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La sanità campana per uomini neri e donne bionde

Scritto da Manlio Converti Il . Inserito in Linea di Confine

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Napoli città frontaliera, porto sul mediterraneo, urbe condita nel mito tre volte da migranti ellenici, poi invasa e governata da decine di popoli diversi.

Oggi la ASL e le cooperative sociali si occupano direttamente della nuova migrazione, quella dei disperati, dei lazzari di ben 160 Paesi diversi, che arricchiranno la nostra città aumentandone il caos biblico. La dott.ssa De Filippo della cooperativa Dedalus presenta i dati sulle caratteristiche delle popolazioni migranti.

In Campania la prima è quella di Ucraine (22%), quasi solo donne, che rappresenta anche la loro maggiore comunità in Italia. La seconda è quella dei Romeni (17%), sia rom che slavi, e poi marocchini (8,5%). Da noi sono pochissimi gli albanesi, che in Italia sono la seconda comunità con l'11%. In città la prima comunità è invece quella dei cingalesi, come è notorio a chi frequenti i bus del centro.

Essendo alcune comunità di soli maschi, come quelle africane, o di sole donne, come quelle dell'est-europa, i minori sono per la maggioranza rom o sinti (16,4%). Tra tutti i minori la maggior comunità è quella dei minori non accompagnati, mentre poco sappiamo dei cinesi, tranne che hanno molti bambini.

Per fare fronte a questa tragedia serve l'Europa, ma non la burocrazia, che in ambito sanitario a causato problemi, soprattutto per gli “ENI”, Europei di Nuova Integrazione, come i polacchi e i romeni, appunto sia slavi che rom, che sono per anni rimasti senza sostegno. La Regione Campania non ha mai permesso l'accesso ai servizi sociali né realizzato progetti di integrazione lavorativa e sociale.

La Campania ha una popolazione migrante che è un quinto di quella lombarda e che soprattutto è solo in transito. In pratica parla male e poco l'italiano, perché motivata ad andare in paesi ex-colonizzatori di cui già parlano l'idioma e dove hanno parenti.

Le ASL, ci ricorda la dott.ssa Femiani della ASL Napoli 2 Nord, partirono dal problema degli irregolari, con ambulatori dedicati ed il sostegno di 'mediatori culturali' a loro volta migranti. I mediatori culturali hanno cambiato radicalmente questo lavoro, perché hanno permesso la realizzazione di équipe multiprofessionali, in continua formazione, con competenze vaste capaci di adattarsi alle necessità dell'utenza.

Il modello preferito è stato quello dell'ambulatorio dedicato, STP, che corrisponde alla medicina di base, che funziona come imbuto per garantire l'accesso a tutti gli altri servizi ASL, che sono rimasti generalisti, ma che hanno potuto contare anche loro sulla mediazione culturale. Pochi sono infatti gli iscritti regolari in Campania, terra di transito, e le poche ospedalizzazioni sono quasi sempre al femminile per motivi ginecologici: parti naturali, cesarei o aborti. I maschi hanno in prevalenza problemi traumatici e cardiocircolatori, ma, tolte le gravidanze, che in realtà non dovrebbero essere considerate 'patologie', le donne hanno esattamente gli stessi problemi.

Sono falsi gli allarmismi sulle patologie infettive, mentre è vero, come ci ricorda la dott.ssa Castagna della ASL Napoli 1 Centro, che sono le condizioni di vita disumane e precarie in Italia, domestiche e lavorative, ma anche la denutrizione in molti casi, ad essere il primo fattore causale di patologie.

Esiste invece un problema di costi, oltre i 500.000 Euro, che sempre l'Europa dovrebbe coprire, magari creando convenzioni risarcitorie con i paesi d'origine. Anche questa è politica sanitaria e allo stesso tempo sociale, perché ridurrebbe tutte le ire di razzisti e politici in mala fede, ma appunto Caldoro lo ignora e lascia che noti professionisti lancino messaggi di panico immotivato a mezzo stampa.