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La legge Severino salva Berlusconi?

Scritto da Michele Arcangelo Lanzetta Il . Inserito in Il Palazzo

La legge Severino salva Berlusconi

La II sezione della Corte di Appello di Milano ai sensi degli artt. 605 e 530 del c.p.p. in riforma della sentenza emessa in data 24 giugno 2013 dal Tribunale di Milano ha dichiarato assolto l'imputato Silvio Berlusconi per i reati ascrittogli di concussione per induzione e prostituzione minorile, con la formula assolutoria “perchè il fatto non sussite”.

In attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, possono tentarsi delle considerazioni strettamente tecniche lasciando quelle di marca politica al chiacchiericcio in quanto come si sa " una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale e come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca".

Per cercare di capire perché la sentenza di assoluzione non rappresenta proprio una sorpresa è opportuno tracciare sinteticamente l'excursus legislativo ed interpretativo che ha coinvolto l'art. 317 c.p. in tema di reato di concussione.

Ante riforma "Severino" quando è iniziato il processo di primo grado a carico di Berlusconi la concussione era un reato che assorbiva due fattispecie distinte,: la concussione per costrizione e quella per induzione.

Dato comune ad entrambe era da un lato la qualifica di Pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio e la non punibilità del concusso.

La regolamentazione odierna dei fenomeni concussivi, cioè la legge vigente che si è dovuta applicare al processo Berlusconi in Appello, in aderenza ai principi generali del favor rei e della continuità normativa tra le discipline che si sono susseguite, ha fatto assumere ai reati una diversa coloritura, che ha sicuramente inciso e orientato i giudici per il verdetto assolutorio.

Infatti quello che era un unico reato ex art. 317 c.p., per l'appunto la concussione per costrizione o induzione, è stato spacchettato in due fattispecie delittuose autonome che trovano la loro disciplina rispettivamente nell' art. 317 c.p.(concussione per costrizione) e 319 quater c.p.(induzione indebita a dare o promettere utilità).

In quest’ ultima fattispecie delittuosa l' "indotto" non è più vittima del reato, ma concorre con l’autore dell’induzione perché anch’egli, nonostante la pressione morale si avvantaggia di questa per un indebito tornaconto personale, acquisendo la posizione di complice, punibile fino a 3 anni.

Orbene, sebbene in primo grado il sostituto procuratore Ilda Boccassini avesse chiesto per Berlusconi l'accertamento della responsabilità penale per il reato meno grave di concussione nella forma dell' induzione e non della costrizione, il Tribunale aveva invece ritenuto si trattasse di fattispecie rientrante nella concussione per costrizione, condannando Berlusconi a sette anni.

Invero si trattava di decifrare la portata e la forza intimidatrice della telefonata, che l' ex premier fece al funzionario di polizia chiedendo l'affidamento di Ruby "rubacuori" alla Minetti, ed in particolare se la pressione psicologica operata fosse stata tanto forte da incidere totalmente sulle facoltà di autodeterminazione, causando una restrizione abnorme del margine di scelta del funzionario, qualificato dalla previgente normativa non solo come extraneus al reato, ma come vittima del reato. (voluit quia coactus).

In realtà con ogni probabilità la Corte di Appello da un lato ha ritenuto insussistente la ri-qualificazione giuridica del fatto come concussione per costrizione, così come operata dal Tribunale anche in distonia con quanto richiesto dalla Boccassini, dall’altro pur volendo avvalorare la tesi accusatoria di quest’ ultima, ricostruendo i fatti secondo lo schema della concussione per induzione, si è trovata a fare i conti con l’introduzione della Legge Severino che ha innestato il nuovo reato di induzione indebita, assorbendo la vecchia concussione per induzione.

Ed allora se questo è lo schema l’eventuale condanna di Berlusconi in Appello sarebbe necessariamente dovuta passare per l’accertamento di un “ indebito vantaggio ” conseguito dai funzionari della questura, un indebito tornaconto che però non trova e non ha trovato riscontri probatori nel processo di appello.

Da qui la sentenza di assoluzione di Berlusconi, da un lato beneficiario della Severino nel processo di appello dall’altro vittima quando condannato per frode fiscale ha dovuto dimettersi da senatore.

Quanto alla prostituzione minorile si è valorizzato molto più semplicemente l’elemento della convinzione che Berlusconi non solo pensasse che Ruby fosse la nipote di Mubarak, ma che la ragazza fosse maggiorenne, condizione sufficiente a far escludere il reato di prostituzione minorile.