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Prima casa e abitazione principale, che confusione. E a Napoli cittadini in fila

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in Succede a Napoli

Al Comune di Napoli i computer dedicati al fisco non funzionano. O, forse, gli impiegati non li sanno usare. Sono stati inviati ai cittadini centinaia di “avvisi in rettifica” per l’Ici 2010. Il sindaco Luigi de Magistris, o chi per lui, ha chiesto il pagamento di quest’imposta sugli immobili ormai soppressa e sostituta dall’IMU,  anche a chi non deve (doveva) pagarla. Anche quelli “contro Berlusconi a prescindere” sono disposti ad ammettere che non pagare l’Ici sulla prima casa era cosa buona e giusta. Forse  il sistema informatico comunale partenopeo si è alleato con la lista del prof Mario Monti.

Si tenta di recuperare un po’ di introiti con l’Ici del 2010 che non risulta pagata. “Ma com’è possibile – gridano in coro i “proprietari di prima casa”  –  quella che abbiamo è l’unica casetta di proprietà, risiediamo lì da anni, perché il Comune vuole da noi l’Ici 2010”? La protesta è scontata, perché la prima domanda che i consulenti fiscali rivolgono è: ma abitate lì? La vostra residenza anagrafica è esattamente in quell’appartamento? La confusione fu ingenerata proprio da Silvio Berlusconi, che come tutti i “non tecnici” confonde la “prima casa” con “l’abitazione principale”. Lo disse centinaia d volte in quella campagna elettorale definita straordinaria dagli esperti di comunicazione: “Abolirò l’Ici sulla prima casa”. E invece si riferiva all’abitazione principale. Per godere delle agevolazioni e delle esenzioni Ici, infatti, non bastava essere proprietari di un unico immobile. Bisogna abitarci dentro. Ed è strano, quindi, che il Comune di Napoli chieda di versare l’Ici 2010 a chi ha stabilito dimora, abitazione principale, residenza anagrafica nell’unico locale di proprietà sul quale, peraltro, si sta ancora finendo di pagare il mutuo. I pc di corso Arnaldo Lucci (dove hanno sede gli uffici fiscali del Comune di Napoli) attingono informazioni da una sola banca dati, identica per residenza, Ici, Tarsu (o Tares, se preferite) e quant’altro. Com’è possibile che nessun funzionario abbia verificato, prima di inviare la “multa per omesso versamento Ici” se il cittadino abitasse o meno in quell’appartamento? Non c’è problema, si dirà: basta recarsi al corso Lucci, presentare una domanda di annullamento con copia dell’atto contestato e del documento di riconoscimento del proprietario. E’ sufficiente chiedere una mezza giornata di permesso, di ferie, assentarsi dal lavoro qualche ora e tutto si risolve. Oppure inviare per raccomandata postale quell’istanza. Perfetto. Nell’era dell’informatica, di internet, dei tablet e della posta elettronica, ancora una volta i cittadini devono mettersi in fila e perdere un sacco di tempo per esercitare i propri diritti. Chissà se qualche dirigente comunale pagherà, per aver rotto le scatole a centinaia di persone. Altri sono stati defenestrati dal buon Gigino per molto meno.

P.s.

Non si replichi, per favore, che è necessaria la comunicazione al Comune: “Ho comprato casa e ho stabilito lì la residenza”. Le istruzioni Ici e la legge parlano chiaro: non c’è nessun obbligo. Sarebbe sufficiente, piuttosto, consultare l’anagrafe comunale.