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La megaregione meridionale

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

Editoriale Berry

Non mi sembra il caso di alzare un incomprensibile polverone contro i cinquestelle, per la proposta di una megaregione meridionale.
Bisogna entrare nel merito e capire che cosa oggi è utile per riprendere il cammino dello sviluppo del Sud.


Ricordiamo bene le teorie di Miglio; e ricordiamo anche le proposte di Ruffolo, il primo a vedere con precisione il tema ineludibile di una rappresentazione unitaria dell’intero mezzogiorno. Aggiungiamo gli interventi che a più riprese si sono avuti qui su Qdn e infine le acute osservazioni del presidente Caldoro. Riprendiamo a discutere quindi serenamente.
Sono più di vent’anni che la scena politica italiana è dominata dalla questione settentrionale, anche per le inadeguatezze e i fallimenti della classe dirigente meridionale. La meritoria impostazione del Mattino di questi ultimi mesi testimonia quanto, anche in termini di trasferimenti di risorse, sia stato penalizzato il sud. Lo stesso dibattito tra gli storici che si sta avendo sul Corriere del mezzogiorno ,evidenzia, qualunque sia la ragione lontana degli squilibri meridionali, che esiste con cristallina evidenza un tema Sud, da imporre sullo scenario politico nazionale.
Non possiamo perdere il tempo della discussione delle riforme costituzionali, che, ora, subito dopo la approvazione della legge elettorale, si avvierà in parlamento, per far partecipare da protagonista il sud sul tema del riordino istituzionale del nostro Paese.
L’istituzione dell’Autorità metropolitana di Napoli, l’abolizione o l’accorpamento delle provincie, l’angusta delimitazione delle regioni del mezzogiorno continentale, lo spreco o la scarsa utilizzazione delle risorse europee concorrono a mettere all’odg la riorganizzazione dell’intero sistema istituzionale meridionale.
D’altra parte riemergono con una certa forza di argomentazioni spinte neo-centralistiche e tecnocratiche, che vanno dalla nostalgia dei tempi della prima Cassa peri il mezzogiorno, a quella per la fascinosa assenza delle Regioni, prima del 70.
La mia opinione è al contrario, quella di produrre una nuova unitaria presenza della politica MERIDIONALE, CHE ESERCITI NEL SUO INSIEME UNA EQUILIBRATA CAPACITA’ DI FAR VALERE LE RAGONI DELLO SVILUPPO DEI nostri territori.
Guardiamo in faccia la realtà :
Il nord, sia a trazione leghista sia no, si rappresenta bene da solo, come Piemonte, Lombardo veneto o che so io.
Il Centro Italia post comunista e Renziano da sempre ha una pratica semi federale.
Il sud è abbandonato a sé stesso. Tutto ciò crea un vuoto che qualcuno riempirà. Mi auguro e lavoro perché possa essere una sinistra rinnovata e veramente riformista.
Bassolino, all’inizio del suo primo mandato di presidente della regione Campania, invitò ad Eboli i presidenti delle regioni del sud, che elaborarono appunto il “manifesto di Eboli”, col quale ci si proponeva di dare vita a un coordinamento delle regioni meridionale per una politica comune. Fu detto, ma non se ne fece nulla.
L’idea era giusta. Da lì si dovrà ripartire.