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Fra Pino De Stasio e Mario Bianchi, interviene Davide Leonardi sulla realizzazione delle Aree Metropolitane e funzioni delle Municipalità

Scritto da Davide Leonardi Il . Inserito in Il Palazzo

cittàmetropolitane

Occorre una premessa : Le città Metropolitane diverranno una realtà, oramai è un dato di fatto. Per quel che mi concerne appare evidente che l’azione riformatrice del Governo , se tale vuole essere, deve procedere anche a delimitare gli spazi d’azione della Pubblica Amministrazione, semplificare e disboscare tutti quegli ambiti di intervento nei quali non ha senso, né utilità, l’intromissione pubblica come oggi concepita, che può rappresentare soltanto un appesantimento di procedure e costi senza benefici.

Se ciò non avvenisse avremmo soltanto effettuato una inutile operazione di facciata effettuando una mera sostituzione del termine “Province “ con quello di “Città Metropolitane” , ma tutto rimarrebbe inalterato e non cambierebbe nulla.

Occorre che le Regioni finalmente diventino un livello di governo limitato al potere legislativo – e non gestionale e amministrativo come di fatto sono oggi – secondo il disegno costituzionale. Le Regioni rappresentano un livello di governo troppo distante dai cittadini per continuare a svolgere funzioni amministrative e gestionali di dettaglio, erogazione di servizi alla persona o di gestione del territorio che non sia la pianificazione regionale.

E’ la commistione fra il potere legislativo e la gestione che crea una grave anomalia nel nostro sistema. Il soggetto regolatore, quale è la Regione, non può al tempo stesso gestire direttamente ciò che regola, per di più senza controlli adeguati. Le funzioni amministrative, secondo il dettato costituzionale, sono invece da attribuire a Comuni e Città Metropolitane, quali enti rappresentativi del territorio e conseguentemente soggette al controllo immediato dei cittadini, salvo casi per cui è necessario, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza, attribuirle ad un livello superiore.

La città metropolitana deve essere pensata come Ente esponenziale di comunità connotate dalla realtà territoriale, in cui il territorio potrebbe continuare ad essere “il perno dell’identità” e in cui l’istituto rappresentativo sarebbe l’unico in grado di esprimere una sufficiente capacità di ordine politico.

Il Comune, che meglio di qualunque altro livello di governo è vicino ai cittadini, è il destinatario di tutte le funzioni, soprattutto quelle collegate ai servizi alla persona, mentre alla Città Metropolitana, andrebbero attribuite tutte le funzioni, principalmente di gestione del territorio, che non possono essere svolte dai singoli Comuni: viabilità, trasporti, tutela dell’ambiente, formazione professionale, politiche del lavoro, protezione civile, pianificazione territoriale di coordinamento, istruzione scolastica superiore, organizzazione dei servizi pubblici locali (rifiuti, servizio idrico, trasporto pubblico locale), la valorizzazione del patrimonio storico e artistico, favorire l’accorpamento e/o l’associazionismo di piu’ comuni di piccole dimensioni in base ai principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, etc.

In questo contesto va inserita anche la problematica relativa all’utilità di uno strumento di decentramento quali le Municipalità. Se guardiamo alla attuale inefficienza ed inadeguatezza di questi strumenti, assistiamo ad un vero e proprio fallimento. Ma la necessità di avvicinare l’amministrazione della cosa pubblica ai cittadini, rimane una esigenza imprescindibile, soprattutto nel momento in cui si andrà a realizzare il progetto dell’area metropolitana. Bisogna aprire una fase nuova che miri a costruire organi attuali e moderni di decentramento funzionale attraverso una riorganizzazione amministrativa ed Istituzionale più razionale in grado di misurarsi con le esigenze di snellimento della macchina comunale ed un più diretto rapporto con il cittadino

Esigenza imprescindibile rimane pertanto un aumento dei poteri delle Municipalità finalizzati non solo alla lotta agli sprechi, ma anche ad una maggiore efficienza ed efficacia della qualità dei servizi da esse erogati, senza i quali è impensabile immaginare uno sviluppo economico e sociale di una grande e vasta area urbana.

Necessita, in definitiva, introdurre una prospettiva di riarticolazione amministrativa atta a ridisegnare un quadro equo e solidale del territorio che veda le Municipalità dotate di ampia autonomia e potere decisionale. Allo scopo di snellire il sempre più complesso funzionamento della macchina comunale, ancora più difficile e complicato in una grande città come Napoli, si deve cercare di abbreviare, con i vari passaggi intermedi, i tempi delle decisioni e degli interventi e fare in modo che le soluzioni dei vari problemi siano possibilmente più rispondenti alle aspettative dei residenti che di quei problemi dovrebbero avere una conoscenza più diretta e specifica.

La domanda a cui occorre dare risposte concrete verte su quale deve essere il livello e la qualità dell'autonomia effettiva nell'acquisizione e nella gestione delle risorse, non solo finanziarie, necessarie per realizzare i compiti istituzionali e gli obiettivi programmatici.

La soluzione potrebbe essere rappresentata da un nuovo modello organizzativo fondato su un meccanismo federale che salvaguardi l’esclusività ed il carattere originale di una serie di poteri che resterebbero affidati alle municipalità, mentre l’amministrazione centrale, intesa come istituzione, conserverebbe poteri altrettanto esclusivi, ma a cui sarebbe preclusa l’invasione alle autonomie delle municipalità se non in casi di stretta necessità.

In questa ottica il suggerimento di Mario Bianchi relativo alla immediata creazione di uno o piu’ coordinamenti delle attuali Municipalità, lo ritengo una premessa imprescindibile per “elaborare, attraverso un percorso partecipe, progetti partecipati e fattibili” ed aggiungo io per evitare che calino dall’alto, come corpi estranei, proposte avulse dal contesto in cui si dovrebbero inserire e realizzare. Occorre dare risposte concrete alle reali necessità dei nostri concittadini ed evitare di scrivere un ennesimo libro dei sogni.