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Bit generation. Culture giovanili

Scritto da Mariano Paolozzi Il . Inserito in Letteratura

Billolibro

Il tema del rapporto dei giovani con i social network analizzato dall’importante volume curato da Lello Savonardo, Bit generation. Culture giovanili, creatività e social media, (Franco Angeli editore), è stato al centro di un animato e affollato dibattito alla libreria Feltrinelli.

Con Enrica Ammaturo e Mauro Calise si è confrontato Francesco Nicodemo responsabile della comunicazione del Pd. Fra i tanti temi messi sul tappeto non poteva che diventare centrale in questo momento storico, il rapporto fra i social network, la funzione dei blogger e l’attività politica.
Il libro, molto tecnico ma di facile comprensione, vuole sottolineare come la produzione di nuovi linguaggi comporti la nascita di nuove e interessanti trasformazioni culturali e sociali, con occhio particolarmente attento ai giovani e alle nuove generazioni, che sono le maggiori fruitrici e animatrici della Rete. Da qui, appunto, il nome del testo, da Beat Generation degli anni 60, alla Bit Generation dei giorni nostrti. Una Bit revolution.
Secondo Savonardo, docente diTeorie e tecniche della comunicazione e Comunicazione e culture giovanili della Federico II di Napoli, la Bit Generation esprimendo nuovi linguaggi produce inedite forme comunicative e innovativi processi culturali. La creatività prodotta da questa generazione può essere la marcia in più anche per un nuovo e necessario sviluppo economico, e il mix di cratività e giovani potrà e dovrà essere il punto da cui ripartire.
Nicodemo ha voluto smentire due luoghi comuni che imperversano. Il primo che i social network e segnatamente Facebook siano il luogo del male; il secondo, che il successo del movimento 5 stelle di Grillo sia dovuto ad un uso migliore della rete rispetto a quello messo in campo dai partiti tradizionali.
Nel primo caso, ha sostenuto Nicodemo, Facebook altro non è, nel bene come nel male, lo specchio della società italiana, dei suoi sentimenti, delle sue tendenze. Nel caso di Grillo ha ricordato come il vecchio comico abbia saputo usare la televisione in modo spregiudicato e astuto, costruendo negli ultimi giorni della campagna elettorale proprio sul vecchio media il suo consenso. Altro che democrazia diretta o deliberativa.
In conclusione il responsabile della comunicazione del PD ha indicato nel Web e nei Social Media il più grande strumento per poter strutturare ( o ri-strutturare) il Partito Democratico. Cosa che nessun partito italiano, Movimento 5 stelle compreso, è riuscito ancora a fare.
Enrica Ammaturo e Mauro Calise hanno posto l’accento, invece, sulla necessità da parte delle istituzioni politiche e culturali italiane di mettersi al passo con la globalizzazione ormai già avvenuto, come ha sottolineato Calise, sullo scambio di informazione culturale presente soprattutto nel mondo giovanile e universitario.
Anche se l’Italia non è così arretrata come si crede, soprattutto sul piano dello sviluppo tecnologico e della sperimentazione, ciò che manca è la mentalità, il pensiero condiviso circa la necessità di utilizzare i social Network e la rete in generale in forma nuova e moderna. Un esempio fra tutte quello delle grandi università telematiche che riescono a mettere insieme sul piano didattico centinaia di migliaia di studenti da ogni parte del mondo.
Titti i relatori hanno toccato il tema della mancanza, tutta italiana, delle infrastrutture digitali e della poca “cultura” al digitale. Dal Wi-Fi, all’arretratezza degli istituti scolastici a tutti i livelli, alla mancanza di competenza seria nella maggior parte delle scuole e delle università italiane. Arretratezza più profonda nel sud d’Italia, ma, al contrario di quanto si possa credere, meno profonda in Campania rispetto al trend nazionale.
Date queste premesse, un libro dunque da leggere, sperando che anche da parte delle istituzioni ci sia una maggiore attenzione per questo tema di fondamentale importanza. Piaccia o non piaccia, sarà questo il futuro che in gran parte, come ha detto Mauro Calise, sta già accadendo se non è addirittura già accaduto. Il che non significa, naturalmente, guardare ai nuovi strumenti e alle nuove aggregazioni che con esse si creano con superstiziosa reverenza. Non sono essi da soli che possono determinare uno sviluppo in senso democratico e liberale della nostra società. Sono, in fondo, soltanto degli strumenti.