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Lo schiavo libero di immaginare la libertà

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Letteratura

spartaco television

Nel 109 a.C. nasceva in Tracia un uomo destinato a essere il “più folgorante della storia antica. Un grande generale, un personaggio nobile, veramente rappresentativo del proletariato dell’antichità»”, cosi parlava Marx di Spartaco, il gladiatore, portatore di morte, che fece inginocchiare la potente Repubblica Romana.


Molti conoscono il nome del più famoso tra i gladiatori, pochi conoscono la sua storia e quasi nessuno sa che l'avventura dell'eroe trace parte da Capua, la città campana, che era nel periodo seconda solo a Roma.
Il giovane e sfortunato trace, viene portato come prigioniero a Capua, colpevole di aver disertato le forze ausiliari, dove lo attendeva una morte senza onore in Arena. L'Anfiteatro di Capua è stato preso a modello per la costruzione del gemello, Anfiteatro Flavio, costruito molti anni dopo.
Tuttavia il trace riesce a sfuggire alla morte e viene acquistato come gladiatore dal lenone Lentulo Batiato, il quale monopolizzava all'epoca il settore.
Gli spettacoli gladiatori hanno caratterizzato tutta la storia di Roma: i giochi servivano o per ingraziarsi il popolo, o per ingraziarsi i potenti, o anche per ottenere “semplicemente” il piacere degli Dei. Una consuetudine, quella dei giochi, barbara, che piaceva a tutti: “il videogioco violento non virtuale” dell'epoca! Il pubblico traeva piacere nel vedere il carnefice-vittima, prima uccidere e poi morire, il favore della plebe vogliosa di sangue, era alquanto fugace: bastava un niente per passare da “campione” a “cane rognoso meritevole di morte”.
Fu per sfuggire a queste barbarie, per rivendicare la dignità di persone e non di res degli schiavi, che Spartaco decise di ribellarsi, prima al suo padrone, che trovò la morte per sua mano, e poi alla stessa Roma, ormai impaludata nella corruzione e nell'eccesso.
Capua e tutta la Campania, in seguito alla fuga dei gladiatori dalla scuola di Batiato, vennero travolte da timore e speranza..
Per più di due anni, Spartaco e i suoi, fecero tremare la Repubblica: furono quelli gli anni iniziali che condussero la Repubblica alla sua fine. Furono quelli gli anni dell'inizio del declino della fiorente Capua. Furono quelli gli anni dell'incertezza. Ma furono anche quelli gli anni in cui terminò la speranza e iniziò l'azione: perché come diceva Cioran “si è e si resta schiavi finché non si è guariti dalla mania di sperare”. Sallustio e Plutarco vedevano in Spartaco un’idealista dal “cuore greco” , che idealizzava un mondo privo da schiavitù, un mondo nel quale ogni uomo potesse essere libero,indipendente da qualsiasi forma di dipendenza da altri, vedendo in Roma la nemica da distruggere.
“Lo schiavo sfidò l'impero”, non solo con la forza, ma soprattutto con le idee, idee in grado di smuovere e folle, di ottenere consenso, di ferire l'Aquila.
Ecco il passato dimenticato di una terra da sempre fertile di occasioni e di idee: un passato che ogni tanto merita di essere presente, ricorrendo al ricordo!