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Genesi e cause del dissesto finanziario

Il . Inserito in Il Palazzo

dissesto de gregorio

Il bilancio 2011 del comune di Napoli è il primo bilancio di competenza della giunta De Magistris. Viene approvato nel Gennaio 2013, con grave ritardo, censurato anche dall'organo di revisione. Ma si tratta di un ritardo politico, strategico e consapevole.

Difatti la giunta de Magistris ritarda l'approvazione perché sta aspettando che sia finalmente partorito dal governo Monti il tanto sospirato decreto “Salva-Napoli”, cioè il decreto 174 del novembre 2012, che consente al Comune di far  emergere il disavanzo che tutti conoscono ma nessuno vuol dichiarare. Un disavanzo che viene poi quantificato in 850 milioni di euro e che tuttavia – concordano gli analisti – è da ritenere sostanzialmente di competenza non del solo 2011 ma almeno dei precedenti dieci esercizi, maturato lentamente anno per anno e riconducibile all'incapacità  (impossibilità) dell'ente di incassare i crediti vantati nei confronti dei cittadini.

Sembrano tutti d'accordo con tale diagnosi gli assessori al bilancio del Comune di Napoli degli ultimi anni: Saggese (ultimo assessore della giunta Iervolino), Realfonzo (primo assessore della giunta de Magistris), Palma (secondo assessore della giunta de Magistris e già Presidente dei revisori dei conti all'epoca della Iervolino). Così come sembrano tutti d’accordo nel ritenere che non vi era obbligo giuridico a dichiarare il disavanzo negli anni passati (su questo si esprimerà eventualmente la procura della Corte dei Conti, ove mai sia, nei prossimi mesi, dichiarato dissesto). Se non fosse stato partorito il decreto 174 nemmeno de Magistris avrebbe fatto emergere il disavanzo di 850 milioni di euro, perché questo avrebbe determinato automaticamente il dissesto.  

Invece, arriva il decreto 174 che consente di far emergere il disavanzo senza dichiarare il dissesto ma soltanto il "pre-dissesto", che è sostanzialmente una sorta di limbo: si presenta un piano di risanamento delle finanze che deve essere accolto dalla Corte dei conti e controllato poi negli anni dalla stessa Corte. Il dissesto, se qualcosa non quadra, resta in agguato.

La verità è che il disavanzo nasce per un motivo noto a tutti, semplice ma difficilmente risolvibile: negli anni passati, come ancora tutt'oggi, il Comune spende più di quanto incassa, impegnando uscite reali a fronte di incassi teorici che non si trasformeranno (a consuntivo) in reali per la incapacità (impossibilità) dell’ente di incassare dai cittadini quanto richiesto. Inoltre, l’aumento progressivo della pressione fiscale locale degli ultimi anni non ha certo migliorato la capacità di riscossione dell’ente. Il debito consolidato verso terzi (del Comune e delle sue partecipate) cresce, infatti, costantemente negli ultimi dieci anni, dal 2003 sino a tutt’oggi.

Il governo Monti offre al Comune una via d’uscita: può finalmente far emergere il disavanzo senza andare in dissesto e concede anticipazioni finanziarie sostanziose. Il tutto a condizione che l’ente cambi passo nella gestione ordinaria e determini entrate straordinarie per abbattere il debito pregresso.

Il dissesto del Comune di Napoli è stato già dichiarato una volta, nel maggio del 1993. Il nuovo Sindaco di Napoli dell’epoca, Antonio Bassolino, ereditò tale dissesto, eppure visse proprio in quegli anni una stagione politica ed amministrativa, per giudizio pressoché  unanime, positiva per lui e  per la città. Stagione positiva dovuta anche alla sua capacità di influenzare le scelte del governo nazionale, di intrecciare le giuste alleanze politiche, di non isolare la città ma di portarla al centro del panorama politico nazionale. Il dramma del dissesto finanziario del 1993, attribuibile al passato, fu superato anche grazie alla forza  politica di Antonio Bassolino.

De Magistris, a differenza di Bassolino, ha ereditato un dissesto non formale ma sostanziale. Non ha avuto il coraggio di dichiararlo (come pure gli suggeriva qualcuno) al momento del suo insediamento ed ha preferito attendere (non senza valide motivazioni) che il governo gli desse una stampella con il decreto 174 nel novembre del 2012.

Una seconda stampella gli è poi fornita dal governo con il decreto salva imprese nell'aprile del 2013: arrivano anticipazioni per centinaia di milioni di euro che riescono a far avanzare il cronologico per il pagamento ai fornitori in modo consistente.

Tuttavia, il Sindaco sembra dimenticare che l’ente non è più in una situazione fisiologica dei conti, ma patologica di pre-dissesto, e la legge impone austerità e rigore nella spesa. Vedremo se le sezioni unite della Corte dei conti confermeranno la bocciatura del piano di rientro dal dissesto decretata dai giudici di primo grado.

Al momento, un ulteriore intervento politico per aiutare il Comune appare di difficile applicazione. I giudici non sono influenzabili nelle loro decisioni né possono essere commissariati per evitare il commissariamento del Comune. Se poi fosse formalizzato il dissesto, si possono sempre ipotizzare – ma solo a quel punto – interventi finanziari da Roma per alleggerire gli effetti negativi per l’economia del territorio.