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Fonderia, tra dissolvimento e ricostruzione

Scritto da Antonella Ciaramella Il . Inserito in Il Palazzo

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La Leopolda del Sud, la tre giorni napoletana servirà a sciogliere i nodi di una crisi politica economica e sociale mordente e voltare pagina anche nella nostra Regione: questo vuole e dovrebbe rappresentare l’evento del PD campano previsto dal 26 al 28 settembre prossimi nello scenario evocativo di una Città della Scienza risorta sulle sue ceneri.

L’impegno è arduo, coraggioso e tutt’altro che scontato, perchè Napoli da sempre rappresenta la parte che racchiude il tutto, e se davvero si avrà il coraggio di ripartire da Napoli chiudendo con un passato fallimentare e fondando le basi per il lancio di una nuova (e non neofita) classe dirigente, allora a giovarne ne sarà l’intera Regione e con sé l’intero Meridione.

Eppure, a differenza della Leopolda fiorentina, la Fonderia non parte da una leadership forte, la Campania non ha il suo Renzi e quello originale al momento non si pronuncia.

Tuttavia, è evidente che lo sfondo dell’evento, a cui tutti siamo chiamati a partecipare e a dare il nostro contributo partecipativo e intellettivo, è lo scontro tra i possibili candidati alla Presidenza della Regione nel 2015. Ed è qui che si insidia il rischio maggiore: la Fonderia sarà il luogo dove si plasmerà una nuova leadership o dove si inscenerà l’ennesimo spettacolo mediatico per la proclamazione di un leader preconfezionato e non condiviso?

Nel primo caso, in mancanza di un leader, sarà l’occasione per partire dal fare e porre le basi per farne emergere uno o una squadra, dove una giovane classe dirigente si fa avanti, finalmente in prima linea, per ascoltare e trovare soluzioni a problemi reali di persone reali, sbaragliando la logica dei meri accordi elettorali basati sui “numeri” e dando ossigeno a un territorio fino ad oggi asfissiato dalla politica e mai valorizzato da essa.

Nel secondo caso , sarà l’apertura di una faida già vista e l’inizio dei balletti per accaparrarsi le primarie, con il serio pericolo di ritrovarsi un candidato a metà, come già lo fu De Luca cinque anni fa, e chiunque esso sia non gli auguriamo lo stesso risultato.

Naturalmente noi ci aspettiamo la prima ipotesi e, chissà, addirittura il lancio di un nuovo modello di leadership che non si accentra e si esaurisce nel partito personalistico, ma si consolida su una concreta piattaforma programmatica in cui i responsabili per l’attuazione si presentano con un nome e un cognome e con il coraggio di essere coerenti con il tanto vincente spirito renziano ancora latitante da queste parti, ma dal 26 settembre un po’ più a portata di mano.