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Nuova Musica Napoletana - 7° Puntata: Quisistà

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Musica

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Ritorna il viaggio della nostra testata nella Nuova Musica Napoletana, alla scoperta del meglio che la scena artistica partenopea oggi offre. Tuttavia, in questa puntata non ci occuperemo di un band attuale, ma di una appartenente ormai – purtroppo – ad un passato prossimo.

Prima dei JFK & La Sua Bella Bionda, prima di Giovanni Block e prima ancora de Le Strisce, c’erano i Quisistà, fondati nel 2007 da cinque ragazzi (Dario di Stasio – voce; Emanuele Capasso – chitarre; Giorgio Lopez – tastiere; Edoardo Troncone – basso; Andrea Dosi – percussioni), con alle spalle esperienze musicali diverse. Dopo due anni di intensa attività, nel 2009 la band si scioglie di fatto, non proseguendo la propria attività artistica, nonostante fosse ben avviata.

Fra showcase alla Fnac di via Luca Giordano e concerti al Duel Beat (all’epoca il locale più in voga della città), i Quisistà stavano riscuotendo un notevole successo di pubblico e di critica (ricordiamo gli apprezamenti di Ciro Cacciola, giornalista affermato sulla scena del by night napoletano). Il loro stile, del resto, era accattivante: un misto fra funky, acid jazz, fusion ed elettronica d’élite, il tutto senza tradire le radici napoletane, risalenti principalmente a Pino Daniele e ai Napoli Centrale. L’abilità musicale dei componenti faceva il resto (ascoltare per credere). Infine, ruolo non da poco aveva la cura dei testi, affidati principalmente alla penna del cantante Dario di Stasio, capace di descrivere il senso di smarrimento di una generazione senza più punti di riferimento. Tuttavia, è fondamentale la prospettiva adottata, ed è qui che probabilmente risiedeva la forza (e al contempo il limite) dei Quisistà.

Infatti, la band riflette il mondo dei ragazzi della media-alta borghesia napoletana (come si evince da La Singletudine, un vero e proprio inno generazionale). Una prospettiva inedita, solo apparentemente banale e scontata. Pertanto, la musica dei Quisistà si diffuse rapidamente tra la “Napoli bene” del Vomero e di Chiaia, la Napoli delle serate al Duel Beat o dei famosi giovedì del Museo MADRE. Allo stesso tempo, l’estrazione sociale dei componenti della band fu la causa della cessazione della loro produzione. Quando difatti ci si trovò a scegliere fra il futuro musicale e quello lavorativo, il secondo ebbe il sopravvento.

A qualche anno di distanza da una “primavera musicale” purtroppo mai definitivamente sbocciata, abbiamo incontrato tre componenti su cinque (Dario, Emanuele e Giorgio) per una breve intervista… Con un’interessante proposta finale.

Ragazzi, cominciamo dal nome, Quisistà, che risulta un po’ criptico. Da dove proviene?

Giorgio Lopez: Da qui, come lo stesso nome suggerisce.
Dario di Stasio: C’è chi dice che venga dalla parlesia, lingua antica di antichi musicisti, che inventarono un vero e proprio linguaggio in codice comprensibile solo dagli “adepti”. E comunque significa…
Emanuele Capasso: ...in questo caso meglio fare addovà e spunire la domanda

Una volta chiarito la ratio del nome, resta da scoprire l’origine, l’ispirazione della vostra musica…

Giorgio: La nostra ispirazione principale sono sempre stati gli spiritual neri che danno vita alla musica blues, e attraverso di essa evolvono fino a diventare il funk. Così come gli spiritual servivano a dare la forza ai coltivatori di cotone, per lo più schiavi afroamericani, il funk dava energia alla popolazione nera degli anni ’70, una forma d’evasione per immaginare un futuro in una società americana che ancora non era disposta a dare alla comunità afro il posto che le spettava. In un certo senso, ci siamo sempre sentiti vicini ai coltivatori afroamericani, poiché è da ricordare che il Vomero nasce come collina agricola e che i milanesi ci chiamano “ué Africa!”.
Dario: Sottoscrivo quanto detto da Giorgio. Citando un famoso quanto recente film, aggiungo inoltre che ad una certa domanda noi siamo quelli che rispondono: “Le donne”. La domanda, come avrete capito, è: “Cosa vi piace di più veramente nella vita?”. Eravamo destinati all’insensibilità.

Che ricezione ha avuto la vostra musica in una realtà come quella napoletana? E quanto invece questa ha influenzato le vostre composizioni, tanto a livello musicale quanto di liriche?

Giorgio: Preferisco fare rispondere a Dario. Vorrei però che menzionasse l’influenza dei testi di Achille Procolo.
Dario: Non menzionerò il Procolo, nonostante abbia avuto un ruolo importante. Ad ogni modo, all’epoca impazzivamo per la buona musica, l’acid Jazz e la musica del DJ Cerchietto. Va detto che in tempi non sospetti, e in maniera del tutto involontaria, approdammo in una sorta di back to basic della musica che ha fatto grande negli anni ‘80 questa città: Pino Daniele, i Napoli Centrale ecc. Importante poi è l’influenza della musica fusion (Chick Corea and the Electric Band, Dave Weckl). Nell’ultimo periodo io e Giorgio abbiamo cominciato ad approcciarsi in maniera diversa alla musica, e finimmo per esplorare la musica elettronica (in particolare i Kraftwerk, David Bowie ecc.).
Emanuele: La nostra musica ha trovato una discreta schiera di aficionados perché in molti si sono riconosciuti nei nostri testi. La nostra musica, seppure con riferimenti ammiccanti ad un gusto retro, era al passo con le sonorità apprezzate in quel momento. Però la realtà musicale napoletana, ancor di più di quella di altre realtà nazionali, non ha offerto spazi adeguati a diffondere il nostro genere. La napoletanità è sempre stata alla base della nostra esperienza musicale - Dario citava Pino Daniele - ma abbiamo sempre cercato di fare musica in modo da rivolgerci ad un pubblico che andasse oltre la nostra realtà cittadina.

Diverse band “giovanili” si sono affacciate, negli ultimi anni, sul panorama musicale napoletano e italiano. Cosa vi è mancato per fare il definitivo salto?

Giorgio: Niente, solo che poi ci siamo fidanzati con donne gelose.
Dario: Va anche detto che siamo tutti ragazzotti in gamba di buona famiglia, due dottorandi di ricerca e due specializzandi di cui uno è fidanzato con una brasiliana ed Emanuele si è pure sposato a mia insaputa. E poi c’è da dire che io non ho mai imparato a cantare veramente.
Emanuele: Oltre ad essermi sposato all’insaputa di Dario, finita la specializzazione ho iniziato anche il dottorato di ricerca. Diciamo che siamo passati da gran fighi a dei nerd. Scherzi a parte, credo che per fare il salto ci sia mancata l'iniziativa dei nostri produttori che non hanno creduto in noi, e la paura di rinunciare alle nostre carriere avviate in campi extra musicali, per compiere un rischioso salto nel buio. Avremmo potuto essere delle star part-time ma il contratto collettivo nazionale offre condizioni assai sfavorevoli...

Quali sono i futuri progetti dei membri dei Quisistà, ed è possibile sperare in una loro reunion?

Giorgio: Io attualmente suono in varie formazioni del panorama jazzistico napoletano, tra cui i Divieto di Swing e gli Alma Quartet, entrambi progetti in questo momento impegnati in produzioni discografiche.
Dario: La reunion è un sogno per tutti, ma stiamo aspettando ancora perché vorremmo farla dopo la morte di Edoardo Troncone, che avverrà a breve… Per cavalcare l’onda della necrofilia mass-mediatica. Comunque, la reunion l’ho proposta a Giorgio in questi giorni. Ne sarei D I P E N D E N T E.

 

I Quisistà sono:

  • Dario Di Stasio – voce
  • Giorgio Lopez – tastiere
  • Andrea Dosi – percussioni
  • Emanuele Capasso – chitarre
  • Edoardo Troncone – basso

 

Per maggiori informazioni e per ascoltare qualche brano dei Quisistà:

 


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