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Il futuro del porto di Napoli e il necessario impegno del PD

Scritto da Leonardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

porto di napoli

E’ già calato il silenzio di Regione e Comune sulla vicenda del Porto di Napoli che, con l’addio della COSCO, rischia perdite per circa 30 milioni di Euro l’anno. L’abbandono della compagnia cinese segue quello dell’armatore Messina del maggio scorso, già un duro colpo inferto alle maestranze portuali e al notevole indotto da queste generate.

Non potrebbe essere altrimenti: da troppo tempo il nostro porto attende un serio piano di sviluppo, che preveda il dragaggio dei fondali, l’allungamento delle banchine, l’installazione di nuove e più potenti gru. Tutti interventi necessari per fronteggiare la concorrenza di bacini più grandi, come quelli del nord Europa o delle economie emergenti affacciate sul Mediterraneo.

Eppure, di fronte a queste importanti sfide, tutto tace. E’ ormai chiaro che la strategia della Regione sui trasporti in Campania sia quella del silenzio. Così è infatti avvenuto, ad esempio, per l’intera riprogrammazione del Sistema della Metropolitana Regionale, che solo qualche giorno fa è stata resa nota, dopo quattro anni di vergognoso immobilismo. Una riprogrammazione che sarà principalmente basata su fondi europei, altra materia sulla quale si è inerti dal 2010, con il rischio di dover restituire a fine 2015 quasi 2 miliardi di Euro a Bruxelles.

Viene quindi da chiedersi quale sia la visione complessiva del trasporto in Campania, alla luce dei diversi fattori di criticità, ormai esplosi a tutti i livelli. La preoccupazione è che, dopo una politica di silenzi, si passi ad una politica di spot pubblicitari, utile solo in chiave elettorale ma ugualmente dannosa per i cittadini.

E’ ora di misurarsi con i problemi stringenti della città e della regione, cominciando dalla sua principale porta d’accesso. Da troppo tempo infatti l’Autorità Portuale di Napoli attende un nuovo Presidente all’altezza di questo ruolo. Tanti nomi sono circolati, tutti inadeguati per le più differenti ragioni. Tuttavia, alla base dell’addio della COSCO e di Messina vi è proprio questo immobilismo, che è necessario spezzare. Si dimostri quindi senso di responsabilità. Regione, Comune e Governo si chiudano - se è necessario - in una stanza, ed escano solo con il nome del nuovo Presidente. Un nome condiviso da tutti, dagli indiscussi meriti e capacità.

L’elezione del Presidente dell’Autorità Portuale non è solo un dovere a cui sono chiamati gli attuali rappresentanti delle istituzioni. E’ anche un importante banco di prova per le Segreterie Regionale e Provinciale del PD. Lo stesso PD che ha fortemente supportato una lungimirante politica d’incentivo del trasporto pubblico fra il 2000 ed il 2010 con Bassolino e Cascetta, gettando così le basi di una scuola trasportistica di notevole importanza, le cui realizzazioni sono sotto gli occhi di tutti, e ancora resistono nonostante la terribile scure dei tagli regionali che hanno portato allo sfascio del TPL campano.

Questo è il passato, che andrebbe rivendicato con orgoglio, soprattutto da chi oggi siede all’opposizione in consiglio regionale, spesso solo formalmente. Tuttavia, richiamare il passato non basta. Il PD ha il dovere di proporre una nuova prospettiva di sviluppo del territorio, e che abbia nei trasporti il proprio perno. A partire dal porto di Napoli, che rappresenta ancora oggi una delle maggiori aziende del Mezzogiorno e che abbiamo l’obbligo di tutelare dall’incapacità di chi oggi governa città e regione.

Purtroppo, fino ad ora il PD campano ha dimostrato di non avere tale respiro, dividendosi in tante botteghe con tanti padroncini, incapaci di parlarsi a vicenda, come la recente Assemblea Regionale ha tristemente comprovato. Alla luce di questa dissennata litigiosità, non stupisce la quasi totale assenza di esponenti campani nel governo nazionale, e suonano paradossali le “grida di dolore” che si sono levate all’indomani di quella che è apparsa come una bocciatura in toto della nostra intera classe dirigente locale.

Mancano pochi mesi alle elezioni europee, e neanche un anno alle regionali. Abbiamo l’obbligo di ripartire su tutti i fronti, ma è fondamentale cominciare dai temi connessi allo sviluppo. Si abbia il coraggio di indicare noi del PD un nome per l’Autorità Portuale, per sollevare un serio dibattito, e senza aspettare improbabili soluzioni imposte da altri. Affinché Napoli, che di mare vive e nel mare ha la sua più grande risorsa, non si affoghi con le sue stesse mani.