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Chi salva Napoli?

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Il Pallonetto

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Ad un mese dai fatti di Roma, la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina ha lasciato ancora tanti quesiti irrisolti, così, la fondazione Sudd di Antonio Bassolino ha organizzato, lo scorso 4 giugno 2014, una tavola rotonda che ha visto tra i protagonisti l’avvocato Claudio Botti, ideatore del Te Diegum, Massimiliano Gallo, fondatore del giornale on-line Napolista, Claudio Velardi, i giornalisti Vittorio Zambardino, Anna Trieste, ed il filosofo Biagio de Giovanni. 

 

Senza dimenticarsi delle condizioni ancora critiche del giovane Ciro Esposito, le cui notizie che arrivano da Roma non sono positive, le indagini, invece, sono iniziate venerdì scorso ed i testimoni oculari forniranno il racconto di quanto accaduto, cercando di far luce su quanto successo.
Il presidente Antonio Bassolino encomia la sensibilità e il decoro della famiglia Esposito, che in un territorio complesso come Scampia, rappresenta la faccia buona e legale di Napoli, travisata dai mass media nazionale che ne danno, in questi giorni, un’immagine totalmente criminale, corrotta e malfamata. Senza alcun vittimismo afferma come vadano condannate le immagini unilaterali trasmesse dalla Rai e dai suoi commentatori che hanno fatto, dell’episodio, una telecronaca faziosa. Esprime il suo fastidio ed imbarazzo nel dover assistere ad una trattativa Stato-Curve-Ultrà mentre la tribuna d’onore restava immobile e lo stadio, tutto, attonito assisteva all’evolversi degli eventi. Questi eccessi mediatici, per Bassolino, rappresentano e fanno parte di una gestione degli ultimi governi, che considerano Napoli ed il Mezzogiorno d’Italia, fuori dall’agenda politica.
La figura di Genny ‘a Carogna è risultata il capro espiatorio ideale, indipendentemente dalle sue colpe, come ha analizzato l’avvocato Botti, per il quale, comunque, il provvedimento del Daspo risulta essere incoerente con le normative vigenti. Botti ha espresso il suo disappunto sulle mancate dimissioni che il Questore e Prefetto di Roma, all’indomani dei fatti del 3 maggio avrebbero, opportunamente, dovuto presentare. Lo Stato assente e, quasi defilato, nella vicenda di Roma, come afferma Gallo, e le società devono avere il coraggio di intervenire e recidere i cordoni con il mondo Ultras che non rappresentano i veri tifosi, ma li condizionano, così che il Genny ‘a Carogna di turno può avere un ruolo da rais, perché lo Stato gli permette di incarnarlo. Così lo stadio evade l’establishment per perdere la valenza sportiva e di aggregazione e divenire, non ruolo di business, ma di ricerca, appropriazione ed approvazione d’identità. Identità negative.
La soluzione a tali problematiche risiede nella privatizzazione degli stadi, secondo la visione imprenditoriale di Claudio Velardi, recidendo i cordoni ombelicali con amministrazioni cittadine e pseudo tifosi e perseguendo la linea manageriale intrapresa dall’Inghilterra e della Germania, munendosi di un proprio servizio d’ordine e di una propria rete di sicurezza privata.
Interessante e per certi versi dissacrante è stato il contributo del filosofo Biagio de Giovanni che analizza come la nostra società sia pervasa da una trasformazione delle masse, sempre più anomiche, che ormai non hanno più fiducia nelle istituzioni, accusate di non avere alcuna possibilità di affrontare e risolvere qualsiasi problema o emergenza. Mentre prima, incalza de Giovanni, si assisteva ad una violenza organizzata, oggi il populismo è distintivo della rottura con le istituzioni, questo sta conducendo, nella nostra città, ad un fenomeno di plebeizzazione che, secondo il filosofo, l’attuale Amministrazione Comunale sta stimolando. Per Anna Trieste non basta la presa di posizione del sindaco, si deve mettere in campo una serie di azioni che permettano il riscatto del popolo napoletano; inoltre, precisa che la demonizzazione della Curva A, della quale afferma essere frequentatrice domenicale abituale, come luogo di perdizione deve essere demolita, in quanto ci sono una eterogeneità di tifo e comportamenti riscontrabili in qualsiasi luogo di aggregazione. Entrando nel merito sportivo, il giornalista Zambardino lancia la preoccupazione sui futuri investimenti su giocatori ed asset del Calcio Napoli, affermando che c’è quasi un godimento, da parte dei media, nel far credere Napoli come fonte di ogni male, facendo si che la squadra venga investita, in un osmosi bivalente, da tutte le negatività della città.
Questo attacco a Napoli ed alla sua identità, in ultima battuta, è sintetizzato da quello che Gallo definisce un paradosso, dove la vittima sia un napoletano, lo sparatore sia un romano ma la città sotto accusa è Napoli, covo di ogni delinquenza.
Nel salutare tutti i presenti, 50 persone circa, Bassolino attacca il premier Renzi, definito un “grande decisionista”, dal quale si sarebbe aspettato una reazione immediata, invece di un rinvio a dopo le elezioni europee, come se si fosse impossibilitati ad operare. L’ex Sindaco di Napoli e Governatore della Regione Campania conclude ponendosi la domanda sul perché un ragazzo abbia dovuto aspettare a terra oltre un’ora i primi soccorsi, dopo essere stato colpito da un’arma da fuoco.
La convention vede come esegesi, quindi, una Napoli vittima di un attacco mediatico con i suoi tifosi e la sua gente accusata, prima ancora di conoscere bene i fatti, dall’opinione pubblica nazionale, nel peggiore degli stereotipi lombrosiani.