fbpx

Intervista di Francesca Scarpato al candidato Gianni Pittella

Scritto da Francesca Scarpato Il . Inserito in A gamba tesa

Miopittella

Francesca Scarpato intervista Gianni Pittella, candidato al Parlamento Europeo alle elezioni che si svolgeranno il prossimo 25 Maggio.

 

-Stati Uniti d'Europa: quando?
Direi che siamo già in ritardo. Personalmente ho investito tutta la mia vita politica per la costruzione degli Stati uniti d'Europa e la prossima legislatura del Parlamento Europeo è quella decisiva per portarli a compimento.

-I socialisti Europei oltre gli stati nazionali
La famiglia dei socialisti e dei democratici europei, oggi è ancora più forte con l'ingresso ufficiale del Partito Democratico. Ne avevo fatto uno dei punti centrali della mia candidatura alla segreteria nazionale del Pd, ed oggi sono contento della scelta che il segretario Renzi ha posto al partito e che sia stata approvata. Per il Partito democratico, il “nuovo” Partito democratico, aderire al Pse non vuol dire aggiungere una bandierina al proprio Pantheon di riferimento. Né tantomeno significa, come artificiosamente teme qualche nostalgico della Margherita, imporre una famiglia politica a danno di quella cattolica o riformista. Aderire al Pse, oltre ad essere l'approdo naturale, è innanzi tutto una decisione strategica per il Pd e per l'Italia. Il peso della componente italiana nel Pse sarà fondamentale per l'Italia per indirizzare le politiche del gruppo e più in generale del Parlamento europeo.

-I fondi europei: come la svolta nella loro utilizzazione?
Lo dico con forza: dobbiamo smetterla di investire i fondi comunitari su sagre di paese e feste folkloristiche. Non è più accettabile questo modo di spendere, solo per creare consenso. I fondi strutturali siano usati per lo sviluppo, per la Banda Larga, per il sostegno alle imprese innovative, per le grandi infrastrutture materiali che collegano le città ed i piccoli centri al resto dell'Europa. Non possiamo spingere da una parte sulla realizzazione dell'Europa politica senza, poi, unire i territori e le persone. E' vergognoso per il nostro Paese che l'alta velocità si fermi a Salerno e che intere regioni ne siano tagliate fuori.

-Donna, giovani, occupazione nel Sud. Programmi concreti.
Istituire le zone economiche speciali, aree a fiscalità e burocrazia zero. Sarebbero una novità in Italia, ma che hanno già prodotto ottimi risultati in Polonia. In questo modo, al Sud, si potranno tutelare le idee innovative che vogliono diventare impresa. Ci sono donne e ci sono giovani che sono veri moltiplicatori di innovazione, ma che sono costretti a rallentare la loro corsa per colpa di una eccessiva burocrazia che rischia di tagliare le gambe al futuro. Il Sud può tornare protagonista puntando proprio su l'innovazione, le donne ed i nostri giovani.

-Europa e Napoli: quali opportunità?
Napoli è una delle città più importanti d'Europa. Con la sua storia e la sua cultura rappresenta uno dei punti fermi nella carta d'identità europea. Attaccare Napoli o il Sud è ormai da tempo uno sport nazionale, al quale va posto un freno definitivo. Ma Napoli deve avere anche la forza di ritornare ad
essere protagonista, in positivo, della narrazione meridionale cambiandola. Lotta alla criminalità, buona politica e profilo internazionale sono le maggiori strade che Napoli deve intraprendere per continuare a crescere, non solo in Italia. Serve all'Europa una Napoli che mette in avanti le sue positività, i giacimenti culturali e le sue migliori energie.

-Ci racconti un aneddoto negativo sulla sua lunga esperienza in Europa.
Sicuramente, il più famoso di tutti: l'attacco di Berlusconi a Martin Schulz, allora presidente del gruppo del PSE. Fu davvero imbarazzante, un momento triste della vita istituzionale europea.

-Uno positivo?
Ce ne sono diversi, ma uno in particolare va raccontato. Nel 2009, con altri colleghi eurodeputati, abbiamo fondato il primo "Club Napoli parlamento europeo", per sostenere anche da lontano la nostra squadra del cuore. Nonostante le diverse "casacche" politiche, ci siamo ritrovati uniti sotto quella del Napoli, per amore della maglia e dei colori del Napoli calcio.

-Mega Regione del Sud: quale la sua opinione?
Per me, una grande opportunità. La possibilità che questo progetto da al Mezzogiorno è davvero importante. Cambiamo verso alla programmazione dei fondi strutturali al Sud, mettiamo insieme le regioni e chiediamo una sola programmazione, che unisca le risorse turistiche, culturali, enogastronomiche e che dia una prospettiva concreta di sviluppo ai territori, la nostra grande bellezza. Solo così si potranno evitare sprechi e finanziamenti che non producono valore e ricchezza per i cittadini.

-La politica del Sud deve cambiare. Quale la prima ricetta?
Senza Europa, il nostro Mezzogiorno rischia l’isolamento e la marginalità, perché la risposta alle fragilità meridionali passa per Bruxelles. Ma per cambiare l’ Europa da Sud anche il Mezzogiorno deve cambiare. Serve una nuova assunzione di responsabilità da parte delle classi dirigenti ma anche della società meridionale nel suo complesso. Il nuovo ciclo della politica di coesione 2014-20 sarà il banco di prova su cui testare la determinazione verso il cambiamento del Mezzogiorno.