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Parliamone: intanto lo stadio cade a pezzi...

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Il Pallonetto

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Inizia nel lontano 1959 la storia dell'impianto sportivo di Fuorigrotta. Denominato inizialmente stadio del Sole, venne poi rinominato stadio San Paolo, in onore della leggenda che vuole la struttura sportiva locata nel luogo dove approdò San Paolo.

Anche se qualche giorno fa è arrivata la proposta, dal consiglio comunale, di cambiare il nome per attirare nuovi sponsor.
Nonostante la struttura nasca con l'intento di essere uno degli impianti più all'avanguardia d'Italia, l'unico primato che lo Stadio riesce ad ottenere è quello di “più trascurato”: difatti, mentre la Juventus sfrutta egregiamente il suo Stadium e la Roma presenta il suo nuovo stadio, il Napoli è ancora alle prese con un San Paolo a dir poco fatiscente e una convenzione prossima alla scadenza, che tra l'altro è pure finita ad essere oggetto di discussione della Corte dei Conti. Il San Paolo è una struttura pubblica, è un bene della città di Napoli , ma De Laurentiis lo vorrebbe esclusivamente ad uso e consumo del club. Un eterno braccio di ferro tra il consiglio comunale e il presidente che sta portando uno dei gioielli dell'architettura sportiva italiana all'abbandono più totale. Gli onerosi costi di gestione dell'impianto, infatti che ha dal 2009 superato il mezzo secolo di vita hanno dato luogo a un progressivo decadimento della struttura, aggravato dalla concomitanza di eventi ambientali particolarmente avversi. Il processo di decadenza della struttura ha reso più volte il San Paolo inagibile.
Addirittura nel febbraio del 2005, il presidente del Napoli De Laurentiis esprimeva il bisogno di un nuovo manto erboso, dato che quello vecchio era stato poggiato su sabbia di mare e non di fiume, come invece dovrebbe essere . In vista di queste richieste i rapporti tra il club e il Comune sono stati regolati da una convenzione firmata nel 2005 . Nel 2009, in seguito all'accertamento di un deficit importante nelle casse comunali, la Giunta Iervolino ha annunciato l'intenzione di vendere l'impianto. Tuttavia le richieste di De Laurentis, nonostante il deficit delle casse della città , nel corso dell'estate 2010, furono esaudite: la società e il comune di Napoli, tramite l'assessorato allo sport, hanno proceduto a un'ampia opera di restyling, che ha visto il rifacimento del manto erboso, del sistema di irrigazione, di drenaggio e di deflusso delle acque piovane e la riqualificazione di alcuni settori dello stadio.
Tuttavia la vicenda, già all'epoca mise in evidenza una serie di problemi. La questione dello Stadio è ormai all’ordine del giorno, il continuo tira e molla tra le istituzioni e la S.S.C Napoli è da tempo all’attenzione di tutti. Anche il CONI si è dichiarato pronto ad intervenire nella vicenda: il presidente Giovanni Malagò ha infatti affermato “sono amico di De Laurentiis e ci siamo incontrati di recente. Conosco molto bene la situazione e sono convinto che ci sia la ferma volontà di tutti nel risolvere questo problema. Non farlo sarebbe autolesionismo.”
Ma la battaglia più importante in merito alla vicenda la sta combattendo il consigliere Gennaro Esposito, che è diventato un po' il simbolo di questa eterna lotta contro il Napoli. Esposito in un intervista dichiara : “ora è il momento dei fatti. Aspettiamo un progetto da parte di De Laurentiis per aprire un bando. Se non lo farà il Calcio Napoli, lo possiamo fare noi. Un progetto di massima per lo stadio entro tre mesi è concreto e possibile. Il problema è che gli obiettivi non vengono fissati e si cerca per primo il rinvio”.
E mentre si gioca la partita tra pubblico e privati, Napoli come sempre aspetta e magari sogna che tutto questo scontro dialettico porti ad un serio cambio di rotta che trasformi lo Stadium partenopeo in uno di quei templi sportivi europei, meta di turisti, perchè sognare a differenza della dispendiosa somma da pagare per riqualificare la struttura, non costa nulla.