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Lo Sport e i Diritti Civili

Scritto da Manlio Converti Il . Inserito in Il Pallonetto

Manliosport

Sappiamo tutti benissimo che lo sport veicola emozioni forti e con esse tematiche popolari di grande impatto. Sappiamo anche che in Italia questo si traduce spesso in comportamenti aggressivi e violenti da parte di alcuni tifosi che si organizzano esplicitamente per lanciare messaggi razzisti o per fare violenza fuori e dentro gli stadi.

Poco conosciamo degli altri sport in Italia, ossessionati come siamo dal calcio. Sappiamo che agli altri mondiali ed olimpiadi ci vanno anche i nostri atleti, ma pensiamo a loro per pochi minuti, sempre e solamente come a delle Vespe: tutti rigorosamente perfetti, maschi, bianchi ed eterosessuali.

Sappiamo benissimo invece che esistono le paralimpiadi e gli special games, che ci sono atleti di colore e di recente anche allenatori, mentre ci sono soprattutto donne sul podio, soprattutto negli ultimi anni. Questo fatto razionale non supera la barriera inconscia collettiva delle Vespe, rigorosamente perfetti, maschi, bianchi ed eterosessuali, che giocano solo a calcio.

In India la Ferrari ha corso un gran premio in nome dei due Marò, sospetti assassini ancora detenuti in India in attesa di un processo, che non potrà mai iniziare anche per merito della nostra diplomazia pasticciona.

In Russia a Sochi ci saranno anche le paralimpiadi, ci saranno donne sul podio, speriamo, ma non ci saranno atleti o allenatori di colore, figuriamoci omosessuali.

In India due persone accusate di omicidio diventano eroi nazionali, in Russia le persone di colore e gli omosessuali sono in pericolo di vita a causa delle leggi varate da Putin e dalla violenza neonazista assurta a valore nazionale.

In Italia le persone di colore cominciano a fatica ad essere accolte, seppure in un coro violento di critiche feroci, ancorché legittimate e protette in qualche modo dal ruolo sportivo e dalla cittadinanza, mentre non accettiamo a livello sportivo in alcun modo che esistano, anche solo per sentito dire, persone omosessuali, figuriamoci atleti o calciatori.

In Russia gli USA manderanno donne lesbiche come rappresentanti ufficiali del governo e della squadra di sportivi in gara.

In Italia il rappresentante italiano del CIO, Mario Pescante, addirittura chiama terroristi gli USA perché mandano una rappresentanza lesbica, invece chela RUSSIA che condanna a torture sociali e familiari mostruose i cittadini omosessuali e tutti quanti, anche stranieri eterosessuali ma gay-friendly, passino per le loro terre. Elton John, Madonna e Lady Gaga subiranno processi per le loro affermazioni a favore dei diritti gay in Russia, mentre decine di altri artisti internazionali si sono rifiutati di andare a Mosca o a San Pietroburgo ad esibirsi perché omosessuali o perché gay-friendly.
Mario Pescante, a onor del vero, dice anche che lo sport sostiene quotidianamente e condivide questi valori, ovvero la lotta all’omofobia.

Gli chiediamo dal nostro modesto blog:

  1. In che modo in Italia lo sport sosterrebbe i DIRITTI dei GAY se non proprio come stanno facendo gli USA?
  2. Quali sono gli ATLETI GAY ITALIANI che il CIO o altre federazioni sportive italiane stanno sostenendo a Sochi e in Italia? Che io sappia… NESSUNO e in nessun modo!

Esistono sicuramente atleti omosessuali italiani di grande valore in tutti i campi, soprattutto nel calcio, sport nazionale d’eccellenza, ma se in Germaniala Merkel ha reclamato più volte il Coming Out dei calciatori e la Federazione Sportiva Tedesca ha varato un programma di sostegno psicologico e sociale ai professionisti che vogliano dichiararsi omosessuali, in Italia restiamo ancora al pettegolezzo, agli insulti negli stadi o peggio.

Siamo a conoscenza infatti di una precisa selezione alla base di atleti professionisti solo di provata eterosessualità.

A meno di mostrare da giovane enormi doti sportive, il fatto di essere meno evidentemente eterosessuale produrrà automaticamente l’esclusione dalle attività sportive, spesso anche da quelle non agonistiche.

A Napoli da un anno esistono i Pochos, squadra di calcetto omosessuale, che sta già partecipando a diversi tornei urbani, confrontandosi e spesso vincendo squadre di ogni altra qualità, tutte, purtroppo, esclusivamente eterosessuali.

Che in Italia ci siano sportivi omosessuali è un tabù ed i campionati nazionali ed internazionali non agonisti cui partecipiamo, detti Gay-Games, sono ignorati dai Mass Media sportivi e dalle confederazioni sportive ufficiali.

L’AICS e la UISP sono le uniche due organizzazioni che federano gruppi sportivi omosessuali, generalmente maschili, che resteranno un mondo alla rovescia finché nel mondo dei professionisti, come nelle palestre, non si potrà vivere liberamente la propria omosessualità da sportivi agonisti o non agonisti.

Esistono anche sportivi transessuali: le più note sono un’insegnante di pattinaggio a nord e Laura Matrone, a Napoli, campionessa europea di Taekwondo.

Dove sono le donne lesbiche sportive, vi chiederete voi: nei campionati regolari, rigorosamente nascoste e meglio tollerate, visto che sono la maggioranza in alcuni campi, ma soprattutto grazie allo scarso rilievo mediatico dato allo sport femminile in Italia.

Insomma le donne lesbiche possono nascostamente fare sport più liberamente dei maschi gay, perché gli italiani pensano agli sportivi solo come Vespe: maschi, eterosessuali, bianchi e calciatori