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A volte ritornano

Scritto da Leonardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

salvini lega popoli

Dopo i fischi a Lamezia Terme, il flop siciliano, le contestazioni a Napoli (solo per ricordare gli episodi negativi inanellati alle ultime europee), apprendo dalla stampa delle nuove mire di Salvini sul Mezzogiorno. La “scommessa” del segretario del Carroccio sarebbe quella di lanciare un partito gemello anche al Centro e al Sud, scegliendo un nome, “La Lega dei popoli”, che in maniera arbitraria rimanda al sacrosanto principio di autodeterminazione dei popoli.

Memore dell’insuccesso del movimento 3L di Tremonti, che cercò alle politiche del 2013 di portare il simbolo della Lega Nord al Sud, avanzo alcune considerazioni. 

Salvini ha scelto come data di battesimo della nuova “creatura” politica il 18 ottobre, a Milano. Una scelta non casuale, ovvero la manifestazione contro l’operazione Mare Nostrum. Ecco qua: la "Lega dei popoli" si pone subito contro gli sbarchi degli immigrati e cerca di provocare la guerra tra i popoli, invece di capire che va sconfitta la indifferenza attuale dell'Unione europea.

Non c’è che dire: un buon inizio per fomentare odio tra meridionali e immigrati, dopo aver alimentato quello tra meridionali e settentrionali e tra questi ultimi e gli immigrati.

Onestamente, non credo che la “Lega dei popoli” possa avere un qualche successo elettorale nel Mezzogiorno, sia che si tratti delle prossime regionali, sia che si tratti delle amministrative di Napoli dopo il caso de Magistris. Ma il punto vero è un altro ed è quello che mi interessa di più.

Esiste un disagio diffuso nel Mezzogiorno che una soggettività politica deve saper interpretare e rappresentare. Io mi auguro che a farlo sia il Partito democratico, il mio partito.

Conosciamo tutti i ritardi del Sud e i suoi problemi. Ma è proprio la sua relativa arretratezza che potrebbe consentirgli di crescere di più. L'esempio per eccellenza è quello della Germania che, investendo notevolmente ad Oriente, ha fatto crescere tutto il Paese.

E’ il Partito democratico, l’unico vero partito italiano, a doversi trasformare nel partito del Sud. So che non è facile, soprattutto per il fallimento ventennale delle classi dirigenti meridionali, anche del Pd.

A Napoli, a Bagnoli, a fine settembre un gruppo di giovani dirigenti del Pd non hanno censurato le difficoltà e i fallimenti. E’ stata chiamata la Fonderia delle Idee, un’occasione per dire una parola chiara su quello che è stato. Ma anche questo sarebbe stato poco se non avesse avuto, questa generazione, l’ambizione di essere nuova classe dirigente, capace dal Sud di parlare con Roma e, se serve, anche di puntare i piedi.

Il presidente del consiglio Renzi lo ha detto con chiarezza: se riparte il Sud, riparte il Paese. La forza di tutto il Pd si misura sulla capacità di elaborare e mettere in campo le politiche giuste per il Mezzogiorno.

Ora serve una visione del Paese di forte unità. Quell’unità che Salvini & co. hanno sempre osteggiato e che non sarà di certo la “Lega dei popoli” a risolvere.