fbpx

Inizia l'era oligarchica in Italia

Scritto da Manlio Converti Il . Inserito in Vac 'e Press

Piano area metropolitana di Napoli

Inizia l’era oligarchica in Italia, inizia proprio a Napoli, dove saranno i consiglieri comunali dei 91 comuni della provincia di Napoli e non il popolo sovrano, ormai decaduto e decapitato, a eleggere i 24 consiglieri della città metropolitana di Napoli, che a questo punto non dovrebbero essere più guidati dal sindaco di Napoli, tale Luigi de Magistris, condannato in primo grado proprio per aver aperto da magistrato un’inchiesta sulla corruzione della politica italiana.

Il danno è irreversibile e peggiorerà quando anche il Senato, apparentemente con il mal di pancia, diventerà un organo costituzionale oligarchico, utile a impedire anche un democratico sviluppo in Italia di tutte le questioni relative alla bioetica e ai diritti civili, e sarà a sua volta espressione oligarchica di Regioni e Comuni, Città Metropolitane in testa.

Torniamo alla nostra città metropolitana, quella da Licola ad Acerra, dal Manzanarre al Reno, quella in cui possono comunque candidarsi solo le VESPE, dall’acronimo WASP che significa bianco, americano, eterosessuale e protestante, ma che da noi possiamo tradurre con “bianco, maschio, eterosessuale, italiano e di tradizione cattolica”.

Gli elenchi completi sono violentemente contrari a ogni logica paritaria perfino tra donne e uomini, nonostante l’oligarchia avrebbe potuto assumersi più facilmente l’onere di rendere almeno tale l’uguaglianza di genere. Se la lista di Fratelli d’Italia, l’unica con una donna leader nazionale, è, infatti, completamente priva di ogni quota rosa, non brilla neanche quella più a sinistra di Lavoro, Sviluppo, Ambiente, dove la capolista è sì Elena Coccia, ma è appunto l’unica donna della lista.

Il Partito Democratico è in media, con tre candidate su 19, la prima alla sesta posizione, come il Nuovo Centro Destra, di Alfano, sempre con 3 candidate su 22 e che però mette la prima alla quarta posizione.

Campione di fair play è ovviamente la lista di Berlusconi, Forza Italia, che di donne ne presenta 5, anche se la prima la nasconde in nona posizione e allunga la lista a 24, per aggiungere sul fondo le altre donne.

Assente del tutto il movimento di Beppe Grillo e ogni altra minoranza perché mai eletti in nessuno dei Comuni della sorpassata Provincia.

La promessa metropolitana, intendendo sempre la città allargata e non i mezzi per raggiungerne facilmente ogni centro, è quindi quella che ha perso definitivamente le radici partenopee, con la sacralità non dico del femminiello, ma almeno delle divinità femminili, ma che mantiene in pieno la tradizione medievale patriarcale, decapitando il futuro sindaco invece del santo.

Il Partito Democratico promette di cambiare il sistema oligarchico, ma solo alla prossima tornata e solo per la città metropolitana di Napoli, al che non si capisce con quali voti, giacché quelli nazionali favoriscono e pretendono diversamente, mentre accordi nazareni in Campania certamente lo impedirebbero allo stesso modo. D’altra parte questo strumento garantisce di colpo l’eliminazione di ogni diverso concorrente eleggibile democraticamente, a partire dal confusionario e verbalmente violento gruppo dalle cinque stelle.

Fondamentalmente ciò renderà la Città Metropolitana un’oligarchia restia ai cambiamenti, specchio di elezioni di cinque anni prima, completamente dissociata dalla realtà politica attuale, non solo per il fatto stesso di essere oligarchica, del che ne basterebbe per mandare alla ghigliottina tutti i candidati d’ogni genere e lista, ma appunto perché “antica” rispetto ai rapidi sommovimenti tellurici tipici del nostro territorio vulcanico.