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Negli occhi dei bambini la storia di un'Europa che deve cambiare

Scritto da Angela Pascale Il . Inserito in A gamba tesa

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Uomini, donne e bambini, smistati come merce in giro per l'Italia. Sono sbarcati, a Salerno, ben 38 bambini senza genitori, dai pochi mesi ai sei anni, senza più una patria come porto sicuro dove poter tornare.

Sono scesi col sorriso, soli, indifesi, con la flebile speranza di un futuro migliore e con il miraggio di aver trovato qualche adulto e una terra disposti ad accoglierli. Le foto, toccanti, in prima pagina su "il Mattino" del 2 Luglio, parlavano da sole e meglio di qualsiasi descrizione dettagliata, meglio del racconto di mille storie. E scrive bene Massimo Adinolfi, autore dell'articolo "Europa dove sei?", proprio sul Mattino, nel dire di voler mandare quelle foto all'Agenzia Frontex (coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE) dato che a sentir loro l'Europa si occupa dei problemi di immigrazione già bene e abbastanza.
Nei fatti l'Italia conosce ben altra storia, è in atto da mesi l'operazione "Mare Nostrum" che secondo alcuni non fa altro che incentivare i migranti nel muoversi, secondo altri si tratta di una semplice azione umanitaria indispensabile in un paese civilizzato. Di fatti "Mare Nostrum" è solo ed esclusivamente un operazione tampone, come una garza su una ferita sanguinante che però non guarisce un bel nulla.
Occorre la politica, quella estera, ed è tempo che l'Europa tutta se ne occupi sul serio. Un messaggio serio è arrivato dal discorso di Renzi per l'inizio del semestre europeo italiano: "L'Europa deve tornare a essere una frontiera. Lo è se guardiamo alle carte geografiche e vediamo un Paese che ha il maggior numero di coste rispetto all'estensione territoriale: siamo una frontiera geograficamente. Questo ci pone molti problemi, ne sappiamo qualcosa noi in Italia in questo momento, quando le difficoltà in Libia stanno portando a una serie di stragi nel nostro Mediterraneo alle quali cerchiamo di far fronte con operazioni condivise dai capi di governo e dalla Commissione e riusciremo a far fronte in modo più deciso con il programma Frontex plus. Ma non è solo l'immigrazione il problema, proviamo a rovesciare l'approccio: l'Africa deve vedere un protagonismo maggiore dell'Europa, non solo investimenti d'azienda, il tentativo è andare ad affrontare la questione energetica, ma anche nella dimensione umana. rappresentate, quale vertigine, un faro di civiltà, la globalizzazione della civilizzazione."
Quel messaggio, tuttavia, non è stato affatto recepito dai fronti euroscettici, ne da il principale partito europeo , il PPE, che nelle sue contro-risposte e ampie critiche si è focalizzato sull'altro tema chiave del discorso di Renzi e cioè flessibilità e crescita. Per quei partiti l'Europa continua ad essere un sistema prettamente economico, dove a dover imperare è ancora il famoso rigore tanto caro alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Il PPE, dunque, si pone in completo disaccordo dai discorsi di Pittella e Renzi, che per votare Juncker hanno posto proprio il tema della flessibilità.
La sorda indifferenza sul tema dell'unità, di storia comune, di umanità e di vicinanza con i paesi extra Europei ma cugini geograficamente naturali dell'UE e più in generale sul tema immigrazione ed emergenza umanitaria lascia perplessi e preoccupati.
Dal nostro punto di vista Renzi non può assolutamente sottrarsi a questo tema complicato, la politica, per come la intendiamo noi è proprio questo, la più alta forma di altruismo, è risoluzione dei problemi e il non aver paura di affrontarli.
L'Italia da sola non può farcela, ne tocca a lei affrontarli da sola, in questi sei mesi appena cominciati toccherà a noi, dunque, ridisegnare, e talvolta disegnare la politica europea. Europa come frontiera, come casa di una cultura e una civiltà comune, Europa con un'unica politica estera. Se ci riusciremo potremo ambire a missioni più complesse e capaci di ridisegnare la stabilità, e concedetemelo, la felicità, di tante nazioni. Potremo esser fieri di aver tracciato un altro tassello di storia comune e di giustizia.