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L’assoluzione politica di Berlusconi: che il circo abbia inizio

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Il Palazzo

Berlusconi-in-manette

Quando, tra trent’anni, dovremo spiegare ai nostri figli cosa è stato e cosa ha rappresentato Silvio Berlusconi, forse, non troveremo mai le parole giuste. È una sensazione strana, perché abbiamo la netta percezione che, con una sistematica strategia, gattopardescamente non ci si sia mossi di un solo millimetro.

“Assolto!”, tuonano  in coro. “Assolto!” scrivono sui social. “Assolto!” sbraitano in prima serata. Li vediamo impegnati in una guerra di posizione, quella logorante ed estenuante  battaglia per rimarcare la propria sola esistenza. È un tentativo patologico di rivendicare l’ovvio, una malattia endemica che non conosce bandiere, idee, posizioni e convincimenti. Berlusconi in un sol colpo diventa De Gasperi, con buona pace dei libri di storia: stanco, provato, certamente meno efficace di dieci anni fa, ma resta lì. È  il pugile che, dopo essere caduto al tappeto, si rialza e sferra un gancio feroce con le sue ultime energie, prima che dall’angolo gettino l’asciugamano bianco della resa.

Nel frattempo, però, gli starnazzi e le urla fanno da cornice al più miserabile degli spettacoli: l’assoluzione politica. C’è la voglia, nemmeno tanto nascosta, di spostare l’attenzione sullo scenario politico da quello meramente processuale. Chiariamolo subito, senza troppi giri di parole: la “Travaglite”, i cui primi sintomi sono l’ossessiva convinzione di “essere la verità” e la totale insofferenza rispetto a chi semplicemente prova a sostenere, in perfetta buona fede, una tesi anche soltanto leggermente diversa, colpisce non solo “il Fatto Quotidiano” e i più incauti  “grillini.” È malattia diffusa, soprattutto tra i più giovani. Il circo, infatti, è roba complicata, non lineare e conta anche chi già grida all’inciucio, all’accordo di governo per salvare Berlusconi. Che la legge “Severino”, con la sua improbabile modifica del reato di concussione introdotta ad hoc nel 2012, abbia influenzato, anche solo in parte, il verdetto dei giudici di appello, non lo possiamo ancora sapere. Ci perdoni il “Travaglio veggente” degli ultimi tempi, ma anche Raffaele Cantone  si è mostrato prudente: “Non sappiamo se le ragioni dell’assoluzione siano collegate alle novità introdotte dalla legge Severino o se invece siano collegate alla valutazione della Corte sul comportamento concreto di Silvio Berlusconi. I giudici potrebbero non avere individuato alcun comportamento illecito, né come costrizione né come induzione, nella telefonata del Presidente del Consiglio. Dal solo dispositivo della sentenza non si può dare una risposta. Mi incuriosisce molto leggere le motivazioni della sentenza proprio per questo aspetto.”

Niente di più bello, però, che vedere Berlusconi giocare allo statista, senza riuscirci nemmeno questa volta: “Un pensiero di rispetto va poi alla Magistratura, che ha dato oggi una conferma di quello che ho sempre asserito: ovvero che la grande maggioranza dei magistrati italiani fa il proprio lavoro silenziosamente, con equilibrio e rigore ammirevoli.” Niente da fare, non gli riesce proprio,  è assolto in appello, ma condannato a vita a spararle davvero grosse. Renatino Brunetta, invece, è già avanti. Avviandosi con il giusto anticipo a passo “piccolo” ma svelto, infatti, parla già di una “Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti oscuri che hanno stravolto con un golpe la democrazia in Italia. Questa sentenza impone di riscrivere la storia di questi anni. Ed impone, come minimo risarcimento, la grazia subito per Silvio Berlusconi, se esiste un po’ di decenza».  Lara Comi, in letargo da un po’, ci delizia con un secco: “Domani mi aspetto dai giornali di sinistra il mega titolone in prima pagina BERLUSCONI ASSOLTO.” Forse si riferisce al nuovo, fresco fresco di stampa,  “Garantista”, diretto da Piero Sansonetti( di sinistra sempre e comunque, nei secoli dei secoli, di cui, diciamo la verità, tutti noi sentivamo la mancanza). C’è chi ancora cavalca vecchi cavalli di battaglia, come Renata Polverini, che, dopo aver praticamente dovuto disintegrare la sua Giunta Regionale, si diletta con il suo notorio acume a livello nazionale e  si dice felice che sia stato “finalmente smontato il teorema utilizzato contro il leader del centrodestra italiano”, per  poi azzardare addirittura:  “Una giornata di giustizia.” All’appello degli scolaretti impenitenti non poteva mancare Daniela Santanchè che , con tanto di trucco e parrucco pronto per l’occasione, pensa già alle rivisitazioni storiche: “Berlusconi assolto!! Finalmente la verità! Peccato che un falso ha cambiato la storia politica del nostro Paese.” Oltre tutto e tutti si spinge l’autentico fenomeno della comunicazione forzista, il radicale meno radicale che sia mai esistito, il liberale meno liberale che si ricordi il nostro bistrattato Parlamento. L’uomo che non dice nulla, e che riesce a dirlo anche piuttosto male: Daniele Capezzone. Ne ha per tutti e non fa sconti: “Assolto. Finalmente. Una ragione di più per chiedere riforma della giustizia e responsabilità civile dei magistrati.” E pena di morte per i pubblici ministeri, aggiungiamo noi.

Forse, ai nostri figli, dovremo persino spiegare che un giorno, stanchi di dover commentare il solito circo della peggiore classe politica d’Europa, servile ed insipiente, abbiamo quasi rimpianto Berlusconi,con le sue pochezze ed i suoi intrallazzi, perché, dopo tutto,  davvero non ne possiamo più. Aveva ragione Montanelli: “Anche quando avremo messo a punto tutte le regole, ne rimarrà sempre una: quella che fa obbligo ad ogni cittadino di regolarsi secondo coscienza."