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E’ ancora utile il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Napoli?

Il . Inserito in A gamba tesa

PTCP

Dopo ben 11 anni dall’adozione in Consiglio Provinciale (quasi all’unanimità) del primo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) di Napoli, non si è mai giunti alla sua definitiva approvazione. E’ quindi lecito chiedersi: il PTCP è ancora utile?

Bisognerebbe chiedersi, intanto, perché allora la Regione Campania e, per ragioni diverse, il Comune di Napoli, ostacolarono la sua approvazione, utilizzando strumentalmente le accuse che alcune associazioni ambientaliste avevano mosso al piano (accuse chiaramente infondate, come risultò poco dopo).

Ma bisogna anche chiedersi se ha senso, oggi, la redazione ed approvazione di un piano di assetto territoriale provinciale mentre il parlamento si appresta a riformare il sistema delle province ed ad istituire – è “la volta buona”? – le città metropolitane.

Una risposta alla prima domanda può essere compresa solo in relazione alla fase politica di 10 anni fa in cui, nonostante le tre istituzioni locali (Regione, Provincia e Comune di Napoli) fossero governate dal centro sinistra, il tentativo della Provincia, guidata dal compianto Amato Lamberti, di determinare un assetto coordinato ed organico dei 92 comuni che la compongono, esercitando le proprie funzioni amministrative, fu visto come “fastidio” dalla Regione, che intanto annaspava per determinare un minimo di coerenza della propria politica urbanistica,  e come “intralcio” dal Comune di Napoli, perché metteva in discussione alcune previsioni dell’intangibile e perfetto Piano Regolatore in corso di definitiva approvazione.

Intuizioni della Provincia che poi si sono rilevate fondate, come ad esempio il potenziamento e l’ammodernamento dell’aeroporto di Napoli a Capodichino (il PRG ne prevedeva la delocalizzazione e la realizzazione di un parco pubblico) o l’impossibilità di realizzare l’utopistico piano di Bagnoli tutto a carico di fondi pubblici (ad oggi non sì è riusciti nemmeno a risolvere il problema delle bonifiche ed ogni tentativo di intervento si è verificato – come era fin troppo facile prevedere – irrealizzabile). Il fallimento della società “Bagnoli futura” è il segno più tangibile di una errata impostazione urbanistica, le cui conseguenze per lo sviluppo ed il futuro della città sono state, purtroppo, nefaste.

La scelta – consapevole – fu dunque quella di affossare il PTCP del 2003 e fare in modo che non solo il comune capoluogo, ma anche gli altri 91 comuni non avessero alcun riferimento coordinato cui riferire le proprie politiche urbanistiche. La babele urbanistica comunale ha così continuato a prosperare ed ancora oggi, in assenza di un piano di livello superiore, si naviga a vista (si pensi alla mancanza di una politica organica della casa, delle aree produttive o della riqualificazione del sistema ambientale).

La seconda questione è indubbiamente legata alla riforma istituzionale in discussione.

A me non sembra, però, determinante la delimitazione dell’area metropolitana di Napoli (con o senza l’area Aversana o l’area del Baianese), mentre assume particolare importanza l’assetto istituzionale dei comuni che ne faranno parte. Il discorso è più ampio, ma qui vorrei sottolineare l’indifferibilità – sopratutto di fronte alla innegabile necessità di ridurre drasticamente le spese superflue dell’elefantiaca organizzazione dell’amministrazione pubblica per poter ridurre le tasse e far ripartire l’economia del Paese – del superamento della gestione amministrativa dei comuni attraverso l’attivazione di quelle aree sovra comunali (o Sistemi Territoriali di Sviluppo, come sono state definiti) alle quali demandare tutte le funzioni dei servizi ai cittadini (polizia urbana, traffico, edilizia, lavori pubblici, raccolta rifiuti, welfare, ecc.) determinando maggiore efficienza ed una notevole riduzione di soldi pubblici.

Per l’area metropolitana di Napoli sono state già individuate 9 aree sovra-comunali (di circa 150-200 mila abitanti ognuna), oltre al Comune di Napoli, in atti ormai condivisi sia dai comuni che dalla Provincia e la Regione. Si può, pertanto, rapidamente e drasticamente superare il costoso e farraginoso  campanilismo che spesso anima gli amministratori locali, se vogliamo pensare al futuro di Napoli e della sua area.

Se partiamo da qui, appare evidente che oggi, quanto allora, abbiamo bisogno di un PTCP, che sia però orientato principalmente al coordinamento delle politiche urbanistiche delle 10 aree sovra comunali (e non dei 92 comuni), su alcuni aspetti fondamentali (politiche dell’ambiente, dei trasporti, della casa, delle attività produttive, dei servizi di livello sovra comunale), con norme e previsioni semplici, di chiara attuazione, senza attardarsi con enunciazioni, auspici, indirizzi o complicate formule attuative, come l’ennesimo tentativo che l’attuale governo provinciale sta cercando di fare per elaborare un’ulteriore edizione del PTCP, prima dell’eventuale scioglimento del consiglio provinciale.

Ma ormai, ne riparleremo, speriamo, dopo l’istituzione dell’area metropolitana.