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Da Napoli a Partenope

Scritto da Andrea Pomella Il . Inserito in Succede a Napoli

Un libro recente, Downsizing Napoli, descrive senza reticenze il declino della nostra città, un fenomeno di ridimensionamento a tutti i livelli che in un contesto di competizione globale condanna la nostra città a un inesorabile prospettiva di decrescita e di riduzione delle  sue potenzialità. Il drastico declino  demografico è solo  l’aspetto più evidente di  una città senza più attività produttive  che ha abdicato al suo ruolo di centro decisionale. Per comprendere la reale portata del fenomeno bisogna guardare in faccia la realtà  e quindi occorre abbandonare la vecchia retorica di una città che non riesce a liberarsi dal suo passato di capitale e che non accetta il suo declino. Al netto di ogni tipo di discorso autoassolutorio le responsabilità del  ceto politico, che ha condannato la città a una prospettiva provinciale, rendendola periferica rispetto al sistema urbano europeo, sono evidenti . Per lasciarci finalmente alle spalle uno scenario desolato come quello che caratterizza la nostra città, si deve tornare a ragionare in grande, guardando  con ottimismo al futuro.  La prospettiva che può fornire la legge per l’Area Metropolitana è un’occasione che non deve essere persa. Dare a Napoli il suo giusto ruolo nel sistema competitivo globale,  non vuol dire vagheggiare su un suo passato mitico, né abbandonarsi alla retorica di una città che disperatamente cerca di diventare capitale di   qualcosa, ma significa dispiegare finalmente le sue potenzialità.  Bisogna smettere di aspirare a  tornare  quello che si era per diventare finalmente quello che si può essere. Per un’operazione  del genere, è necessario rifondare l’orizzonte culturale del nostro tessuto urbano  e  ripensare il suo landscape immaginario,  perché Napoli, così com’è,  non funziona più,  è ormai un territorio disgregato e senza coesione  che deve darsi una nuova identità,   deve, cioè,  guardare a tutti i cittadini della sua Area Metropolitana che in qualche modo si riconoscono nel suo landscape culturale, ovvero nell’immaginario che produce, nei suoi miti, non intesi come giustificazione del presente, ma strumenti condivisi con cui ripensare un orizzonte culturale comune. Parliamo di una città che guarda oltre i suoi confini attuali per essere la prospettiva urbana di tutti i partenopei.  Rifondare Partenope per uscire dai confini angusti in cui si è rinchiusa la nostra città  e fare, quindi, un salto nel futuro, dove finalmente l'eco del passato possa essere uno strumento per  vivere un nuovo immaginario comune. Napoli ci chiede di cambiare, e per farlo deve tornare a essere il polo d’attrazione di tutti quelli che pur non abitando nei suoi attuali confini continuano a guardare ad essa come il tradizionale centro di riferimento culturale. Napoli dismetta i suoi logori vestiti di capitale in cerca di un’identità e indossi  quelli di Partenope, ovvero della città che guarda a tutta la regione napoletana in modo nuovo e dinamico e  che ha nel suo passato non un fardello da portare, ma un utile strumento per guardare al futuro.