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Come uscire dal disastro trasporti a Napoli e in Campania?

Il . Inserito in Funiculì, funicolà

Come uscire dall'attuale disastrosa situazione dei trasporti in Campania? La strada è innanzitutto politica e poi tecnica.

Nella nostra Regione si è esasperata all’estremo una situazione pur pesante nel resto del paese. In effetti alla riduzione dei trasferimenti dello Stato, si è aggiunta una ulteriore riduzione di risorse per le aziende operata dalla Regione, dalle Provincie e dai Comuni. Questa riduzione è in buona  parte dovuta alle gravi condizioni dei bilanci di queste istituzioni, i cui vertici non hanno saputo contrattare al livello centrale una più sostenibile rimodulazione del debito, anche a causa del loro scarso peso politico nazionale, essendo risultati eletti per particolari situazioni locali.

Va aggiunto poi l’appostamento in bilancio di risorse più scarse di quanto si sarebbe potuto. Nel caso  di Napoli, risorse utilizzate ad esempio per la cosiddetta Coppa America o per le luminarie natalizie di Palazzo San Giacomo, potevano essere invece impiegate per servizi più indispensabili per la vita quotidiana dei napoletani.

 Nel caso della Regione Campania poi, l’appartenenza dell’assessore  ad una  corrente in contrasto violento con  la Presidenza, cominciato  già prima delle elezioni, ha limitato i poteri contrattuali dello stesso assessore in fase di ripartizione delle risorse. A questo si è aggiunta una lottizzazione delle aziende in cui si sono riprodotte analoghe infide  battaglie tra partiti e correnti all’interno dei partiti, che hanno di fatto distorto ulteriormente la vita aziendale.   Ma   vi sono anche motivi ideologici dell’assessore ai Trasporti, che fin dal primo giorno del suo mandato, nella più completa sottovalutazione della funzione economica, prima che sociale, del trasporto, ha perseguito con una  testardaggine del peggior manicheismo una politica di presunto efficientamento delle aziende. Tale efficientamento è stato  basato solo sull’intenzione di introduzione di tecnologie telematiche ( per altro incompatibili per tempi di realizzazione e costi)  e su un taglio sistematico  delle risorse,  e non anche sulla ristrutturazione del processo produttivo dei servizi, cominciando con e la sostituzione dell’80-90% del management. Poteva essere utile  anche una rivisitazione della struttura tariffaria in termini di aumenti socialmente equi e non di nevrotica distruzione di un modello preso ad esempio in tutta Europa.  A tutto ciò si è aggiunta una sostanziale assenza dell’opposizione ed in particolare del PD, probabilmente speranzoso di  un possibile ribaltone  del governo regionale.

Le risposte da dare sono soprattutto politiche. Innanzitutto duro sfiduciamento fino alla sostituzione dell’assessore regionale dei trasporti. Poi concentrazione delle scarse risorse prevalentemente sul  ferro ed individuazione di un percorso per l’affidamento delle aziende regionali e comunali su ferro alle Ferrovie dello Stato. Infine riprogettazione dei servizi di trasporto in una logica di efficientamento.