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Nuova Musica Napoletana - 5° Puntata: Cafè do Friariell

Scritto da Ludovica Ciriello Il . Inserito in Musica

2014.03.20 - NMN 5 Cafe do Friarell

Attraversando la nostra città nelle puntate precedenti di questa rubrica, ci siamo ritrovati a contatto con generi musicali sempre differenti, tutti a modo loro rappresentativi di una sfaccettatura diversa di quest’unica grande anima che è la musica partenopea. Oggi arrivati alla quinta puntata, abbiamo deciso di andare a fare visita a un personaggio che con il suo ultimo lavoro ha provato nello spazio di un album a racchiudere, se non tutte, larga parte di queste tendenze così differenti che tutte assieme contribuiscono a creare il nostro panorama musicale.

L’artista in questione è Gianni Simioli (blogger, talent-scout, dj radiofonico e volto televisivo), che ci presenta oggi non un album, bensì una compilation: Cafè do Friariell vol. 2. Ascoltando questa playlist, selezionata per noi da uno dei personaggi più attenti alla cultura partenopea, ci siamo ritrovati immersi in un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio, trascinati continuamente per una Napoli passata e ingiustamente dimenticata, e per una presente, tuttavia a volte sconosciuta. Alla fine di questa strana esperienza, vissuta tra lo splendore dei Classici della canzone napoletana e il fascino di band nascoste nel sottobosco musicale, ci siamo ritrovati un po’ disorientati davanti agli studi della Jesce Sole, etichette rigorosamente nostrana, da sempre attenta ai prodotti più originali della nostra realtà musicale. Ad attenderci c’era lui, il padre di questa meravigliosa ed eclettica creatura, Gianni Simioli.

Gianni, come nasce l’idea di questo progetto musicale, che in questi giorni è arrivato alla sua seconda tappa?

Tutto è cominciato nel 2006, quando una sera, girando per i baretti della nostra città, dal salotto di Chiaia fino ad arrivare alla zona universitaria del Centro Storico, mi sono improvvisamente reso conto che in nessuno di questi locali echeggiava la nostra musica. Dove per nostra musica io intendo la musica Campana, che a tutti gli effetti è da considerare World Music. Mi sono chiesto il perché, e mi sono risposto che la cosa era da attribuire all’eterno provincialismo di noi partenopei, che troppo spesso riteniamo non all’altezza le cose che abbiamo. A tal proposito, senza dilungarmi troppo in un’analisi di questo strano fenomeno denigratorio che caratterizza noi napoletani, consiglio a te e a tutti i lettori di QdN, di ascoltare una poesia del grande Raffaele Viviani interpretata da Nino Taranto presente anche su Youtube dal nome Campanilismo. Tornando a noi, questo provincialismo, come ti dicevo, ha fatto si che noi napoletani rinchiudessimo in un forziere con l’etichetta di serie B tutta una serie di tesori come il repertorio di musica classica napoletana, dimenticandoci che una volta quella stessa musica dominava le classifiche non solo della nostra penisola, ma dell’Europa e del mondo tutto. Mi viene in mente a tal proposito la musica di Sergio Bruni e del Festival di Napoli o della Piedigrotta, che in anni non troppo lontani hanno rappresentato delle vere e proprie hit paragonabili a i moderni successi di una Amoroso o di un Mika, per uscire dai confini nazionali. Mi è venuta allora l’idea di provare a ridare nuova vita a questa musica riconfezionandola in una sorta di packaging musicale alla Buddha Bar o alla Cafè del Mar, mi sono ritrovato così a fare il selector, il dj che suona solo musica made in Napoli, a prescindere dal genere che fosse Jazz, Blues, Rap o Reggae.

A proposito di questa commistione di generi che caratterizza il tuo modo di fare musica e questo secondo album in particolare, come ti è venuta l’idea di avvicinare un brano elegante e senza tempo come la Cerasella, registrata in chiave jazz  ad apertura  dell’album, ad un gruppo rap tutto al femminile estremamente moderno come le Shatush?

Questo fa parte un po’ della mia schizofrenia, anche se penso che poi questa della schizofrenia sia una caratteristica in effetti molto partenopea. Mi è venuto dunque naturale accostare in uno stesso album vari generi classici e meno, tutti però rappresentativi di questa realtà ricca di contraddizioni che è il nostro panorama musicale. Partiamo quindi, come ricordavi, da questa splendida versione di Cerasella interpretata da una grande artista a cui abbiamo voluto rendere omaggio, Gloria Christian, che tutti mi chiedono se sia stata rifatta appositamente per l’album, e che invece altro non è che una vecchia registrazione jazz dei primi anni ‘70 che scoprì per caso in un disco qualche anno fa. Si prosegue poi verso la strada del rap con Clementino e quel gruppo di quattro ragazze rap che ricordavi tu, le Shatush, passando per i così detti cantanti confidenziali come Fred Buongusto che canta Frida, per tornare a vecchi classici come la versione di Resta cu me di Marcella Bella, e poi ancora tanti altri generi ed artisti come la versione di Scapricciatiello in chiave deep House rifatta da mia sorella Loredana Simioli, per non parlare di Lu Guarracino di Salvio Vassallo, che ha ridato ad un pezzo pressoché sconosciuto della musica seicentesca una veste elettronica, Capone Bungt e Bangt con la loro versione di Around the World dei Daft Punk, e tanti altri fino ad arrivare ad una chicca che io definisco trash-chic che è l’ultima traccia, ossia FammeBallà Nun me Scuccià di questa meravigliosa artista che partecipò all’ultimo Festival di Napoli che è Gennarina De Nicola, in arte Gena Gas.

Torniamo per un momento alla genesi di questi due album. Tutto è partito come un progetto di musica live prima ancora di diventare una compilation…

Assolutamente si, tutto è partito dalla mia volontà di proporre all’interno del panorama notturno partenopeo un nuovo modo di fare musica, un po’ più campanilistico. Non ti nascondo che all’inizio ho incontrato grosse difficoltà, poiché è vero che se da una parte, essendo io un piccolo nome in questa città, le porte dei locali mi sono state aperte subito, dall’altra parte però quando poi arrivavo nei posti e cominciavo a mixare Pino Daniele con i 99 Posse, Sergio Bruni o anche Maria Nazionale, dovevo scontrarmi con le occhiate di sospetto se non con le aperte rimostranze di quegli stessi titolari e pr che mi avevano accolto. Nonostante questo non mi sono fatto scoraggiare e di lì a poco il successo della prima compilation, che ha venduto più di 5000 copie, ha finito per darmi ragione.

Siamo così arrivati alla pubblicazione del primo dei due volumi di Cafè do Friariell, che rispetto alla varietà di generi che ricordavamo prima caratterizzare il suo sequel, era molto più incentrato su di un repertorio di musica classica

Come tutte le creature, artistiche e non, stiamo parlando di un qualcosa che è cresciuto e si è sviluppato negli anni. Inizialmente, il primo progetto era in larga parte costituito da una serie di remake come Maruzzella cantata in francese, una versione di Scalinatella rivisitata da Gragnagniello e Senese, oppure Indifferentemente in arabo fatta da M’Barka Ben Taleb che poi avrebbe fatto il film con Turturro, e poi ancora Chill va pazz pe’ tte di Gabriella Pascale con il suo sound che ricorda la Napoli anni ‘80 degli Avion Travel. Poi, è passato qualche anno e si è arrivati a questo nuovo disco che in questi giorni presento, che forse per la sua estrosità, se è possibile, sento ancora più mio.

Siamo così passati dai tuoi concerti live alla nascita di due compilation. A questo punto, ti vedremo di nuovo alla console?

L’idea è più o meno questa, a parte una serie di dj set che stiamo organizzando, vorrei approdare anche proprio ad un live inteso come musica suonata, il mio desiderio è che questo progetto diventi una sorta di iniziativa pilota per un evento che richiami attorno a sé la terra dei suoni, per ricordare a tutti noi che la Campania non è solo la terra della mozzarella e di una splendida filiera enogastronomica, ma anche è soprattutto la regione della musica. Pensa a quello che hanno fatto i pugliesi con il marchio Puglia Sound e la Notte della Taranta. Magari non sarò io a fare tutto questo, ma spero che questo mio lavoro possa essere una base di partenza per un rilancio della nostra terra e della sua musica.

In quest’ottica pensi che questo secondo album possa valicare i confini regionali per mostrare all’Italia tutta la ricchezza culturale e musicale che questa terra è ancora in grado di produrre?

Il terzo e il quarto. Come tutti i progetti, anche questo ha bisogno di tempo per crescere. Nonostante già da ora sia un album distribuito su tutto il territorio nazionale. Pensa che addirittura il primo album l’abbiamo venduto in paesi europei come la Polonia, dove a richiederlo non erano degli emigranti napoletani, ma dei giovani europei affascinati dal nostro sound. Prima però di organizzare un grosso lancio a livello nazionale ed internazionale c’è bisogno di tempo e di lavoro, perché a questi appuntamenti ci si deve presentare in grande forma, non si può improvvisare. Il progetto tuttavia si muove in quella direzione, l’obbiettivo finale è sicuramente quello di presentarsi sul palcoscenico della musica quantomeno europea se non mondiale. Certo, per far questo c’è bisogno anche di aprirsi ad artisti di altre nazionalità e assieme a loro lavorare sul nostro repertorio per creare qualcosa di completamente nuovo. Tutte cose che, come ti dicevo, richiedono un po’ di tempo.

Un ultima curiosità prima di lasciarci: da dove arriva l’immagine che è presente sulla copertina di Café do Friariell vol. 2?

E’ una citazione della mia adolescenza. Infatti, in questa città negli anni ‘80 è passato un uomo che riuscì a farci puntare addosso i riflettori dell’arte mondiale che è stato Lucio Amelio, il quale all’epoca aveva la sua galleria a piazza dei Martiri, galleria per la quale passarono i più grandi nomi della Pop Art, da Andy Wharola Keith Haring piuttosto che Joseph Beuys, che è appunto questo artista che ebbi la fortuna di incontrare durante una visita che feci alla galleria di Lucio Amelio. A distanza di anni un’opera di questo artista tedesco, denominata Capri battery, è tornata alla mia memoria. Il concetto dell’energia che sprigiona da un frutto di questa terra mi è sembrata una metafora abbastanza efficace per rappresentare il mio progetto musicale, da qui poi la sostituzione del limone con il friariello, ortaggio magico che cresce solo su questa terra, e la successiva foto che oggi potete vedere in copertina.

 

Gianni Simioli presenta Cafè do Friariell volume 2

Gli artisti e le tracce presenti nell’album sono:

01 Cerasella (Gloria Christian) 02 Scapricciatiello (La Boite Exotique ft. Loredana Simioli) 03 Sabt ‘a Napl (Clementino-Cefro-Ekspo-Emcee ‘o Zi) 04 I Believe (The Black Sand Boys) 05 I racconti di Ale (Alessia Ciccone ft. Ciccone Bros) 06 Lu Guarracino (Il Tesoro di San Gennaro) 07 Around the World (Daft Punk junk rmx Capone & Bungtbangt) 08 Frida (Fred Bongusto) 09 Rasta Soldiers (Indubstry ft. Marcello Coleman) 10 ‘O Shatushe (Le Shatushe) 11 Resta Cu Mme (Marcella Bella) 12 Napoli That’s Ammore (City Boys ft. Armando Marassi) 13 Cha- Cha- Cha- Napulitano (Grazia Gresi) 14 Sud (Dubolik ft. 4Est) Ghost-Track: Nun me Scuccià (Gena Gas)

 

Entrambe le compilation Cafè do Friariell, volumi 1 & 2, sonodisponibili nei migliori negozi di dischi o in formato digitale su diversi store online:

 

Per maggiori informazioni, curiosità, e le prossime date del tour:

 


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