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La Napoletanità da Così Parlò Bellavista al crollo di Villa D’Elboeuf. Che ne sarà di questa “Grande Bellezza?”

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in La Bufala

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Febbraio 2014, Napoli, un mese tormentato per la nostra regione, un mese intenso per la nostra bella città. Le due notizie che hanno animato le discussioni dei napoletani

, in città ed in provincia – oltre che le solite chiacchiere da bar sport sul Napoli bello ma altalenante delle ultime fatiche di campionato – sono state il ritorno al cinema dopo 30 ed in occasione di questo anniversario del capolavoro di Luciano De Crescenzo “Così Parlò Bellavista” ed il tragico crollo della splendida Villa D’Elboeuf a Portici, una gigantesca magione borbonica di progetto vanvitelliano di cui le copiose piogge di questo tormentato mese invernale hanno rovinato il muro di cinta e parte della struttura posteriore ostruendo i binari della linea metropolitana che collega la città al Miglio d’Oro.
In tutto questo clamore scatenato da due eventi quasi antitetici tra loro – la gioia per il ritorno al cinema della cultura popolare napoletana più genuina e la triste e malinconica fine che vive la più grande ed antica villa vesuviana della storia della nostra regione – si è inserita la nomination agli oscar come miglior film straniero per La Grande Bellezza del napoletano Paolo Sorrentino ed interpretato dal napoletanissimo Toni Servillo. Cosa c’entrano queste notizie tra loro? Sono tutte e tre, ognuna a suo modo, una rappresentazione cruda della cultura napoletana o se vogliamo della napoletanità vera e propria. Questo è lo spunto di riflessione. Questo è il nesso tra le tre storie.
Così parlò Bellavista, per esempio, che è stato giustamente celebrato con una proiezione gratuita il 10 febbraio scorso alla quale hanno partecipato commossi gli autori e 3000 spettatori, è un film che per diverse generazioni di napoletani non ha bisogno di presentazioni. C’è chi ne conosce interi brani a memoria, alcune espressioni e formule che in quella pellicola furono coniate sono diventate dizionario comune per tutti noi. I dialoghi fra Bellavista, professore di filosofia in pensione e la sua socratica combriccola, uno sgangherato ed esilarante circolo peripatetico (‘o scupatore, ‘o purtiere, il poeta) fanno parte dell’immaginario collettivo. Il tutto ambientato in una Napoli romantica, spesso irritante ma assolutamente divertente, aperta ed opprimente al tempo stesso, in continuo rapporto dialettico con un passato glorioso e con una presunta alterità nordica (vividamente rappresentata dall’ingegnere Cazzaniga piovuto giù da Milano ed antesignano del direttore delle poste lombardo di Benvenuti al Sud).
Un continuo susseguirsi di bozzetti, maschere, situazioni al limite del verosimile ma che hanno in tutto e per tutto descritto, celebrato e spesso criticato lo spirito vero e proprio della città di Napoli, dei suoi abitanti, della sua cultura, lo spirito della napoletanità. Quello spirito che nonostante tutto è un qualcosa di puro, un qualcosa di positivo che però spesso degrada e si trasforma nel tipico quanto semplicistico “arrangiarsi per tirare a campare”. Uno spirito che così facendo trascura tutto ciò che la Napoli della cultura aveva appuntato al petto come fiore all’occhiello. Ecco che mentre i monumenti che tutto il mondo ci invidia vengono lasciati crollare come la splendida villa d’Elboeuf o come i più noti scavi di Pompei, il napoletano non si indigna ma si lamenta dei ritardi dei mezzi di trasporto che magari determinati crolli hanno causato. Ecco che i registi che Napoli ha partorito dal suo grembo - tanto caldo quanto spesso opprimente - girano i loro capolavori, insieme ad altri rappresentanti della napoletanità, lontani dalla loro città, con storie ambientati ovunque fuorché a Napoli. Ecco che la napoletanità caciarona prende il sopravvento e viene sempre più rappresentata, al cinema ed in Tv, a discapito di quella cultura del bello che ha generato meraviglie senza pari da Pompei alle Ville Vesuviane, dai quadri di Luca Giordano al cinema di Troisi, dal teatro di Eduardo fino alle pellicole di Luciano De Crescenzo. Tanto la Napoletanità vera ha regalato al mondo della cultura e non solo. Ma di questa “Grande Bellezza” che è Napoli, la sua provincia e la sua storia cosa ne sarà? Tanto possiamo ancora fare perché ciò che Napoli è davvero venga fedelmente mostrato ed esaltato. Ma Siamo ancora in tempo per farlo? Panta Rei, tutto scorre, come amava ripetutamente citare il Prof. Bellavista. Professò, facciamo in modo che non scorra invano.