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Lingua, crisi e cinematografia

Scritto da Valentina Nizzardo Il . Inserito in Musica

Nizzardo
La nostra è una lingua in continua evoluzione; cambia con i governi, con i movimenti sociali ma non tutte le parole seguono il progresso, alcune si perdono e cadono in disuso. Paradossalmente, la nostra lingua si impoverisce invece di arricchirsi. Un esempio di espressione in disuso è "eccellenza italiana".

Gli ultimi utilizzi si possono collocare negli anni'70. Gli anni in cui i giovani studiavano, si impegnavano perché, a differenza dei padri, non volevano (solo) "trovare da faticare", volevano Lavorare. Si, Lavorare. Volevano il lavoro soddisfacente, dignitoso e che non li costringesse a "faticare" tutta la giornata in fabbrica "sudando (ben più di) sette camice". Per questo, si impegnavano, si muovevano, si agitavano; dalle accademie alle fabbriche, nessuno escluso. L'impegno sociale di quegli anni e la ricerca del lavoro soddisfacente si tradusse in giovani capaci ed eccellenti valorizzati e premiati. Eccellenze immediatamente assorbite dal mercato del lavoro in cui andarono ad occupare i ruoli più alti. Ma la società era vasta, comprendeva i nobili rampolli e i figli dei contadini, i raccomandati e gli onesti; le disparità erano insormontabili e l'obbiettivo di avere una società progressista per i giovani, fu raggiunto solo parzialmente. L'italia, perciò arrivò ad un livello di progresso socio-lavorativo appena sufficiente. Tra chi aveva l'eccellenza e chi invece la possibilità, di avere l'eccellenza, rimaneva sempre chi poteva solo permettersi di sognare. Da quel picco degli anni'70, dunque, la situazione si bloccò, le eccellenze presero a diminuire così come lo spazio in cui potevano valorizzarsi tanto da costringere i giovani a lasciare il Bel Paese. All'inizio degli anni'90 nasce il movimento designato dall'espressione "fuga di cervelli", il movimento sociale della migrazione di massa dei giovani verso paesi più ricchi e più accoglienti. Il cambio del millennio ci fece ben sperare ma anche sta volta pochi cambiamenti e tanti illusi. La situazione odierna è figlia esattamente, di questi due movimenti. Oggi, gli unici a lavorare sono gli adulti (dai 40 anni in su) quindi tutti gli altri sognano: i giovani, se non vanno via, sognano di trovare lavoro mentre i disoccupati sognano di riaverlo. Tra questi ci sono i disoccupati esodati (licenziati dopo 30 anni di servizio) e i disoccupati che "abbassano la serranda" perlopiù imprenditori di piccole imprese e attività commerciali (il negozietto sotto casa, per capirci). Questa è la situazione attuale: crisi economica, disoccupazione giovanile elevatissima, pochi salvi e tanti tanti sognatori. Sognatori ormai disperati perchè alla fine ci si stanca anche di sognare. Gli occhi si feriscono quando si sogna troppo ad occhi aperti. Ci si stanca e l'unico tempo verbale utile è il passato: volevo avere un lavoro, volevo essere.

"Volevo essere qualcosa di speciale.....volevo essere perchè bisogna esistere, volevo essere perché c'è da resistere, la verità è che la ragione è degli idioti, la verità è che i veri amici sono pochi".
Il risvolto della medaglia è che alcuni giovani, oggi, hanno le spalle grandi e resistono invece di andare via. Così noi giornalisti possiamo tornare a parlare di "eccellenze italiane" e l'espressione potrebbe addirittura tornare dal dimenticatoio. Eccellenze come loro: il regista Cludio Tofani, il cantautore Andrea Febo e i loro collaboratori che hanno interpretato, cinematograficamente, la debolezza della società attuale. Eccellenze che sognano, giovani che fanno questo: http://www.youtube.com/watch?v=EACbrnpWjWc Un video che coglie e interpreta cinematograficamente la debolezza della nostra società e la drammaticità della condizione lavorativa. Un video premiato con un grandissimo successo: quasi 250mila visualizzazioni, raggiunte in sole due settimane dall'uscita. Premiato non dalla stampa ma altri giovani e da chi si è sentito coinvolto (quasi tutti direttamente o indirettamente) nella tragicità delle immagini e del testo. Questi giovani non sono andati via, per fortuna.