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“Sono caduta dalle scale”

Scritto da Caterina Arcidiacono Il . Inserito in Succede a Napoli

115 è il numero delle donne uccise in Italia in questi 11 mesi del 2012: donne di tutte le età, anche avanti negli anni e molte le immigrate. Pur tuttavia il dato non deve trarre in inganno, la possibilità di essere violentata per strada è molto più bassa del subire violenza da un marito o dal padre. In Italia, un omicidio su tre avviene in ambito familiare, oltre la metà matura nel rapporto di coppia e circa i tre quarti tra le mura di casa. Il fenomeno sembra essere dilagante e nella maggior parte dei casi, la motivazione adottata dall'omicida non è più la gelosia ma l’abbandono da parte del coniuge, convivente o partner. Omicidi e suicidi vanno intesi come ‘casi estremi’ rilevatori del profondo disagio che si esprime nella relazione uomo – donna e del permanere nella coppia della difficoltà a condividere regole di funzionamento del legame rispettose della individualità di ciascuno.
E’ ulteriormente allarmante che ogni 10 giorni un padre, un marito (nel 93% dei casi) pianifica il proprio “suicidio allargato”, trascinando con sé la coniuge o la partner (nel 53% dei casi), uno o più figli (19% dei casi) o altri familiari (Eures, 2009). Fa riflettere la vulnerabilità che questi uomini sembrano mostrare nel darsi una seconda possibilità di fronte alla perdita di una relazione significativa (coniugale o affettiva che sia), vissuta come irreversibile e totalizzante. Ed allarma il fatto che sia la rottura identitaria successiva alla decisione del partner di interrompere la relazione a generare il corto-circuito.
Entrando nello specifico del tema della violenza tra partner, dai dati Istat dell’ultima ricerca emerge che un milione e mezzo di donne, nel 2006, ha subito ripetute violenze dal partner. Difficile mettere in luce l’ingranaggio relazionale che si viene strutturando; permane una particolare reticenza a riconoscere tutti quei comportamenti che esulano dalla violenza fisica, ma i cui effetti, come sappiamo, si manifestano in tutta la loro evidenza, trascurando, nella gran parte dei casi, il fatto che essi rappresentano l'esito di una serie infinita di comportamenti impropri, intimidazioni e micro-violenze che ne preparano il terreno e che hanno effetti cospicui sulla psiche dell'individuo. Va ricordato che l'abuso psicologico è anch’esso percepito dalle vittime come più devastante delle aggressioni fisiche; esso, nella maggior parte dei casi, predice e/o accompagna l'abuso fisico. La violenza domestica, inoltre, riferendosi a un tipo di violenza che si produce all’interno di un nucleo familiare, non riguarda solo le donne ma, nella maggior parte dei casi, anche i loro figli, anch'essi vittime dirette, o indirette come testimoni di atti di violenza sulle loro madri: Violenza assistita.
“Sono caduta dalle scale” è questa la frase che ha caratterizzato a Napoli, il 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne. Essa è anche il titolo del volume pubblicato da Caterina Arcidiacono e Immacolata Di Napoli (FrancoAngeli Editore 2012)che metaforicamente riprende le parole delle donne picchiate per celare la violenza domestica subita e che in questi giorni è stato discusso dalle autrici in incontri e tavole rotonde . La ricerca svolta a Napoli e provincia ha affrontato il tema analizzando il punto di vista di parroci, operatori dei servizi, medici di famiglia, donne e famigliari di vittime. Nel volume Nunziante Cesàro et al. hanno affrontato in particolare la “intimate violence”: infatti, descrivono, attraverso la viva voce di donne che si sono rivolte a strutture e centri specialistici per il contrasto della violenza, i vissuti legati alla violenza subita e consentono al lettore/trice di accedere alle dinamiche relazionali che avevano caratterizzato il legame di coppia con l’ aggressore.
L’urgenza di definire strategie di riduzione della violenza -finalizzate al miglioramento del benessere personale e sociale - e, in particolare, strategie di supporto e di promozione dell’azione positiva di individui, organismi ed enti, configura un’area di lavoro di grande interesse. Con l’impegno di istituzioni ed associazioni si sta cercando di costruire una rete interistituzionale di protezione delle vittime, dal momento che il tema è stato troppo a lungo “non visto”. A Napoli se ne parla maggiormente nei quartieri dove vivono donne “emancipate” e meno sottoposte alla autorità patrarcale del padre e/o del marito. Parroci e medici di famiglia, in particolare, di Fuorigrotta raccontano di ricevere confidenze dirette e indirette di violenza. Gli operatori del centro storico invece avvertono un muro di omertà su tale tema. Gabriella Ferrari Bravo del Centro per le Famiglie, che nella sua lunga marcia attraverso i percorsi istituzionali, la conflittualità familiare conserva una particolare forma di opacità che impedisce di valutarne la carica minacciosa: Tutte le ricerche indicano che l’instabilità dei legami familiari, la loro perdita o rottura rappresentano l’orizzonte entro il quale si colloca non solo buona parte del fenomeno della violenza sulle donne, ma anche la schiacciante maggioranza della sua manifestazione estrema, l'omicidio. Pertanto organizzare efficacemente la rete d'aiuto a partire dal supporto nella negoziazione reciproca del conflitto familiare deve essere l’obiettivo primario. Nel Regno Unito esperienze attive di rete interistituzionali locali sembrano avere ridotto la pericolosità della violenza domestica, anche nel nostro paese la rete dei servizi, delle autorità giudiziarie e delle organizzazioni di base deve essere l’arma che sostiene la donna in pericolo di morte familiare.