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La storia si ripete dopo quattro anni: LA DISFATTA

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Il Pallonetto

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Il 24 Giugno si è conclusa l’esperienza degli Azzurri in Brasile, tra la delusione e l’amarezza, è tempo di riflessione per il calcio nostrano: è la seconda volta consecutiva che la seconda squadra del mondo, in quanto a titoli, dopo il Brasile, non riesce a classificarsi agli ottavi di finale.

Certo ora è facile fare considerazioni disfattiste e critiche verso i giocatori, l’allenatore e la federazione, ma criticare tutto non è certo risolutivo!
Dopo una prima partita contro l’Inghilterra , giocata in maniera discreta, con una squadra dinamica e fantasiosa, nella quale sono stati segnati gli unici due goal fatti in questo mondiale, uno da Balotelli e l’altro da Marchisio, la nostra nazionale è diventata troppo poco creativa ed è collassata su se stessa: contro la Costa Rica, la squadra ha faticato a uscire dalla sua metà campo , creando pochissime occasioni goal tra l’altro giocate male dalle nostre punte ; mentre contro l’Uruguay, un’Italia decisamente migliore , ma sfortunata e po’ fuori fase non riesce a fare il goal, che c’avrebbe qualificati agli ottavi. Insomma ecco il sunto di questo mondiale da dimenticare. L’unica consolazione è che a casa ci siamo finiti insieme alla Spagna, all’Inghilterra e al Portogallo. Certo questo non ci giustifica, ma ci rende il boccone meno amaro.
Subito dopo la partita le dichiarazioni non si sono fatte attendere: tra abbandoni tempestivi e considerazioni amareggiate, l’immagine che ne è uscita fuori è quella di un calcio da ricostruire, di un calcio che non riesce a stare al passo con le emergenti squadre africane e americane, che richiamando al loro sentimento nazionale, stanno monopolizzando questo mondiale, che sempre di più è speculare allo scenario economico di questi tempi. Un Europa e un sistema, stantio e troppo sporco, che non riesce ad essere sufficientemente competitivo verso i dinamici mercati emergenti. I calciatori di questi paesi vengono “divinizzati”, li si paragona ad eroi nazionali del passato . Lo spirito nazionalistico che sta emergendo in maniera preoccupante in tutto il mondo si sta iniziando ad affermare prepotentemente e il calcio non è altro che lo specchio di una realtà che cambia, si evolve e regredisce, ma che comunque muta.
È curioso notare che sia la Francia e sia la Grecia, sono ancora in campo a giocarsi il loro mondiale, sono i paesi nei quali alle Europee, ha vinto il fronte no Europa si Nazione: insomma il calcio, senza nessuna forzatura , rispecchia gli scenari ideologici che stanno prendendo piede in alcune zone del mondo.
A tal proposito tornando in Italia, è forse per la mancanza di questo senso di appartenenza che la nostra economia, la nostra società, il nostro calcio, soffrono così tanto gli altri?!
Abbandonando il discorso sui mondiali, vorrei tornare a casa nostra e parlare, della vicenda della morte di Ciro Esposito, senza cavalcare l’onda del caso, che è stato mercizzato e strumentalizzato da tutti i giornali - a tal proposito è da segnalare il vergognoso comportamento di alcuni siti online: che addirittura hanno diramato la falsa notizia della morte del tifoso napoletano, prima del decesso – ,voglio evidenziare il problema reale di questa vicenda e cioè il comportamento anormale di certe persone verso una situazione di svago, qual è quella del calcio.
È assurdo che si verifichino episodi di violenza del genere, in un paese civile, quale dovrebbe essere l’Italia, insomma parliamo di un gioco, una finale di Coppa Italia non può essere il pretesto per sfogare i propri istinti violenti contro altre persone, solo perché queste tifano un club opposti. Il calcio dovrebbe unire, dovrebbe creare rapporti d’amicizia, dovrebbe far capire quanto è importante il lavoro di squadra al fine del raggiungimento di un traguardo… insomma il calcio dovrebbe unire e non dividere. Sarà forse il nostro passato di non nazione, di stato frammentato in comuni e signorie in conflitto per matrimoni o per lotte di casato, che si fa sentire sotto mentite spoglie nel XXI secolo?! Ecco il vero problema: una nazione non nazione, priva del senso di unità. Ecco a voi l’italietta!
Concludo con una provocazione calcistica, probabilmente ingenua: perché i nostri club italiani, così competitivi su scala internazionale, sono pieni di stranieri e poveri di italiani?! Non esistono giocatori ITALIANI, o forse investire sui talenti nazionali non è molto conveniente per le federazioni sportive? Dopo l’ennesima sberla forse si sarà capita la lezione…chissà!