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Il caso è chiuso: A.C.A.B.

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

acab?

 

"Lo Stato ci ammazza, la camorra ci protegge” dicono i ragazzi del rione Traiano. Probabilmente a Forcella, Ponticelli, Barra, Giugliano, Torre Annunziata i loro coetanei pensano esattamente la stessa cosa. Il carabiniere spara e uccide innocenti, invece la camorra ti elimina solo se sbagli, sgarri, se non sai cosa sia il rispetto. È la storia, sempre la stessa, che si ripete tragicamente a scansioni temporali regolari ed impetuose: se lo Stato non c’è, non può presentarsi così, all’improvviso, e pretendere di imporsi sul territorio, su quel territorio. Forse la morte di Davide Bifolco, il diciassettenne ucciso tra viale Traiano e via Cinthia  poche notti fa, va inserita in questo quadro, un affresco impietoso di una città volta da sempre all’autogestione criminale delle strade.

Sono giorni frenetici, questi. La tragedia è grande, perché è morto un ragazzo, un minorenne, ed è successo per mano di un carabiniere: i social impazzano, dividono, acuiscono differenze che ci sono e ci saranno sempre, forse, nella nostra Italia. “L’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù”, scriveva Moliere, e mai come in queste circostanze viene fuori tutta l’intramontabile voglia di spararla davvero grossa, difendendo ad oltranza un’opinione ancorata alla più intima convinzione di essere portatori sani di verità, conoscenza e, soprattutto, purezza. Il dramma diventa simbolo, subito, in meno di un niente, è così che funziona: ACAB, sbirri infami capaci di ammazzare un ragazzo che, trafelato, usciva con altri due chierichetti dal corso di catechismo serale della parrocchia, lì, a due passi da casa. Fanatici con le divise che si sentono Dio, si divertono a sparare in perfetto stile John Wayne per le strade più pacifiche e tranquille della città. Spaccateste pronti ad entrare in azione, frustati per uno stipendio da fame, che esercitano appena possono tutto il loro potere, anche violento, contro inermi cittadini. E poi parliamo di un ragazzo, per Dio! Ed allora Moliere aveva solo potuto intuire qualcosa, senza cogliere fino in fondo dove ci saremmo spinti: non è più ipocrisia, è teatro. E’ farsa e dramma che si mescolano come nella migliore tradizione italiana; perché gli “jihadisti” sono liberatori, sono come i partigiani, ed inorridiscono di fronte alle esecuzioni in piena strada che avvengono dalle nostre parti per mano delle “divise”, perché “gli ha sparato a meno di tre metri di distanza”, perché è pagato per fare multe e sequestrare motorini, non per sparare. Eccolo, il teatro: ACAB, cioè “tutti gli sbirri sono bastardi”, così recita l’ormai famoso acronimo di matrice anglosassone che imperversa sui muri di mezza Italia, contenuto abituale di striscioni e bandiere da stadio

 

Le indagini sono appena iniziate, ed il carabiniere che ha ucciso il diciassettenne è indagato, ad ora, per omicidio colposo, come il diritto e la logica richiedono in questi casi: si tratta di un ventiduenne in servizio alla Radiomobile. Le versioni fornite, una dei carabinieri e l’altra di un testimone, sono palesemente in contraddizione e solo l’autopsia, probabilmente, consentirà di fare dei passi avanti nella ricostruzione dei fatti. Una tragedia, questo va detto, scritto, persino urlato. Ma i fatti sono confusi, poco chiari. La dinamica e la velocità degli eventi non consente, per ora, di fare un’analisi puntuale dell’accaduto: scenario perfetto per il teatro. Gli antistatalisti di Stato, i peracottari in braghe corte, con tanto di Che Guevara sulle maglie e papino che paga la retta universitaria da fuori sede, hanno le idee più chiare di tutti i magistrati, i giornalisti, i poliziotti ed i carabinieri impegnati ad accertare la verità: è tutto troppo perfetto per non essere vero. Così, quindi, comincia lenta la messa laica, la catena di Sant’Antonio, un passamano inesorabile che contagia tutti, comunisti, ex comunisti, post comunisti, diessini, post diessini,pre diessini, democratici, missini nostalgici e missini futuristi, futuribili di aria finiana, berlusconiani da prima notte di nozze, associazionisti di professione, grillini da tastiera, cocainomani ed eroinomani impenitenti in vena (si fa per dire) di legalità: ACAB, questo è, con sfumature diverse, il verdetto. I più moderati, donabbondiani per necessità o per pura paraculaggine (vi terremo informati al riguardo) tengono botta e ci stanno più attenti, ma comunque ricordano con saggia prudenza che non si può sparare così, per il semplice fatto di non essersi fermati ad un posto di blocco.  

Gli Scherlock Holmes dell’area vesuviana hanno risolto il caso, quindi. Tutto semplice, tranquilli: chiudete pure i battenti, incriminate il carabiniere, buttate via la chiave della cella  e fatelo marcire in galera, come chiede la madre di Davide. Funerali di (Anti) Stato, dunque, perché il macellaio che ha sparato è come tutti i rappresentanti dello Stato: un bastardo, uno sbirro che ha 22 anni e guadagna centinaia di miliardi stando su quella fottuta volante, mentre le persone oneste lì, in giro per la città, cercano onestamente di portare qualche spicciolo a casa. Quel carabiniere forse, meriterebbe la sedia elettrica, scrivono i più acuti commentatori online. È ipocrisia? No, è teatro: ACAB, il caso è chiuso.