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Il deficit del comune fa lievitare l'IMU

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in Vac 'e Press

Arriva la batosta del saldo Imu per i cittadini campani, ma non credete ai generici aumenti di cui si scrive sui quotidiani. Il meccanismo del calcolo è tortuoso e la scelta del legislatore di far pagare l’acconto di giugno su due percentuali “bloccate” (4 per mille per l’abitazione principale e 7,6 per le seconde case) ha ulteriormente complicato il tutto.

Quando il consulente comunica l’importo, magari trasmettendo per posta elettronica il modulo necessario per fare il proprio dovere di contribuenti, si ha la sensazione di un errore nel conteggio. Com’è possibile che per la casetta, sulla quale si sta ancora scontando il mutuo, si debba pagare quasi il triplo rispetto al versamento di giugno? Nel dedalo dei casi specifici e particolari, generalizzare non è mai facile ma ci si può provare. I comuni della nostra regione hanno – praticamente tutti – aumentato le due aliquote di cui sopra (4 e 7,6) e quindi tutti i proprietari di immobili, entro il 17 dicembre pagheranno molto di più rispetto all’acconto. Per la cosiddetta “prima casa”, le percentuali di aumento risentono delle detrazioni decise dal Parlamento e confermate (o variate) dai sindaci. Chi ha un figlio e abita, a Napoli, in un appartamento di sua proprietà del valore di 100 mila euro, a giugno ha pagato 75 euro. Il saldo di dicembre? Appena 175 euro, il commercialista non ha sbagliato i calcoli. La questione fondamentale, però, è da inquadrare negli aumenti dei valori catastali (oltre il 60 per cento). I “ricchi” proprietari di Vomero e di Posillipo, facilmente si ritrovano in case che valgono “in automatico” 200 mila euro. Acconto di giugno (sempre con un solo figlio convivente) 275 euro, tra qualche giorno saldo di 475. Non parliamo, poi, dei fortunati possessori di immobili in cui non risiedono. Se mamma e papà ti hanno lasciato in eredità un attico a Chiaia, del valore “fiscale” di 200 mila euro e che tieni “sfitto”, a giugno avrai pagato 760 euro, ora versi 1360. Il sindaco de Magistris ha stabilito che per le prime case il balzello è del 5 per mille e per le seconde del 10,6, aumentando rispettivamente di uno e tre punti le percentuali di base, su cui si è effettuato il calcolo prima dell’estate. In estrema sintesi, oltre a pagare il saldo, si versa a dicembre il “conguaglio” rispetto alle aliquote iniziali: un sacco di euro in più per chi era convinto di aver corrisposto la metà del dovuto prima di andare in vacanza. La conseguenza di questo diabolico percorso è la tredicesima mensilità, quella dei lavoratori dipendenti, bruciata in un falò fiscale. Il come e il perché ai cittadini che avvertono dolore al portafoglio, poco interessa. La realtà è che il “pre-dissesto” non lo si può recuperare con l’Imu o con la Tarsu. Se non si prende atto di questo, ci aspettano anni difficili. Per chi  è proprietario di immobili, le difficoltà saranno ancora maggiori.