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Dal rottamatore una mano allo scassatore

Il . Inserito in Il Palazzo

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Improvvisandoci retroscenisti, qualche giorno fa avevamo parlato di un decreto salva comuni in arrivo da Roma. Un provvedimento tampone che conferisce agli enti in predissesto che si sono visti bocciare dalla Corte dei Conti il piano di riequilibrio, come il Comune di Napoli, una seconda opportunità per non finire in dissesto e commissariati.

Le notizie provenienti da Roma hanno confermato le nostre previsioni ed è subito partita la ridda di commenti entusiastici e favorevoli da parte degli inquilini di Palazzo San Giacomo. A questo punto è legittimo chiedersi cosa abbiano da festeggiare. Infatti, il decreto varato dal governo Renzi, non ripiana le perdite dei comuni, né interviene con massicce iniezioni di capitali, semplicemente fornisce l’opportunità a quelle amministrazioni che si sono dimostrate incapaci di disegnare un credibile percorso di risanamento, di ripresentare il piano bocciato dall’organo di controllo della Corte dei Conti, secondo le prescrizioni da questa dettate.

In altri termini, il Governo è come se dicesse: invece di bocciarti e di farti dichiarare subito il dissesto, ti do una seconda occasione, ma per coglierla dovrai attenerti scrupolosamente alle indicazioni impartite dalla Corte, visto che tu sei stato incapace di procedere in autonomia. Una doppia bocciatura insomma. La prima (tecnica), decretata dalla corte, e la seconda (politica), decretata dal governo. Ciononostante, il provvedimento del governo lascia seri dubbi in chi crede nel valore pedagogico delle norme sanzionatorie.

Se fosse intervenuto il dissesto, gli amministratori che lo hanno causato e quelli che lo hanno aggravato (come l’amministrazione in carica) avrebbero subito una pesante sanzione politica: l’incandidabilità per un decennio alle cariche elettive e amministrative. Così che i cittadini, quelli che oggi sono chiamati a pagare le conseguenze economiche del dissesto con maggiorazioni di imposte, tagli di servizi e aumento delle aliquote, avrebbero avuto, almeno, la consolazione di sapere che chi ha sbagliato è stato sanzionato. Invece il provvedimento del governo è come se dicesse a tutti i cittadini interessati: eri malato, il tuo medico non ti ha saputo curare, dovrai subire una terapia molto dolorosa ed a somministrarti le cure sarà proprio quel medico che si è dimostrato incapace.

Non proprio un bell’inizio per chi aveva promesso di rottamare un vecchio modo di fare politica.