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L’estenuante agonia di Palazzo San Giacomo

Scritto da Vittorio Vasquez Il . Inserito in Succede a Napoli

Vasquez

In attesa delle decisioni delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in merito al dissesto di bilancio, il Comune di Napoli sembra vivere in un processo di estenuante agonia.


La manifestazione più chiara di tale precarietà è data dalla situazione della maggioranza in Consiglio Comunale oramai costituita da 25 consiglieri (compresi alcuni provenienti dal centrodestra) su 48.
A partire dal progressivo scioglimento del Gruppo dell'Italia dei Valori inizialmente formato da 15 consiglieri, oggi ridotto a nove e dei quali solo sei hanno partecipato alla elezione del nuovo capogruppo.
La frammentazione dell'intera Assemblea è forse la più chiara testimonaianza dell'incapacità manifestata dal Sindaco di esercitare una leadership autorevole sui suoi sostenitori attraverso la chiarezza e la coerenza dei programmi, l'efficienza nella fase esecutiva, la disponibilità all'ascolto e all'autocritica, l'esercizio di una fondata egemonia politica.
L'autoreferenzialità e il narcisismo di de Magistris lo hanno invece portato ad un drammatico isolamento: sia rispetto alle forze sociali e alle loro espressioni professionali e sindacali sia rispetto alle forze politiche con le quali un Sindaco deve gestire correttamente i rapporti istituzionali.
Quando il Sindaco, facendo leva su indiscutibili capacità oratorie, illustra le "magnifiche sorti" della Città ci si rende conto che non ha o non vuole avere la minima consapevolezza delle condizioni in cui versa Napoli come è attestato dal crescente malcontento dei cittadini.
A partire dalle questioni quotidiane del traffico, dei trasporti, della raccolta dei rifiuti, dei servizi comunali e dello stato della macchina di Palazzo San Giacomo a quelle strutturali che riguardano l'abbandono delle periferie, la situazione di Bagnoli, il destino di Napoli Est, l'avvento della Città Metropolitana.
E se questo non bastasse per denunciare il fallimento di quella svolta radicale promessa nel maggio 2011 e alla quale hanno creduto e sperato centinania di migliaia di cittadini (me compreso) si devono aggiungere i temi dolorosi della concreta dismissione del welfare che colpisce le fasce più sofferenti della popolazione, le ombre che ancora permangono sul Forum delle Culture già ridotto nelle sue ambizioni, le difficoltà dell'ABC nonostante il vanto di aver contribuito alla vittoria del referendum per la difesa dell'acqua pubblica, le nebbie che avvolgono le nomine nelle aziende partecipate e le promozioni nell'azienda comunale senza motivate e provate competenze, lo stato di crisi permanente delle Aziende Partecipate, i ritardi nel sistemare la gestione del Patrimonio sul quale tanto si conta per uscire dalle ristrettezze economiche.
Sul piano dell'immagine politica è clamoroso il fallimento del tema della Democrazia Partecipativa che avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello di questa Amministrazione consentendo a tutti i cittadini e alle loro rappresentanze di contribuire alla determinazione delle scelte strategiche.
Perchè il Sindaco mantiene per sè 18 deleghe? Perchè in due anni ha dovuto sostituire dieci assessori su dodici, considerato che le scelte le aveva compiute in beata solitudine e fondandosi solo sulla propria capacità di selezionare? Perchè contare su un ristretto "cerchio magico" che si è dimostrato del tutto inadeguato per fornirgli i necessari contributi amministrativi e politici?
Queste considerazioni, già manifestate pubblicamente nelle sedi opportune, hanno provocato in meno di due anni la concreta estinzione del Gruppo di "Napoli è tua" oggi ridotto ad un solo consigliere.
La lista civica ( ex seconda forza del Consiglio Comunale) – proprio in quanto espressione di fasce sociali esterne ai partiti - è quella che più di tutte ha vissuto l'abbandono del progetto iniziale determinando per la maggioranza di noi l'assunzione di un ruolo di opposizione, necessaria per costringere l'Amministrazione a mettere un punto e a capo e ripartire dall'impostazione iniziale.
Ma questo Sindaco non appare capace di compiere un gesto di umiltà, riconoscere gli errori, parlare chiaramente alla Città sullo stato di cose, costruire le opportune alleanze istituzionali.
Per le drammatiche conseguenze che potrebbero ricadere sulla Città, c'è da augurarsi che non siano le decisioni della Corte dei Conti a risolvere la situazione. Sta tutti noi aprire un percorso che consenta allo schieramento progressista di mantenere la guida della Città sia che si voti tra pochi mesi sia che si arrivi ad una scadenza naturale.