlo in tantissime altre situazioni. Oggi aboliamo la blackface, domani le imitazioni tutte. Non sia mai ci si possa offendere.