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Violetta o della libertà impossibile

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in Teatro

Monica Tarone, chi è costei?

La serata si apre con questo interrogativo e non promette bene.

Sono al teatro San Carlo di Napoli, giovedì 13 dicembre 2012, Santa Lucia. Subito all’ingresso mi dicono che la soprano prevista è indisposta e verrà sostituita da Monica Tarone. Vabè. Entriamo!

Mi guardo intorno. Bello il teatro, molti giovani, che strano!

Bah, quasi lo stesso “strano” di Violetta quando comincia ad avvertire tutto il suo amore.

Che strano, un’atmosfera seduttiva.

Si apre il sipario e sono preso da “incantamento”. Bella musica, belle scene, bello tutto.

Sarà perché sto con una mia bella amica, ma è vero che è tutto bello.

Lo scenografo è davvero da premio Oscar e qui mi abbandono alla musica, al libretto di Piave e alla straordinaria ma veramente straordinaria Monica Tarone.

Bella e brava e poi sarà perché Violetta è proprio nel mio cuore, nelle mie domande, nelle mie angosce, nelle mie sconfitte. Verdi voleva intitolarlo “Amore e Morte” e in realtà è proprio questa la chiave per cogliere il senso profondo di questo modernissimo melodramma, che anticipa di alcuni decenni la crisi evidente dello storicismo.

Solo nel 1874 Nietzeshe scrive la “Seconda Inattuale” che mette in evidenza quanto possa essere dannosa per la storia per la vita. E come si fa a non avere nelle orecchie come una ripetizione ricorrente le parole di Giorgio Germont, il padre di Alfredo che guardando Violetta presa dal dolore, canta: “Ah, il passato, perché, perché v’accusa?”.

Il vero nemico delle vita è il passato. Il passato nella sfera pubblica e il passato nella biografia di ciascuno di noi. Il passato che ci inchioda nell’impossibilità della pura libertà. E’ il passato che Germont invoca perché Alfredo possa riprendere una vita diversa per se e per la sua famiglia. E’ la liberazione dal passato, l’illusione ultima di Violetta quando un attimo prima di morire canta la struggente aria “Parigi o cara”, quando si illude di potersi liberare dagli “scorsi affanni”.

E poi quale straordinaria intuizione quella che fa dire a Violetta che il vero miracolo è nell’attimo della scoperta dell’amore reciproco. La gioia impossibile di “essere amata, amando”.