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D’Alessandro export: maxi sequestro in Sardegna

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

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A volte è una questione di numeri, di quei dati in grado di darci contezza dei meccanismi apparentemente troppo lontani da noi. Quaranta fabbricati, un villaggio vacanze, sette aziende, otto terreni nelle province di Napoli, Caserta e Cagliari, quote sociali e conti correnti bancari, per un valore complessivo superiore ai venti milioni di euro: un piccolo impero posto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza, grazie all’azione della Dda di Cagliari. L’indagine parte nel 2010 e segue il filo rosso, il connettore dei soldi sporchi: riciclaggio.

“Little Lord”, questo è il nome dell’operazione, ha portato a diciassette denunce: tra i destinatari dei sequestri spicca la società Tu.ri.cost srl, proprietaria del complesso turistico di lusso S'Incantu, a Villasimius. Anche indagati eccellenti sono coinvolti nella vicenda: l’europarlamentare forzista Salvatore Cicu, accusato di riciclaggio in quanto socio occulto della Tu.ri.cost. srl. A Cicu, tra l’altro, è stato anche sequestrato un immobile nel cagliaritano. Oltre a lui risulta indagato anche Luciano Taccori, ex sindaco di Sestu ed il consigliere comunale Paolo Cau, entrambi in Forza Italia. Gridano al complotto i meno informati, sussurrano la loro non conoscenza dei soci campani i più accorti: è cambiato il vento, questa è la verità. Qualcuno li aiuti offrendo loro una qualche idea per una linea difensiva più incisiva.

 

Tutto nasce dall’acquisto di terreni edificabili, finalizzato alla costruzione di un villaggio-vacanze. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i soci cagliaritani avrebbero rinunciato al progetto perché ingolositi dall’offerta, superiore al milione di euro, da parte di alcuni uomini del casertano, con questi ultimi decisi a costruire il resort di lusso recentemente sequestrato. Uomini legati a doppio filo, anche per legami di sangue, ai Casalesi ed al clan D’Alessandro, storicamente vicino a Michele Zagaria. Ancora una volta si rivela la natura malsana di un’economia tutta italiota, la sua pochezza, la sua marginalità, la sua connotazione criminale. Una iattura, quella di un capitalismo senza capitali, di imprenditori senza imprese, perché tutto conferma la più facile e semplice legge dell’economia di questo secolo: in tempo di crisi, chi ha un’enorme liquidità proveniente da attività illecite, vince. Sempre.

 

Il clan D’Alessandro, relegato per decenni ad una mera azione di manovalanza criminale, ha intuito l’esigenza di trasformare le modalità di reinvestimento dei capitali illecitamente accumulati: l’estrazione del capitale, grazie alla produzione in proprio della droga, è molto più agevole se ci si “consorzia.” Il clan di Castellammare, come scriviamo da tempo, forma un cartello più ricco di quanto si creda, ed, insieme all’ala criminale dei Di Martino-Afeltra, è attualmente, forse, la realtà criminale campana più attiva a sud di Napoli.