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L’arresto di cui non possiamo parlare: Gaetano Cerci, l’uomo della “monnezza”

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

cerci

I carabinieri lo hanno arrestato a Salerno, nella stazione ferroviaria, a bordo di un treno proveniente dal Nord. È latitante, irreperibile dallo scorso Agosto. È un camorrista, un affiliato. Uno che spara, ammazza, uno che ha la faccia feroce e non conosce rimorsi. O Forse no. È di certo uno da sbattere dentro, da mettere in prima pagina. Uno da raccontare sulle principali testate nazionali, perché uno così, uno come Gaetano Cerci, non può passare sotto silenzio.

Non accade, non accadrà. L’ondata di commozione e sgomento per le morti targate “monnezza” nell’agro aversano è durata il minimo sindacale, come avevamo ampiamente previsto: tutto tace, governo compreso.  La vita di Gaetano Cerci è una di quelle che tracciano il confine, segnano in modo straordinariamente potente la storia della nostra terra, da circa un quarto di secolo. Ad oggi, il problema dei rifiuti, in Campania, è un non-problema: tutto si lega alla capacità di sorreggere le fasi di “monnezzite acuta”, di quell’emergenza più o meno mediatica che porta con sé l’ondata di spazzatura riversata per le strade. Anche i roghi tossici appiccati in pieno giorno nelle periferie casertane sono a “ discrezionalità televisiva”: quando e se sono inquadrati, esistono. Il punto è che di monnezza si parli pure, ma il giusto. Non vogliamo sapere quanto di noi c’è dentro la questione rifiuti. È doloroso, forse. O molto più semplicemente siamo vigliacchi, siamo una generazione codarda, costretta a fare le valigie o a scendere a compromessi con la realtà più compromessa del Paese.

La storia di Gaetano Cerci è lunga trent’anni, perché già all’inizio degli anni ottanta l’avvocato Cipriano Chianese capisce, prima di Bidognetti e Schiavone, che la monnezza può “diventare oro.” Così, pur continuando ad esercitare la professione di avvocato penalista, si muove per comprare discariche, trovare cave e terreni pronti per intombare rifiuti di ogni tipo. All’inizio, fa tutto da solo: il rapporto con i Casalesi si limita al pagamento di una tangente mensile di 30-50 milioni di lire. La Guardia di Finanza ha stimato che la Resit, la società del Chianese, avrebbe incassato 9 miliardi di lire fino al 1989 e 13 miliardi dal settembre 1989 ai primi anni ’90. Miliardi per spazi inesistenti e per rifiuti che sarebbero andati altrove, illegalmente: è cominciato tutto così, dall’intuizione dell’avvocato Chianese. È stato il  primo a capirlo, nel silenzio generale: “la monnezza è oro.” L’organizzazione, quando poi entrano in campo i Casalesi, diventa  piramidale:  Francesco Bidognetti si occupa personalmente degli affari, e con lui Cipriano Chianese e Gaetano Cerci, titolare dell’impresa Ecologia 89. Quest’ultimo è cassiere, contabile e collettore dei rifiuti dei quali decide provenienza e destinazione, è il “procacciatore e distributore di bolle falsificate.” Un uomo chiave, dunque. Grazie a lui avviene il “cambio di identità dei rifiuti”, nelle ormai notorie “fasi di smistamento”: un rifiuto tossico, dopo la sosta, “diventa” un rifiuto urbano, innocuo e facilmente smaltibile.  Il sistema delle operazioni economiche è semplice: l’imprenditore che si impegna a smaltire i rifiuti di un comune o di un’industria concorda il prezzo con Cerci, così i proprietari delle discariche autorizzate ed abusive incassano e pagano alla Camorra una tangente di 15-20 lire per chilogrammo di rifiuti, oppure il 5% del valore dell’intero contratto. Se i rifiuti sono tossici e nocivi, poiché il prezzo aumenta di molto, “il diritto sui rifiuti” aumenta proporzionalmente, come racconta il Rapporto Ecomafia 2014. È solo questione di prezzo, è solo business, impresa 2.0. Ed è stato così per più di vent’anni.

Questo è Gaetano Cerci, colui che per conto dei casalesi organizzava lo smistamento dei rifiuti tossici, colui che ha intuito, grazie anche ad i suoi legami con la loggia massonica P2, che con i rifiuti si poteva guadagnare tanto e rischiare pochissimo. È parte di un sistema, ma non è solo un braccio operativo: è il connettore che lega imprenditoria e criminalità, è l’esempio di come i soldi, dalle nostre parti, si sono moltiplicati a norma di legge, o quasi. Gli introiti sono cresciuti proporzionalmente ai silenzi delle istituzioni, della stampa, della società civile. Si, siamo anche noi, noi che scriviamo, noi “giovani”e paraculi che non vogliamo saperlo chi è stato davvero Gaetano Cerci. Significherebbe, forse, sbatterci in faccia tutti i santi giorni che abbiamo contribuito, con il nostro silenzio, alla distruzione, ormai irreversibile, della nostra terra. Così, in fin dei conti, va anche bene che non ne parli nessuno di questo arresto. Qualche sconclusionato radicale sosterrà persino che abbiamo troppi detenuti ed è meglio non arrestarli più, i mafiosi. Vale tutto, dalle nostre parti. Gaetano Cerci ringrazia, con affetto e di vero cuore.