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Napoli, il turismo e gli assessori incompetenti

Scritto da Riccardo Sepe Visconti Il . Inserito in Il Palazzo

Visconti

Premesso che da uomo di Sinistra ho assai cari i temi del disagio economico, della mancanza di lavoro e del rilancio di un’economia sostenibile, parlando della mia Città, per quelle che sono le mie competenze in materia vorrei dire subito: Napoli non è una Città a vocazione Turistica, e questo è un fatto! Per supportare tale affermazione diciamo subito che nel 2013 le presenze di visitatori registrate in città sono state circa 2.200mila contro una media (tanto per fare un esempio) di 3.300mila nella sola isola d’Ischia (valutazioni raccolte dall’Azienda di Cura Soggiorno e Turismo).

Il dato diventa ancor più misero se si considera che il capoluogo campano è operativo 365 giorni all’anno mentre la piccola isola d’Ischia lavora al massimo 6 mesi. Ora l’idea di rilancio turistico andrebbe inquadrata in una più ampia (e politica) valutazione dell’economia del Sud Italia: è indubbio che l’industrializzazione del Meridione è fallita per la mancanza di un tessuto sistemico sul quale crescere; mancano le infrastrutture, così come manca una rete efficiente di servizi e questo comporta la difficoltà di sviluppare progetti ed insediamenti industriali. Inutile fare l’elenco, la lista dei fallimenti, in tal senso, è così lunga e avvilente che basta sfogliare un qualsiasi quotidiano locale (perfino l’orrido Il Mattino!) per rendersi conto del preoccupante livello di involuzione nel quale Napoli e dintorni, ahinoi, si distingue. Quindi, visto che sul lato dell’industrializzazione il “sistema Napoli” non regge, occorre volgere i propri sforzi altrove e, poiché è necessario impegnare un territorio molto esteso e coinvolgere centinaia di migliaia di lavoratori, ecco che diventa imprescindibile rivolgersi al settore turistico: in tal modo si stimolerebbe la nascita di una nuova, dinamica ed efficiente economia basata sull’attività di migliaia di piccole e medie aziende (commercianti, ristoratori, alberghi, tassisti, interpreti, guide, agenti di viaggio, etc.) che, per nascere o svilupparsi ulteriormente, non necessitano di investimenti titanici (cui lo Stato non potrebbe provvedere).
L’”opzione turistica” appare, pertanto, la sola (ovvia) soluzione da poter essere avviata con successo in tempi rapidi: il turismo è, tra l’altro, l’unico settore che, in tempi di crisi, sostanzialmente non deve sottostare ad improbabili accordi di sindacato che ne limiterebbero l’espansione.

Napoli ha in sé, per storia, fisionomia e cultura, tutta la potenza ed il pathos della teatralità drammatica (in senso greco) che le conferiscono un fascino al quale è assai difficile sottrarsi. E tanto basta a renderla, tra tante, una delle mete di maggior attrazione per gli ospiti stranieri che vogliono imbibirsi di bellezza ma anche vivere emozioni profonde. Purtroppo, per motivi difficili da decodificare, politicamente la Città è sempre stata amministrata da persone assai poco sensibili all’idea di trasformare le attrattive partenopee in altrettante occasioni di sviluppo economico della comunità e lavoro per milioni di persone. Tanto la Regione Campania, quanto il Municipio confondono l’attività turistica con quella dell’organizzazione di spettacoli, motivo per il quale si spende tempo, denaro ed energie intellettuali per organizzare eventi ma non si spende un nichelino per migliorare i servizi, per promuovere l’economia turistica, per organizzare una rete di ospitalità sistemica. Vediamo perché: innanzitutto la pianificazione della spesa turistica è materia di competenza Regionale, e la Regione funziona assegnando un potere, pressoché assoluto, all’assessore di turno. Da qualche tempo, in Campania, si sono succeduti diversi personaggi dalla rara incapacità programmatica e dalla dubbia trasparenza esecutiva (Velardi, De Mita, Sommese): ciascuno di lorsignori ha gestito (o, come nel caso di Sommese, gestisce tutt’ora) i fondi a disposizione dell’Assessorato come una sorta di tesoretto privato da utilizzare, ovviamente, a scopi propagandistici ed elettorali, tralasciando, di fatto, la finalità di promozione dell’economia turistica Campana. Ecco quindi che si rende necessario evitare che le risorse economiche vengano gestite unilateralmente secondo la convenienza elettoralistica di un sol uomo! A questo scopo (e ricordando che fino a pochi mesi fa era prevista la trasformazione di Napoli in città metropolitana) vale la pena di convocare un “Forum permanente degli Assessori al Turismo” di tutta l’area metropolitana, spingendosi fino a coinvolgere i tanti attivissimi comuni della costiera Amalfitana e della Penisola Sorrentina, e affrontare in modo corale le emergenze e le tante necessità che, se gestite collettivamente, potrebbero rappresentare una grandissima opportunità di rilancio per tutto il settore. Si pensi all’organizzazione di pacchetti condivisi di offerte; itinerari turistici intelligenti e sistemici; razionalizzazione dei servizi; promozione alle borse internazionali del turismo; gestione degli eventi in armonia; etc. Il “Forum” sarebbe in grado di promuovere la partecipazione a bandi europei e regionali i cui progetti difficilmente potrebbero essere bocciati da “quella persona sola al potere” che ciclicamente siede al posto di Assessore Regionale al Turismo. Ma se da un lato occorre riunire, in un’unica casa, i tanti assessori competenti in materia di turismo, dall’altro lato occorre creare un sistema di interfaccia con gli operatori locali (albergatori, commercianti, agenti di viaggio, ristoratori, balneari, etc.) per coinvolgerli in un processo, strutturato e di sistema, di azioni sinergiche. Per fare questo vanno convocati “Gli Stati Generali del Turismo”, una sorta di convention in seno alla quale discutere e stabilire le linee di intervento necessarie a trasformare Napoli in Città turistica con il coinvolgimento di tutti gli operatori del settore. Diciamo che la mia visione risiede nel vecchio motto: “L’unione fa la forza”, mentre fino ad oggi è prevalsa – calata dall’alto! – la logica del “divide et impera”. A farsi carico di queste iniziative (peraltro non onerose) dovrebbe essere proprio il Municipio di Napoli, quel municipio che fino ad oggi per volontà di De Magistris s’è interessato dei “Grandi Eventi” (non sempre con successo!...) trascurando (con molta sciatteria e negligenza) ciò che davvero conta: dare un duraturo e solido assetto turistico alla Città. A tal proposito sembrava che l’avvicendamento di Antonella Di Nocera con l’attuale assessore Nino Daniele potesse spingere il sindaco a valutare con maggiore attenzione questi temi, ma così non è stato. Daniele s’è impantanato nel disbrigo della triste vicenda del Forum delle Culture trascurando – direi completamente – il suo ruolo di assessore al Turismo. Purtroppo, quando si impacchettano insieme le deleghe del Turismo e quella degli Spettacoli e della Cultura si ripete sempre lo stesso giochino: l’assessore di turno preferisce dedicare il suo tempo al taglio dei nastri ed alla presenza sui palcoscenici, piuttosto che impegnarsi nelle questioni turistiche che – lo ripeto – non hanno nulla a che vedere con passerelle e comparsate d’antan, ma riguardano solo e soltanto l’analisi di flussi economici. Il Turismo è economia, non è spettacolo. Il Turismo è realizzare strutture d’accoglienza (migliorando, anche, quelle già esistenti), è aumentare i posti letto, creare reti di servizi efficienti, rendere ospitale la città (buche nelle strade, pulizia, sicurezza, ordine, etc.), rilanciare il commercio, predisporre reti di collegamento con altre località, fare promozione.

La mia esperienza mi porta a credere che, se ci fosse la volontà politica, non sarebbe affatto difficile avviare una profonda trasformazione che permetta alla Città di Napoli di diventare una “Città ad eminente economia turistica”: si tratta solo di avere le idee chiare ed una certa dose di onestà intellettuale da coniugare ad un’operatività che non sia solo di facciata…