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Dottori commercialisti che si autorottamano: massimo due consiliature!

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in Succede a Napoli

Piazza dei Martiri per tre giorni invasa da uomini in giacca e cravatta e donne in tailleur. Il 15 e 16 novembre, spoglio conclusivo il 17, una folla che nemmeno ai tempi del Calcio Napoli di Maradona (in quel palazzo la Ssc di Corrado Ferlaino aveva la sede legale).

Eppure, nonostante la folla, le elezioni per il rinnovo del consiglio di un ordine professionale non interessano tutti, quasi sempre soltanto i diretti interessati e lo sparuto gruppo di persone in qualche modo “collegate” al risultato. Se è vero questo, mi sia consentito scriverne da persona abbastanza informata dei fatti ed in modo colloquiale, soprattutto perché conosco personalmente - da decenni, ormai - molti dei candidati. I dottori commercialisti napoletani (per la precisione: “dottori commercialisti ed esperti contabili”, ma è troppo lungo) hanno scelto il loro presidente per i prossimi quattro anni: Vincenzo Moretta. E’ stata un’elezione molto partecipata, con il record di votanti (circa 3450). La campagna elettorale ha avuto momenti di polemiche, di dichiarazioni acide, forse velenose ma è tutto comprensibile. Si pensi che in ambito nazionale i candidati alla presidenza, Siciliotti e Longobardi, sono arrivati alla carta bollata, con cause e controcause che i pessimisti preannunciano come il commissariamento del consiglio nazionale. A Napoli, gli elettori hanno avuto la possibilità di scegliere tra tre liste. Quella di Moretta, appunto, quella capeggiata da Marilena Nasti e una terza con candidato presidente Enzo Tiby (mi si perdonino i diminutivi, ripeto: conosco tutti da anni). Questa volta non ho voluto, tra colleghi, fare dichiarazioni pubbliche di voto né sostenere apertamente qualcuno. Troppi amici in campo, tutti ottimi e stimati professionisti. “Vinca il migliore” mi sono detto e ho ripetuto in giro. L’analisi ex post, però, si può fare. Enzo Moretta rappresenta l’esperienza consolidata, un patrimonio di conoscenze ordinistiche che da lustri sono messe al servizio degli iscritti. Nella sua squadra un assessore (Salvio Palma), un ex assessore (Michele Saggese) e un revisore dei conti del comune di Napoli, il giovanissimo Gianluca Battaglia (che però non ce l’ha fatta per una questione di preferenze e di blocco sui primi otto della lista, “cose tecniche”) oltre ad altri colleghi di altissimo profilo (lo dico per il prosieguo, non posso scrivere tutti i nomi, perdonatemi). Marilena, la “pasionaria”, ha guidato i cavalieri che tentarono l’impresa. Nella precedente consiliatura faceva parte del consiglio partenopeo guidato da Achille Coppola, presidente uscente che ha ambizioni in consiglio nazionale. Nella squadra della Nasti, che ha è arrivata seconda portando nella saletta consiliare Francesca Marra Buonocore, tanti altri nomi illustri. Ne cito solo due per ragioni di spazio: Mariano Bruno e Umberto De Gregorio (in ordine alfabetico di cognome). Lodi e critiche per Marilena ma penso che le prime siano molte più delle seconde. Quella di Moretta era ed è una “Invicible Armada” contro la quale arrivare in “zona champions” costituisce un eccellente risultato. Marilena sarebbe stata la prima donna presidente a Napoli, con una ventata di novità, magari parziale, nel consiglio. Il buon Tiby, anche lui eccellente collega come i suoi compagni di lista, sul terzo gradino del podio, senza ottenere eletti. Credo che Enzo Tiby abbia pagato il mancato apparentamento coi ragionieri. Da iscritto all’ordine, sono contento che non ci sia stata unanimità per uno in particolare. E’ sempre auspicabile che chi governa abbia un contraltare, un(a) collega che guarda alle decisioni con occhio vigile. Vale in tutti i settori e in tutti i consessi. Concludo con una notazione storico-statistica: con queste elezioni, molti degli attuali consiglieri concluderanno la propria carriera ordinistica (salvo poi riprenderla tra otto anni): le regole che i commercialisti si sono dati, praticamente “autorottamandosi” e anticipando quindi Matteo Renzi, impongono uno stop dopo due consiliature consecutive. E’ una regola democratica, che introdurrei per legge anche in Parlamento, che obbliga al turnover. Sarebbe d’accordo anche Walter Mazzarri. Per Enzo Moretta, Marilena Nasti, Salvio Palma, Michele Saggese e tanti altri, nel 2016 sarà più possibile ricandidarsi. In bocca al lupo ai consiglieri eletti, un applauso a chi si è candidato ma non ce l’ha fatta (mettersi alla prova è sempre un atto di coraggio) e se mi consentite, grazie al collega Fabio Migliardi che ha studio nell’Isola accanto alla mia, al Centro Direzionale, che mi ha spiegato un po’ di questioni regolamentari.