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Se nel governo Renzi c'è meno Europa e Meridione

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Il Palazzo

2014.02.25 - Se nel governo Renzi spariscono Europa e Sud

Lo scorso venerdì 21 il nuovo governo Renzi ha cominciato il suo cammino. Un cammino che comincia con una rottura, forte, con il governo uscente. Tuttavia, la presentazione della squadra dei ministri lascia molte perplessità, per una serie di tematiche che sembrano avere un peso minore nella futura azione di governo.

La scelta dei nomi segna un accentramento della luce mediatica, e del processo decisionale, in pochi decisivi centri. Renzi punta ad amministrare personalmente la totalità dei passaggi più delicati, con qualche delega a Padoan (Economia), Guidi (Sviluppo Economico) e Poletti (Lavoro). Per quanto concerne gli alleati, è probabile che i ministri NCD rappresenteranno un vero e proprio “governo nel governo”, assumendo un peso specifico notevole, sopratutto se comparati ai molti giovani presenti nel governo. Non una grande idea (ma probabilmente una scelta obbligata) l’aver dato ancor più peso ad un partitino che fino a due mesi fa veniva classificato dallo stesso premier come irrilevante, avendo solo 30 deputati.

Il segnale più preoccupante è l'ambivalenza sulla questione europea, a soli cinque mesi dall’inizio del semestre di Presidenza italiano. Se da un lato i discorsi al Senato e alla Camera per la fiducia sono stati molto incentrati sull’importanza dell’Unione Europea e della dimensione continentale dell’Italia (senza dimenticare l'adesione del PD al PSE), chi un minimo conosce i meccanismi europei, sa che sui tavoli che contano si chiede già di conoscere la posizione italiana su diversi dossier, considerato che il semestre di Presidenza italiano coinciderà con il delicatissimo inizio della programmazione dei Fondi Europei 2014-2020, dove l’Italia dovrà gestire (solo sul suo territorio) più di 32 miliardi di Euro di potenziali investimenti. Gli uffici dei ministeri sono ovviamente impreparati davanti a simili domande, non avendo chiare direttive politiche.

La fine di un governo è sempre un’esperienza traumatica. Si spezzano all’interno degli uffici fragili equilibri, si paralizza l’attività amministrativa, si confondono le idee dei quadri dirigenti, si lasciano pericolosi periodi di “vuoto”, nei quali è facile che qualche funzionario si ritagli margini d’autonomia maggiori rispetto a quelli che normalmente avrebbe, con tutto quel che ne consegue. Ci sarà quindi da riattivare molto velocemente una filiera politico-amministrativa che, sulle questioni europee come su altre, necessita di indirizzi precisi, e che stava solo ora cominciando a beneficiare di una relativa tranquillità a livello decisionale. Un processo di riattivazione che però vedrà il venir meno di alcuni ministeri cardine per ciò che concerne le questioni europee.

Sparisce il Ministero della Coesione, geniale intuizione del governo Monti, affidato all’epoca a Fabrizio Barca, e retto fino a ieri da Carlo Trigilia – il quale, solo martedì 18, aveva ricevuto a Bruxelles un endorsement pubblico da parte del Commissario UE alla Politica Regionale, Johannes Hahn, che si auspicava la riconferma del ministro uscente. Il Ministero della Coesione è, sulla carta, senza portafoglio. In realtà ha (o meglio, aveva) in mano le “chiavi della cassaforte” europea. Infatti, la sua unica ragion d’essere era l’accentramento e la razionalizzazione dei progetti finanziati con fondi europei. Una funzione cruciale soprattutto per le regioni del Sud Italia, dove in queste ore, non a caso, sta montando la protesta. Sulla stampa nazionale la questione è passata in sordina - il che segna, ancora una volta, la disattenzione del giornalismo nazionale su tematiche più tecniche, quali i fondi europei, al di là di titoli a effetto.

E' probabile che il ministro per gli Affari Regionali assorbirà almeno una parte delle competenze del ministero della Coesione. La personalità scelta per questo dicastero è quella di Maria Carmela Lanzetta, civatiana di 58 anni, farmacista della Locride. Di lei si conosce il suo impegno contro le mafie, pagato a caro prezzo con intimidazioni violente. Ma il background del neo-ministro stride con la gestione di dossier delicati, come ad esempio il prossimo PON (Programma Operativo Nazionale) che destinerà il 5% dei fondi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) per il settennato 2014-2020 alle maggiori città italiane (più di un miliardo di euro). Un programma che sarebbe stato in capo al Ministero della Coesione (maggiori informazioni sul PON Città cliccando QUI).

Se l’accelerata tecnica delle ultime tre righe vi ha confuso, sappiate che l’obiettivo era proprio questo. A dimostrazione che i numerosi dossier che girano attorno all’Europa sono estremamente complessi. Una complessità che richiede anni di esperienza nel campo, come quella di Enzo Moavero Milanesi, per due legislature al Ministero per gli Affari Europei, anch’esso soppresso.

Chi mastica un po’ d’Europa, e ne conosce i complessi meccanismi burocratici, sa quanto sia importante una pubblica amministrazione efficiente. Non proprio uno dei punti di forza dell’Italia, e contro la quale tante volte le istituzioni europee si sono, loro e nostro malgrado, scontrate. Dello snellimento e razionalizzazione della burocrazia italiana (una sfida da far tremare i polsi) si dovrà occupare la giovanissima Marianna Madia, 33 anni, ex responsabile PD per il lavoro. La necesità di una pubblica amministrazione più snella è considerata dallo stesso premier come “la madre di tutte le battaglie”. Una battaglia che comincia in salita per la giovane Ministra per tutte le accuse, piovute da più parti, d'essere una raccomandata con poca esperienza. Siamo sicuri che il tempo darà ragione delle sue capacità.

Nella disattenzione della stampa nazionale, da nessuna parte è emerso che il maggior ministero di spesa italiano, e quindi quello attraverso il quale transitano la maggior parte dei fondi europei, è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), rimasto saldamente nelle mani di NCD, nella persona di Maurizio Lupi. Si sperava che un ministero enorme, complessissimo, e che gestisce miliardi di euro, vedesse al suo interno almeno un contro-bilanciamento politico nella permanenza di Vincenzo de Luca come Viceministro, che sarebbe stato anche uno dei pochi uomini del Sud presenti del governo. I fatti delle ultime ore hanno indicato un destino diverso per il MIT, dove però sarà presente l'unico campano di tutta la compagine governativa, il beneventano Umberto Del Basso De Caro (PD), che porterà in dote la sua lunga esperienza d'amministratore.

Il Meridione, quasi del tutto assente nel nuovo governo renziano, è un altro, doloroso capitolo. Alle regioni del Sud Italia sono destinati più del 68% dei prossimi fondi europei, per un totale di circa 22 miliardi. I risultati dei fondi spesi attraverso le passate programmazioni sono tristemente sotto gli occhi di tutti, salvo qualche felice (e rara) eccezione come la Linea 1 della metropolitana di Napoli. Nel complesso, il quadro è talmente drammatico da aver spinto il governatore Caldoro, a poche ore dalla presentazione della lista dei ministri, ad auspicarsi che le competenze del Ministero della Coesione non vengano disperse, e che si crei un dipartimento ad hoc per gestire la complessa partita dei fondi europei. Partita che lo stesso Caldoro sta giocando in solitudine a Bruxelles, e sulla quale, si intuisce, vorrebbe trovare una solida sponda a Roma, dove si auspicava sorprendentemente che il suo acerrimo rivale, Vincenzo de Luca, restasse al suo posto di viceministro, pur di avere un campano al governo – poco importa di quale schieramento fosse. Le recenti nomine di viceministri e sottosegretari hanno chiarito come nel rinnovamento renziano esca sconfitta l’intera classe dirigente di centro-sinistra del Meridione, come giustamente ha notato Maddalena Tulanti sulle pagine del Corriere.

Sulla questione meridionale è doveroso spendere due parole per i ministri Bray e Orlando. Speriamo che Dario Franceschini, nuovo inquilino del MIBAC, abbia la stessa attenzione che un uomo di vera cultura come Massimo Bray ha riservato per le bellezze fragili di Pompei e della Reggia di Carditello. Parimenti, si spera che Gian Luca Galletti (UDC), nuovo ministro dell’Ambiente, riservi la stessa attenzione che Andrea Orlando ha dedicato alla Terra dei Fuochi. Orlando è stato spostato nella delicatissima casella della Giustizia. E’ doveroso augurare ad Orlando buona fortuna, perché la lotta per risanare la Terra dei Fuochi, da lui caldamente appoggiata, passa soprattutto per un sistema giudiziario efficiente.

Per concludere, Renzi ha puntato tutto su se stesso. Con ministri così politicamente deboli, dovrà prendere da solo tutte le decisioni delicate. Un concetto che, del resto, egli stesso ha chiaramente espresso. Ma il Presidente del Consiglio non dovrà prendere solo decisioni politicamente delicate. Dovrà prendere anche decisioni europeisticamente complesse. Il che è tutta un’altra cosa. E queste decisioni il più delle volte toccheranno direttamente il Meridione. Solo dalla bontà di queste scelte si capirà se ha fatto il passo più lungo della gamba, circondandosi di giovani inesperti, o se avrà davvero vinto la sfida del rinnovamento biologico della politica italiana, creando così una nuova classe dirigente, che sia europeisticamente preparata e che abbia la sensibilità e le competenze necessarie per affrontare i problemi enormi del Sud. Due temi sui quali è davvero cruciale “cambiare verso”.