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Di carcere e di legalità, di Stato e di “Poggioreale”

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Succede a Napoli

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Continuiamo a seguire da vicino il tema “carceri”, convinti della necessità di un intervento strutturale in grado di incidere in modo profondo sullo stato delle cose. L’intervista all’Avvocato Riccardo Polidoro, Presidente dell’associazione “Il carcere possibile”, è un ulteriore importante tassello nella analisi delle patologie del sistema carcerario del nostro Paese e dei possibili rimedi a breve e lungo termine.

 

1)Partiamo dall'associazione "Il carcere possibile", di cui è Presidente. La vostra attività è quanto mai eterogenea, sempre mirata a promuovere i diritti dei detenuti e la cultura di un carcere che sia davvero "costituzionale". Quali sono i progetti in cantiere?
“Il Carcere Possibile” nasce nell’aprile del 2003, come progetto della Camera Penale di Napoli ed il 6 novembre 2006 diventa una O.n.l.u.s. L’attività svolta è sia di denuncia delle condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti, sia finalizzata al trattamento, cioè a promuovere iniziative che possano concretamente realizzare un percorso di rieducazione.
Quest’anno giungerà alla 10^ Edizione la Rassegna “Il Carcere Possibile”, che porta a teatro i laboratori svolti dai detenuti negli istituti di pena. Vi partecipano, in media, 7/8 istituti e gli spettacoli sono stati rappresentati per i primi 8 anni al Teatro Mercadante, mentre l’anno scorso siamo stati ospitati dal Teatro Trianon. Sono in corso laboratori di cucina, all’esito dei quali viene rilasciato un attestato che il detenuto potrà utilizzare una volta uscito. Presso il Minorile di Nisida si sta svolgendo l’iniziativa “Diamo un taglio all’illegalità”, corso per parrucchieri e barbieri.
Un’iniziativa a cui teniamo molto è stata la pubblicazione della “Guida ai diritti e ai doveri dei detenuti”, un libricino che rende agevole la comprensione dell’Ordinamento Penitenziario, con traduzione in inglese, francese, arabo, rumeno e albanese. Stampata in 10.000 copie è stata distribuita e presentata in tutti i 17 istituti della Campania.
Per il 28 maggio, giorno in cui scade il termine concesso dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’Italia per porre fine al “Trattamento inumano e degradante” a cui vengono sottoposti i detenuti, stiamo preparando un’iniziativa pubblica che possa evidenziare l’inerzia di Parlamento e Governo dinanzi alla diffida proveniente dall’Europa.

2)E' d'obbligo una considerazione: quando il sistema carcerario non funziona, come nel nostro Paese, è lo Stato a non svolgere il suo ruolo. La logica emergenziale con cui continuiamo a gestire il sovraffollamento carcerario non sembra in grado di sciogliere i nodi strutturali della questione. A tal proposito trova soddisfacente il recente "svuota carceri” ? Che impatto ha avuto sulla popolazione carceraria?
E’ evidente che le problematiche relative alla detenzione derivano da una responsabilità politica trasversale. Nessun partito – ad eccezione dei Radicali – si è mai interessato realmente a risolverle. La costante violazione dei principi costituzionali è stata ritenuta meno grave, rispetto alla possibilità di perdere consenso popolare. L’opinione pubblica, purtroppo, considera il carcere un corpo estraneo e non mostra alcun interesse per le condizioni disumane in cui vivono i detenuti, anzi vorrebbe che non uscissero più. Non si comprende, purtroppo, che una detenzione legale consente una maggiore sicurezza sociale.
I recenti provvedimenti, dall’odioso nome “svuota carceri”, hanno influito minimamente sul sovraffollamento e hanno, invece, ingolfato ancora di più l’attività della Magistratura di Sorveglianza. Essi hanno avuto poi un impatto sui media spesso fuorviante se si pensa che alcuni autorevoli commentatori li hanno definiti “Indulto occulto”, laddove veniva concessa una tipologia di pena diversa, gli arresti domiciliari, e non certo la libertà.

3)Secondo la Sua esperienza, la dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini/ Giovanardi ed il conseguente ritorno alla Jervolino/Vassalli basteranno per incidere sulle condizioni di vivibilità delle nostre carceri o occorre un intervento anche su altre disposizioni legislative "produttrici" di detenuti?
In materia di stupefacenti occorreva intervenire immediatamente dopo la dichiarazione d’incostituzionalità. Vedremo il recentissimo Decreto Legge, approvato in via definitiva dal Parlamento alcuni giorni fa, che impatto avrà sulla popolazione detenuta. In linea di principio va comunque ribadito che i politici non devono più approfittare di tragici eventi per proporre il carcere come unica soluzione, sfruttando l’onda emotiva dell’opinione pubblica. Il caso della volontà d’introdurre il c.d. “omicidio stradale” è emblematico, laddove il Codice Penale prevede già pene e aggravanti.

4)Il 2014 è iniziato così come era finito l'anno precedente: diversi suicidi all'interno delle carceri campane, tra Poggioreale, Secondigliano e Santa Maria Capua Vetere. Vittime da "sovraffollamento" o casi sporadici?
Le morti in carcere sono eventi annunciati. La terribile media di un decesso ogni 2 giorni e di un suicidio ogni 5, lo conferma. Le condizioni igienico-sanitarie carenti, la mancanza di mobilità, l’assenza o comunque i ritardi nell’assistenza medica, la qualità dell’alimentazione, portano a far ammalare persone entrate sane in carcere. La perdita di dignità – bene di cui nemmeno lo Stato può disporre – porta al suicidio.

5)Particolare attenzione merita il carcere di Poggioreale: siamo oltre quanto è umanamente immaginabile, con 2600 detenuti a dispetto di una capienza massima di circa 1350. Il 30% è tossicodipendente e negli ultimi mesi si contano centinaia di denunce per maltrattamenti sporte dai detenuti. Il mondo delle associazioni si è molto speso nel tentativo di dare risonanza alla situazione drammatica del carcere napoletano; ad oggi quale è la situazione dentro le mura della casa circondariale?
La situazione non è affatto cambiata. A fronte di un minimo sfollamento, del tutto ininfluente, restano i problemi di sempre. Il recente invito rivolto alla Direttrice di scegliere un’altra sede certamente non potrà risolvere le innumerevoli carenze della Casa Circondariale di Poggioreale, che sono anche di carattere strutturale. Si pensi, tra l’altro, che vi è una sola cucina che deve preparare i pasti per 2600/2800 detenuti e vi sono celle in cui sono rinchiusi per 22 ore al giorno 14 persone.

6)Poggioreale conta 19 educatori carcerari e 700 agenti di polizia penitenziaria: ben più di un indizio. Quanto siamo lontani dal fine rieducativo della pena?
La carenza di personale (educatori, psicologi, medici) si fa sempre più grave perché anno dopo anno vengono ridotte le risorse. L’Ordinamento Penitenziario è una bellissima legge, che dopo circa 40 anni non trova applicazione. Dove si combatte per la sopravvivenza, parlare di fine rieducativo non ha senso.

7)Quello che è emerso sulla "cella zero" ha lasciato il segno: una vera e propria stanza delle violenze. Sapremo mai cosa succede all'interno dell'istituto carcerario?
Abbiamo prima detto che le colpe sono soprattutto politiche e non vi è dubbio che è così. Nell’Amministrazione Penitenziaria vi sono persone che fanno grandi sacrifici per svolgere bene il proprio lavoro, ma va rimproverata la mancanza di trasparenza e di denuncia delle reali condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti.

8)Con Renzi al Governo, Orlando trasloca al ministero della Giustizia. L'Europa ci ha dato come termine massimo il 27 Maggio per mettere in atto le misure necessarie, evidenziando la necessità di incidere con provvedimenti non solamente ci carattere emergenziale, per ovviare alla situazione drammatica in cui ci troviamo. Vede concrete possibilità che nell'attuale scenario politico si affronti il tema "carceri" in modo strutturale o dobbiamo prepararci già ad un ennesimo indulto "di riparazione"?
L’indulto e l’amnistia rappresentano la resa dello Stato e sono provvedimenti fondamentalmente ingiusti. Ma lo Stato deve purtroppo arrendersi. In questo paradossale contesto, in cui nessuno vuole prendersi la paternità di provvedimenti di clemenza, certamente impopolari, sopratutto alla vigilia di un importante appuntamento elettorale, non si comprende che lo Stato la partita della Giustizia l'ha già persa, da tempo. L'Italia, che è stata condannata più volte dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per le condizioni disumane in cui vivono i detenuti, che è costretta a risarcimenti milionari per la lunghezza dei processi, si deve arrendere e cambiare rotta, o, se si preferisce "cambiare verso", come direbbe il neo-presidente del consiglio. In questa resa, dovuta a inefficienze e responsabilità del passato, provvedimenti iniqui come l'amnistia e l'indulto sono inevitabili se davvero si vogliono finalmente avviare le riforme che, altriment, s'innesteranno in un sistema già morto che le contagerà.