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Dallo "Sblocca Italia" allo "Sblocca Napoli"

Scritto da Valerio Di Pietro Il . Inserito in A gamba tesa

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L'inizio del mese di settembre porta con sé speranze e buoni propositi per l'anno solare. Anche dalla politica ci si attende tanti buoni propositi, anche se, mai come adesso, questi si sono tramutati, in men che non si dica, in piacevoli realtà.

Quest'anno politico-amministrativo inizia con l'ottimo decreto "sblocca Italia", dal titolo più che eloquente, che darà impulso all'economia del nostro amato "Bel Paese" semplicemente eliminando gli ormai insormontabili ingorghi burocratici che spesso bloccano fondi, nonostante questi siano già stanziati e potenzialmente fruibili. Tale decreto avrà interessantissime ricadute anche su Napoli, dove si proverà a dare una scossa sull'annosa questione di Bagnoli e sull’ultimazione della Napoli-Bari.

Questo basterà a dare impulso allo sviluppo economico della nostra area metropolitana? Non credo, credo piuttosto che sia un importantissimo stimolo a puntare tutto sullo sviluppo cittadino, sia per rilanciare la città che per creare nuovi posti di lavoro. Ma come fare? E' possibile avere anche qui, a Napoli uno "Sblocca Napoli"? Vedete, il tema fondamentale è come riuscire ad avere un'amministrazione "amica", un'amministrazione che si renda proattiva nei buoni progetti di sviluppo del territorio e che non rappresenti, come lo è stato sino ad oggi, un muro di gomma contro il quale si vanno a scontrare proposte e buone intuizioni.

Ad oggi la città di Napoli presenta una molteplicità di "casi Bagnoli", ovvero strutture o aree geografiche lasciate all'incuria, all'abbandono e al degrado, quando potrebbero rappresentare esempidi riqualificazione per un intero quartiere, se non un vero e proprio volano di sviluppo territoriale. Per capirci meglio, posti di lavoro freschi per permettere ai giovani della nostra terra di non essere costretti ad emigrare al nord per trovare un impiego. Per poter realizzare tutto questo è noto che servono i famigerati "investimenti privati", parola che sino a qualche anno fa, alle orecchie di certa sinistra, richiamava un nemico da sconfiggere e debellare, ma che realisticamente, al giorno d'oggi, sono le uniche risorse alle quali poter guardare con speranza e dalle quali poter attingere. Come fare per attrarre tali investimenti? Credo che i temi siano due su tutti: il primo, leviamoci dalla testa che un investitore venga a proporre un progetto imprenditoriale senza guadagnarci nulla. Chi investe denaro è sacrosanto che ne guadagni, inoltre chi guadagna assume ed investe ancora. Il secondo, occorrono strumenti amministrativi che agevolino l'investimento privato all'interno di strutture pubbliche, caso emblematico quello dei della Valle che hanno dovuto scalare monti per poter donare denaro da destinare alla ristrutturazione del Colosseo.

Tutto questo sproloquio porta ad un unico obiettivo: vi piacerebbe se una grande multinazionale "Tizio" rilevasse un palazzo comunale "Caio" e lì ci facesse la sua attività imprenditoriale, magari dando posto di lavoro ai vostri figli, fratelli, nipoti oppure proprio a voi, permettendovi di percepire uno stipendio nella città dove siete nati? A me piacerebbe, e credo piacerebbe anche a molti altri miei coetanei.