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L’angolo del libro: “Lisario o il piacere infinito delle donne” di Antonella Cilento

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Nel mio nuovo romanzo, Lisario o il piacere infinito delle donne (Edizioni Mondadori, 300 pagine, 17 Euro), racconto di una ragazzina, Belisaria detta Lisario, che nella Napoli spagnola di Masaniello, muta per un’operazione chirurgica e asservita ai dettami familiari, scopre quasi miracolosamente il piacere della scrittura e della lettura.

Penso a Lisario come a molte di noi, cresciute in un corpo che hanno dovuto riconquistare a fatica, perché di proprietà della famiglia, della società, spesso dei medici, come capita alla mia protagonista, che da uno di questi in modo improprio verrà risvegliata da una narcolessia auto indotta per protesta; penso a Lisario come a una donna d’altri tempi, ma anche dei nostri.

In particolare, penso spesso a Lisario come a una delle tante ragazzine incontrate in venti anni di laboratori di scrittura nelle scuola campane e napoletane (ma non solo) che s’interrogano sul senso dello stare al mondo e che spesso non incontrano il mondo della lettura e di sé per scoprirsi, finendo in una delle molte gabbie organizzate in ogni tempo per le donne, per i gay, per i trans: accettare di recitare un ruolo, essere ciò che non si è, sposarsi per amore e restare con qualcuno che ci picchia o ci uccide, accollarsi il peso di una famiglia quando si voleva, come capita a Lisario, cantare o realizzarsi diversamente, subire l’ostracismo silenzioso e tanto più pernicioso del mondo maschile contemporaneo, che finge di non discriminare.

Se per me ha un senso raccontare oggi di Lisario è perché facendo dono di sé, del proprio modo d’essere, sentire e vivere, a chi non la capisce, si racconta del picaro che in ognuno di noi è nascosto: ribelle, antiautoritario, libero, come voleva Cervantes, che di Lisario è il maestro dichiarato.

Poi, c’è intorno Napoli, con le sue molte e fascinose bellezze seicentesche, la pittura sontuosa del Siglo de Oro, la musica barocca, la poesia di Basile e di Marino, il paganesimo santificato, i memento mori, la peste e le tante rivoluzioni mancate, i meravigliosi palazzi e i governanti infidi, la plebe rovinosa e combattiva trasformata in innumerevoli personaggi, dal lurido ma alla fine anche simpatico, come ogni canaglia, Tonno d’Agnolo, a Bella Mbriana, “femminiello” ante litteram che è protetto dalla città solo finché dà i numeri al lotto, dai Teatini che compaiono in sogno al medico marito di Lisario, ossessionato dal corpo e dal piacere femminile, a Suor Orsola Benincasa.

Ecco, in fondo, raccontare di Lisario oggi è parlare di un tempo trascorso e di una Verità, con la maiuscola come avrebbe voluto Elsa Morante, che non trascorre, poiché è verità umana e non di cronaca. La verità delle storie che compongono la vita, dove le esperienze si capovolgono, dove il senso non è mai risolto fino all’ultimo momento, dove ogni cosa si trasforma in un’altra e gli animali come gli esseri umani sono asserviti e insieme simbolici. Creature, come avrebbe detto Anna Maria Ortese.

 

Antonella Cilentano
Lisario o il piacere infinito delle donne
Edizioni Mondadori, 300 pagine, 17 Euro

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