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Sono (Partito) Meridionale e non torno indietro

Scritto da Francesca Scarpato Il . Inserito in Il Palazzo

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Non sarà sfuggito l’interessante dibattito che, da un po’ di tempo, si sta svolgendo sui nostri principali quotidiani (e non solo) e che di recente si sta facendo sempre più serrato, intorno il “Partito Meridionale”.
Grandi economisti, storici e giuristi del calibro di Paolo Savona, Gianfranco Viesti, Massimo Adinolfi, Isaia Sales e Pino Aprile ci stanno aiutando ad entrare nel merito di una questione che ci tocca da vicino, il mezzogiorno, e che sarebbe giunta anche l’ora di mettere, con forza, al centro delle scelte di Governo.
Ed invece sono almeno 30 anni che tale tipo di “attenzione” manca del tutto verso il Sud. A mio avviso vi è stata una scarsa, per non dire nulla, presenza del Governo in politiche attive ed efficaci: quando invece è proprio da questo Sud, dal nostro Sud che si potrebbe avere il rilancio dell’economia dell’intero Paese.
Il settentrione è ormai saturo e sono quasi nulle le possibilità di nuovi investimenti in quell’area territoriale e invece, provando bonariamente a guardare il bicchiere mezzo pieno, si potrebbe pensare a massicci investimenti in un mezzogiorno d’Italia tutto da riscoprire e governare.

Ma ciò è e resterà del tutto impossibile se prima non si verificherà la nascita di una nuova classe dirigente del Mezzogiorno. Premesso che non sono mai stata una fan della rottamazione intesa da un punto di vista prettamente anagrafico (perché di  compagni ed amici, giovani e meno giovani che vivono ogni giorno la politica con passione ne vedo tanti), credo seriamente che questa volta sia la mia generazione che debba capire che c’è bisogno, dalla nostre parti, di una nuova sinistra moderna, non antiunitaria e capace di interpretare in senso nuovo la vocazione di governo di un’area, come la nostra, che può vantare una tradizione storica di forte presenza e un’attuale capacità imprenditoriale e politica in grado di garantire un “futuro” per tutti. Se non sarà un tale rinnovata sinistra a colmare questo vuoto, sono sicura che ci penserà presto una destra, sudista e antinazionale, un neoborbonismo di maniera!

In ogni caso il Mezzogiorno d’Italia può allinearsi a quei movimenti europei che spingono per autonomie e autorappresentazioni in aree storiche che rivendicano in modi e forme spesso non accettabili ma oggettivamente forti, autonomie e indipendenze. La Scozia insegna; la Catalogna insegnerà; così come anche i Paesi Bassi e l’Ucraina. Qualcuno mi ricorderà che in Italia già dagli inizi degli anni 90 c’è stata una spinta simile, con una Lega che è riuscita, per molto tempo, la “questione settentrionale”.

Quella, a mio avviso, è stata e resta un’ipotesi antiunitaria sbagliata, tutta impostata su una visione antisolidaristica e fondata su di un inaccettabile egoismo tutto territoriale.
Oggi invece l’Italia ha bisogno di una politica nazionale, solidale per l’intero Paese. L’Italia ha bisogno di un movimento innovatore nel Sud, in grado di rappresentare culturalmente una autonomia politica non contro l’intero Paese ma favorevole al rilancio dell’intera realtà italiana. E per fare questo ci vuole un nuovo partito? Forse. Io concordo con Isaia Sales quando parla della necessità di un nuovo “progetto politico”, però credo anche che senza una soggettività politica che lo interpreti servirebbe a ben poco. Forse sarò di parte ma credo fermamente che oggi in Italia esista un unico vero partito: il PD; e quest’ultimo, nel suo statuto, molto chiaramente stabilisce che è un “partito federale”. Però “partito federale” è scritto solo sulla carta perché nella realtà non c’è. E allora discutiamone, ma discutiamone veramente. Che si apra un serio dibattito nel Partito Democratico e fuori di esso! Proviamo ad applicare lo statuto e così decideremo, spero presto come essere nuova classe dirigente riconosciuta e rappresentativa dei nostri territori. Questo è il “Partito Meridionale” a cui penso. Ormai alea iacta est e non si può tornare indietro!