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L'erogazione dei servizi pubblici

Scritto da Antonella Ciaramella Il . Inserito in Vac 'e Press

Il tema sempre più aspro della crisi vissuta ancor prima che dibattuta comincia a mandare in tilt la già esigua tolleranza del decadimento dei servizi pubblici offerti ai cittadini e soprattutto a mandare in tilt un sistema organizzativo già fondato sull’argilla.
Da un lato le esigenze crescenti da parte dei cittadini costretti a ricorrere sempre più all’offerta pubblica per sopravvivere, (cure mediche altrimenti inaccessibili e mezzi pubblici al posto dei mezzi privati su tutti), dall’altro l’incapacità sempre più manifesta da parte del soggetto pubblico a farvi fronte.
Le ragioni sono molteplici e non solo e semplicemente di mancanza di fondi.
In qualche modo il ridursi delle risorse può essere considerato, per assurdo, uno dei pochi fattori dati nell’equazione dell’erogazione dei servizi pubblici, probabilmente l’unico fattore certo. Per semplificare, se ci trovassimo a capo di una qualsiasi holding aziendale e ci trovassimo di fronte al problema della mancanza di liquidità valuteremmo quanta domanda dovremmo soddisfare per unità temporale, quanta e quale capacità di produzione avremmo a disposizione, quale copertura da parte degli investitori e per controparte quanta affidabilità potremmo loro garantire a fronte di eventuali ulteriori e straordinari sforzi. Nel settore pubblico e, più precisamente dei servizi pubblici locali (SSPPLL), tutti questi fattori sono ancor più indefiniti di quanto non lo sia la mancanza di soldi, appunto!
All’indomani dei tagli lineari di Tremonti, si sollevò e mi si levò un moto di sdegno, rabbia e frustrazione nel vedere che nessun ambito della nostra vita quotidiana, dalla scuola ai trasporti, dalla sanità alle competenze per gli enti locali erano stati risparmiati, ma oggi, dopo sei mesi di lavoro in una commissione ministeriale con la partecipazione della rappresentanza delle Regioni mi rendo conto che ancora più sconfortante è il fatto che pur volendo fare tagli mirati, circoscritti al necessario, ragionati sul recupero dell’efficienza o addirittura sul rilancio dei diversi settori in termini qualitativi e quantitativi sarebbe in moltissimi casi impossibile.
Prendiamo i trasporti, che tanto ci stanno facendo penare in questi giorni, nessuna Regione eccellente o sfigata che sia, conosce con attendibile certezza come si sono evoluti i flussi di utenza negli ultimi anni e l’offerta complessiva (su ferro e gomma)in ogni Regione ha subito variazioni, cancellazioni, rimodulazioni, che rispondono ad una mera logica economico-finanziaria e che per il cittadino/utente non solo paiono incomprensibili ma anche di oscura cattiveria.
Quale sfida quindi per i SSPPLL? Da un lato l’elaborazione reale e realistica dei livelli standard di qualità, dall’altro la necessità di risparmiare, dall’altro ancora la necessità di far fronte ad una domanda crescente ma anche più povera.
Per accogliere questa sfida, soprattutto perché non esiste alternativa (almeno per chi come me crede in uno stato sociale), allora dobbiamo anzitutto recuperare certezza, oltre che sul fattore danaro (scarso), anche sugli altri fattori dell’equazione decisionale e pretendere un soggetto pubblico, Regione, Provincia o Comune che sia, che dimensioni ed eroghi direttamente o indirettamente il livello quantitativo e qualitativo di servizio in base quanto effettivamente necessario e dovuto all’utente e in base a quanto sostenibile per le aziende e per la comunità. Ovvero recupero del contatto con la realtà non solo da parte della politica ma anche e soprattutto dell’amministrazione pubblica.
Concetto scontato ma purtroppo meno banale di quanto sembri. Basti pensare che attualmente il Governo è impegnato sulla crisi dei trasporti in Campania e nello stesso anno ha emanato provvedimenti in cui spinge sullo sviluppo della qualità dei SSPPLL e in particolare sulla gestione integrata dei sistemi di trasporto, per rendere evidente il caos in cui chiunque abbia responsabilità pubbliche è chiamato a mettere le mani…visto che proprio la forte accelerata degli investimenti strutturali e di organizzazione integrata hanno portato la Campania dove è oggi, nel bene e nel male!
Nei prossimi appuntamenti, cercherò, dunque, di chiarire a me stessa, e a chi avrà voglia di leggermi, e magari con il contributo degli stessi, quanto di questo bene può essere recuperato e quanto male potrà essere riparato, ma soprattutto da chi e con quali strumenti.