fbpx

Liberal e Social. Una prospettiva per il PD

Scritto da Antonella Rossini Oliva Il . Inserito in Il Palazzo

Liberalsocial

Berardo Impegno ha ripreso e commentato una proposta di alcuni Giovani Democratici di Napoli in merito alla ricostruzione di un dibattito culturale e politico che possa rilanciare l’iniziativa politica del PD campano.


Riassumendo drasticamente, il professore Impegno ha ricordato come per uscire dalle secche delle polemiche di correnti, e dalle lotte, talvolta anche legittime fra posizioni personali è necessario alzare il tono della discussione e, in questo modo, mettersi al passo con la svolta compiuta da Matteo Renzi.
Il punto nodale può essere questo: come si può riconquistare la nobiltà della politica in una fase nella quale da più parti si dice che sono morte le ideologie? In altre parole, come dividersi nel campo delle idee se diamo per morte le idee stesse in favore di una politica puramente pragmatica?
La verità è che non bisogna confondere fra ideologie chiuse e pregiudiziali come sono state quelle che hanno attraversato gran parte del secolo scorso e la differenza fra idee e sensibilità politiche che non solo esistono ma connotano ancora, fortunatamente, la libera dialettica di un grande paese democratico.
Ora non sfugge a nessuno che nel Partito Democratico, il partito centrale dell’architrave della democrazia italiana, esistono anime diverse, provenienze culturali di vario tipo unificate, appunto, dall’appartenere al largo fronte della democrazia. Dal suo sorgere queste varie anime non sono riuscite a fondersi e, anzi col passare del tempo sono andate separandosi addirittura nel solco delle antiche provenienze partitiche, ex del partito comunista e ex della democrazia cristiana.
La svolta renziana è stata, fra le tante cose, anche quella di riportare il dibattito non sulle provenienze, ma sulle prospettive future, sull’idea generale che si deve avere per governare una grande democrazia liberale. A questo punto sui fatti concreti, sulle scelte reali delle politiche da praticare sono emerse due sensibilità. Quella che nell’articolo citato di Impegno si definivano Liberal e Social.
Non entro qui nel marito delle due posizioni, la prima, mi sembra, allo stato attuale maggioritarie, la seconda minoritaria ma del tutto legittima se non utilizzata a fini puramente strumentali o opportunistici.
Ciò che manca, a mio modo di vedere nel partito è un sano dibattito su queste due prospettive, un modo chiaro per far comprendere quali sono le posizioni in campo, quali sono i punti di incontro e anche quelli, naturalmente, di scontro. Uno scontro naturalmente civile e sempre finalizzato a trovare una sintesi che aiuti il Partito Democratico a continuare ad essere il primo partito d’Italia e a prospettargli nuovi orizzonti.
Certamente, in questa prospettiva, le elezioni degli organismi dirigenti, della presidenza e vicepresidenza regionale come di altri, non si possono che non fondare su queste distinzioni, oltre che naturalmente che sulla competenza e l’onestà dei singoli candidati.
Soprattutto tra i giovani che pur dovendo conservare la memoria storica sono necessariamente proiettati verso il futuro, sarebbe bene che circolassero queste nuove idee adatte ad affrontare una società in rapida trasformazione. Senza nostalgia ma con lo sguardo proteso al futuro in un momento in cui le categoria di destra e sinistra così come le abbiamo conosciute si sono trasformate e, forse lo scontro reale avviene fra una prospettiva di civiltà liberale nel senso più alto e vasto del termine ed una dimensione reazionaria e retriva che anima i più diversi movimenti in Europa, dai neonazisti ungheresi a, mi spiace dirlo, movimenti italiani di vario genere.