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L’angolo del libro: “Faire des enfants demain” di Jacques Testart

Scritto da Mario Bianchi Il . Inserito in Letteratura

 

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"Ne prenons pas des airs de demi-dieux […] là où nous n'avons été que de petits sorciers” (non assumiamo l’aria di semidei[…]laddove non siamo stati altro che piccoli stregoni). Così, citando il biologo e filosofo Jean Rostand, l’incipit dell’ultimo libro di  Jacques Testart “Faire des enfants demain” pubblicato da pochi giorni in Francia.

Chi è Testart? “Io sono di sinistra e ateo. L’embrione non è una mia preoccupazione. Quello che mi inquieta è la produzione futura di bambini su misura” così si presenta in un'intervista il biologo Jacques Testart, l'uomo che fece nascere nel 1982 in Francia il primo bambino in provetta. Oggi ha 75 anni, non rinnega quell’atto tecnico ma nemmeno lo considera come «una grande prodezza scientifica». Negli ultimi anni ha dedicato molti libri alla denuncia delle crescenti derive della tecnoscienza nel campo della salute e della riproduzione umana.

La fecondazione in vitro, nata come tecnica per venire incontro alle coppie con problemi di fertilità, ha poi modificato la sua destinazione d’uso, tanto da aver consentito si la nascita di ben 5 milioni di bambini, ma circa un terzo senza indicazioni mediche, insomma in maniera “abusiva”. In Francia, afferma Testart, il 25% delle coppie che hanno praticato la fecondazione in vitro non ne aveva davvero bisogno, in quanto le richieste non erano correlate alla infertilità.

Perché allora queste coppie hanno preferito generare un figlio utilizzando la fecondazione in vitro? la risposta è nella  diagnosi genetica preimpianto (DPI) consentita alle coppie a rischio specifico. Il problema è però anche la valutazione su cosa debba considerarsi come rischio genetico: in Inghilterra ad esempio è praticata la DPI per evitare lo strabismo, negli Stati Uniti è possibile addirittura scegliere il sesso. In Francia, dove pure la pratica delle DPI è piuttosto restrittiva, la si consente anche laddove in famiglia si è registrati un alto rischio di cancro.

In questo scenario si è aggiunto poi, in questi ultimi anni, il nuovo concetto di “diritto al figlio” che si è esteso alle coppie omosessuali, un diritto che va oltre le caratteristiche specifiche di un sesso, il figlio può essere generato solo dalle donne e dunque sarebbe discriminatorio non consentirlo a due persone gay di sesso maschile. Ma non basta: agli uomini la natura consente il “privilegio” della generazione anche in età avanzata, perché non riconoscere questo diritto anche alle donne se da giovani per tante ragioni, legate al lavoro o alla carriera, non è stato possibile generare? La soluzione c’è, basta ricorrere al congelamento dei loro ovuli per poter rimandare ad altra età la loro possibilità generativa. Va da sé che in tutti questi casi, ricorrendo alla fecondazione in vitro, la diagnosi genetica preimpianto diverrà norma.

Ecco allora presentarsi il rischio più grande: la cernita embrionale dopo la fecondazione in vitro.

Dal momento in cui si è in grado di produrre un gran numero di embrioni per una coppia, - afferma Testart - la tentazione è molto forte per i genitori di scegliere quale degli embrioni avrà meno difetti genetici. Siamo in grado di trattenere i migliori. Questo è già richiesto dalle coppie per le grandi malattie per quali si richiede l'aborto in caso di rilevazione durante la gravidanza. Oggi non sappiamo produrre più di un paio di embrioni alla volta per una coppia, ma il lavoro del giapponese Shinya Yamanaka, che gli valse il Premio Nobel, cambia la situazione. Yamanaka ha dimostrato che si potranno riprogrammare le cellule differenziate, e altri ricercatori stanno già producendo precursori di ovuli. A partire da questo, possiamo immaginare di poter produrre facilmente centinaia di embrioni in vitro. Con la sequenza genetica a banda larga, saremo poi presto in grado di eseguire la scansione di un intero genoma umano per circa 1000 euro. L'abbinamento di queste due tecniche darà la possibilità di analizzare un gran numero di embrioni per vedere chi ha i minori difetti genetici possibili, e questa possibilità è per me portatrice di un grande rischio eugenetico”.

Testart non pone interrogativi etici. Si preoccupa di quel che chiama “clonazione sociale”: la normalizzazione dei genomi.

Tutti i bambini – continua Testart - finiranno per assomigliarsi geneticamente, poiché i loro genomi saranno sempre più normalizzati”. La conseguente  perdita della diversità porterà, nel lungo periodo, all’estinzione della specie. Le specie infatti sopravvivono e vengono selezionate grazie alla loro diversità. “Rispetto all’eugenismo storico, doloroso e autoritario, si estende oggi un eugenismo consensuale, nel senso che sono le stesse persone a chiedere di avere un bambino normale, eliminando presunti embrioni anormali”.

Il rischio dunque è quello di “sostituire” la procreazione naturale con quella in vitro per consentire di eliminare ogni rischio non solo di malformazione, ma di qualsiasi altra affezione.

Sir Robert Edwards, membro della Società eugenetica inglese e premio Nobel per la medicina nel 2010, è stato il primo a sostenere che prima o poi non si tollererà che una coppia  di genitori procrei alla cieca, senza garantirsi la salute del nascituro. Se con l’aborto si trattava di eliminare l’embrione nel ventre della madre, in un futuro non lontano si tratterà di scegliere tra più embrioni in provetta quello che merita di svilupparsi in bambino, con una “pratica” per nulla dolorosa dal punto di vista fisico e psichico.

Testart propone nell’immediato di consentire l’uso della diagnosi genetica preimpianto per una sola malattia per coppia. Ma il realismo lo porta però a dire: “Non credo che le raccomandazioni della Bioetica possano resistere a lungo alle seduzioni del progresso e delle lobbies degli scienziati. I limiti proclamati sono temporanei, saranno validi solo fino alla accettazione maggioritaria della tecnica, sino a quando cioè l’abitudine avrà eroso le perplessità iniziali. Così sarà accettata serenamente nella sua versione sociale la clonazione umana che venti anni fa era condannata da tutti”.

In Italia gli interrogativi posti da Testart rimangono quasi sempre rinchiusi nel dibattito fra credenti e non credenti, ma questo scenario sebbene apocalittico non è privo di veridicità. E’ necessario che la sinistra rifletta qu questa tematica, senza lasciarsi trascinare da pseudo-battaglie di progresso. Il futuro che ci prospetta Testart non ci piace e vorremmo evitarlo, e crediamo sia possibile e necessario tentarci.

 

Jacques Testart
Faire des enfants demain
Edizioni Seuil, 205 pagine, 16 Euro

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