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Città metropolitana e PTCP – Capitolo 2

Scritto da Guido Riano Il . Inserito in A gamba tesa

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Con l’approvazione definitiva il 3 aprile della legge “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” da parte della Camera dei Deputati (legge n. 56/2014), sembrerebbe che si sia finalmente giunti alla fine della travagliata riforma iniziata nel 2000 per l’istituzione delle città metropolitane.


Nel mio intervento su QdN del 19 marzo us. (E’ ancora utile il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Napoli?), concludevo con l’auspicio di riproporre la redazione, in tempi celeri, del PTCP dopo l’approvazione della legge sulle città metropolitane e con criteri ben diversi da quelli che l’attuale Provincia di Napoli stava adottando (alla Provincia rimane fino al 31.12.2014 solo l’ordinaria amministrazione, nella quale non rientra certo l’approvazione di un Piano di governo del territorio).
Bene, oggi la legge c’è. La città metropolitana di Napoli, non ancora, ma sarà attiva dal 1° gennaio 2015.
Ci sono, dunque, i prossimi otto mesi per disegnare meglio le funzioni della città metropolitana (nell’ambito delle statuto) e delineare i contenuti del “piano strategico triennale del territorio metropolitano” e della “pianificazione territoriale generale” (art. 8 della legge) in rapporto alle funzioni provinciali che permangono, quali la “pianificazione territoriale provinciale di coordinamento”, di cui all’art. 17 della legge.
Senza attardarsi, ora, sui distinguo e sulle sofisticate interpretazioni normative, guardiamo, come sempre meno si fa, ai contenuti.
Intanto è evidente che questa occasione – e la concomitanza che il sindaco di Napoli diventa anche sindaco della città metropolitana – induce ed obbliga il comune capoluogo a redigere il suo Piano Urbanistico Comunale (Puc) previsto dalla legge regionale sul governo del territorio, superando l’anacronistico e rigido attuale Prg, che, come si sa, costituisce solo un pedante e pesante insieme di norme e regole (spesso confuse), privo di idee sulla città, sul suo ruolo, sulle strategie per lo sviluppo. Un piano, come è stato argutamente definito, “scolastico e senza anima”.
La redazione del nuovo Puc diventa indispensabile proprio per definire - tra l’altro - i rapporti strategici tra il comune capoluogo e la sua città metropolitana.
Questa relazione è stata liquidata nell’attuale Prg di Napoli con tre scelte, basate su un aristocratico e campanilistico principio: Napoli va riqualificata e tutto quello che comporta funzioni ingombranti o degradanti va trasferito nella provincia. Secondo questo assunto, il Prg di Napoli prevede la realizzazione al di fuori del perimetro cittadino di circa 150.000 nuove abitazioni (per far fronte al fabbisogno abitativo della città, così stimato nel 2003), la delocalizzazione delle attività produttive (o il loro ridimensionamento, come nel caso del porto di Napoli, unica importante realtà rimasta anche sotto il profilo occupazionale), la realizzazione di infrastrutture potenzialmente inquinanti (da qui nasce anche il metafisico dibattito sull’inceneritore e sull’impianto di compostaggio).
L’altra opzione determinante è che il nuovo PTCP della città metropolitana si limiti alle strategie fondamentali di tutela e valorizzazione delle immense risorse ambientali e storico-culturali (quale provincia d’Italia comprende contestualmente aree vulcaniche, splendide isole, mari e coste strabilianti, intere città romane ed un grande patrimonio architettonico ed artistico soprattutto barocco e settecentesco?), di riorganizzazione e potenziamento del sistema coordinato del trasporto pubblico, di riqualificazione e internazionalizzazione del sistema produttivo, di articolazione delle qualità abitative e dei servizi, definendo, per le aree sovra comunali (i nove Sistemi Territoriali di Sviluppo già individuati), e non per singoli comuni, solo le politiche di indirizzo per il governo del territorio.
In questo ambito un ruolo fondamentale potrà essere esercitato attraverso l’unione o la fusione dei comuni, come previsto dalla nuova legge. Non è pensabile mantenere – nel caso della città metropolitana di Napoli, ma ancor più nel caso di altre realtà come Torino – ben 92 comuni, spesso senza soluzione di continuità, con un costo (ed uno speco) di spesa pubblica oggi insostenibile. Ma, ancor più, non è pensabile che si possano ancora redigere piani urbanistici limitati ai confini comunali, stante l’urbanizzazione continua, la mancanza di aree per servizi in alcune realtà (si pensi, p.es., a Portici), la interferenza tra funzioni diverse ai margini amministrativi.
Perciò, così come è sbagliato pensare alla semplice trasformazione della Provincia in Città metropolitana, è impensabile immaginare che il nuovo Piano del governo metropolitano sia una semplice riedizione del PTCP che la Provincia di Napoli stava rielaborando, o che i Puc siano ancora elaborati per aree comunali.
Il dibattito è, ovviamente, aperto. Le opinioni possono essere articolate, anche contrarie.
L’importante è riprendere una discussione che è stata, in questi ultimi anni, ottusamente e volutamente preclusa.