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L’eredità di Ciro

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Il Pallonetto

Ciro-Esposito-funerali

Ad una settimana dai funerali, Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto a seguito degli scontri a seguito della finale di Coppa Italia del 4 maggio scorso a Roma, continua a parlare attraverso le voci di amici, parenti, tifosi.

Ai sui funerali, svoltisi venerdi scorso presso l’Auditorium di Scampia, ha visto giungere da ogni luogo persone di ogni ceto sociale che si vede riconosciuta in Ciro, nella sua storia e nelle sue ingiustizie, nel suo epilogo. 25000 voci che hanno portato il proprio messaggio al giovane supporter partenopeo. Il Sindaco De Magistris che intitola la piazza di Scampia a Ciro, le autorità che intervengono attonite davanti a tanta nostalgia, il presidente del Napoli, Aurelio de Laurentis che parla di calcio, rappresentato dai veri tifosi, morto, Maradona che saluta un figlio di Napoli scomparso prematuramente, Nino d’Angelo che saluta tutti sulle note de “Quel ragazzo della curva B”. Nel mezzo le parole di Antonella Leardi, la madre di Ciro, di ringraziamento a tutti per la vicinanza dimostrata, invitando tutti a mantenere alta la bandiera dello sport, dei valori e di Ciro Esposito. In rete i messaggi non smettono di unirsi al cordoglio familiare e testimoniare la tristezza e la rabbia che tale evento ha suscitato nell’opinione pubblica napoletana, in quanto con Ciro si è colpita l’essenza di una Napoli da sempre bistrattata e ghettizzata dall’opinione pubblica nazionale.
I tifosi hanno fatto sentire la propria voce sul web, dove, nello specifico, gli juventini hanno postato la loro tristezza e disappunto, identificando con questo evento, l'ennesimo scivolone verso quel baratro dal quale sembra sempre più impossibile risalire. La battaglia di Ciro che ha combattuto coraggiosamente, per quasi due mesi, la sua battaglia contro la violenza, la stupidità, l'ignoranza: purtroppo non ce l'ha fatta, ma rimarcano come stia a tutti noi fare in modo che la vita di questo ragazzo, tifoso del Napoli, non sia stata sacrificata inutilmente. Da questa triste ed ingiustificabile vicenda, dall'amarezza, dal dolore che ha provato tutti (o che almeno ha provato tutti, per i quali la parola calcio non fa rima con violenza), invitano a ripartire per mettere al bando coloro che usano un pallone come schermo per i loro atti di delinquenza e criminalità, perché chi commette gesti simili non è altro che un delinquente e, come tale, deve essere perseguito e trattato. Invitano, inoltre, a non abbassare lo sguardo e non dimenticare quanto è accaduto quasi due mesi fa. Il calcio è lo sport più bello del mondo: è colore, passione, gioia, sofferenza, goliardia, sfottò, ma non scordiamoci mai che è, comunque e soltanto, un gioco e che alla base di tutto ci deve sempre essere il rispetto per gli altri, così come in tutti gli ambiti della vita. “Forza Napoli” la loro chiusura.
Un tifoso della Roma ha scritto al Mattino, dopo la morte di Ciro Esposito, chiedendo di parlare ai napoletani attraverso una lettera, ammettendo di aver cantato anche cori goliardici e discriminatori contro il Napoli, lasciando però il tutto nella sfera dello sport. Il tifoso specifica, però, che questa grande tragedia ha colpito anche loro, tra pianti per la morte del povero Ciro, i tifosi della Roma non si sentono rappresentati da De Santis che resta un assassino che non ha colori. Lanciando un monito che spera venga raccolto dalle tifoserie: “Io oggi piango con voi e come voi, ma da voi mi sento colpevolizzato. È un dolore nel dolore. Ieri a Napoli un criminale ha sparato ad un ragazzo per un motorino. Se colui fosse, ad esempio, un tifoso interista, colpevolizzereste tutti i tifosi interisti? Ciro Esposito rimarrà sempre anche nei nostri cuori».
La risposta del tifo ultras napoletano alla morte di Ciro risiede nel ringraziamento verso tutte le delegazioni Ultras presenti a Scampia, per aver onorato Ciro nel migliore dei modi e ringraziare la mamma di Ciro per il suo comportamento esemplare, trasmettendo solo l’amore per il figlio e non violenza ed odio. La chiusura, però, è il commento doveroso all’assenza del tifo romanista. “Con questo gesto si è estinto il tifo ultras romanista, mentre Ciro vive, per sempre”, la loro chiosa.
Anche il Pride del 28 giugno che durante la parata che ha attraversato il centro storico della città da Piazza Dante a Castel dell’Ovo, ha onorato la memoria di Ciro con una marcia affinché la sua vita non si sia spenta senza essere da monito per qualsiasi atto o forma di abuso e violenza contro l’umanità.
Questa l’eredità lasciata da Ciro, attraverso le voci di chi lo ha solo conosciuto di striscio o lo ha vissuto intensamente, la pace e la gioia vivano nel suo nome e nel suo ricordo. Arrivederci Ciro.