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Dall'uninominale all'uninominato

Scritto da Riccardo Barone e Donato Lettieri Il . Inserito in Il Palazzo

vicinanza allelettorato

Ad un certo punto bisogna smettere di tifare e dire anche ciò che non ci piace, l’Italicum 2.0 non ci piace! Ci piace l’idea che un qualcuno debba vincere le elezioni, non solo perché questo avviene nel resto del mondo, ma perché 28 governi della Repubblica Italiana sono durati meno del Governo Renzi (che ha meno di un anno) e i risultati della debolezza politica sono davanti ai nostri occhi.

Ci piace l’idea del nostro Segretario nazionale di vedere premiati i risultati elettorali delle liste e non delle coalizioni perché Prodi ci piaceva, ma non ci piaceva condividerlo con partiti che erano troppo puri per voler cambiare l’Italia.

Ci piace l’idea che la parità di genere sia difesa, anche se aspettiamo il giorno in cui le quote saranno superate perché considerate solo un strumento per uscire dal medioevo.

Non ci piace essere presi in giro, nel mondo esistono due modi di scegliere i propri rappresentanti: attraverso collegi uninominali e attraverso collegi plurinominali o bloccati o con preferenze.

In Italia abbiamo inventato un collegio in cui qualcuno ha bisogno delle preferenze e qualcun altro è unto dalle segreterie nazionali e dobbiamo anche sentirci dire “abbiamo reintrodotto le preferenze”, con 3 partiti forti l’Italicum produrrà almeno 300 deputati bloccati su 630.

Le democrazie con più di cent’anni (tipo gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia) usano i collegi uninominali perché l’esigenza di pulizia delle liste è legittima, il controllo delle segreterie è comprensibile ma alla fine spetta all’elettore la scelta del proprio rappresentante.

I collegi uninominali (che ben si sposano con i sistemi con pochi partiti) consentirebbero di dividere l’Italia in 630 collegi ed ognuno di questi sarebbe composto da meno di 100000 abitanti (una municipalità di Napoli), che avrebbero il diritto di scegliere il proprio rappresentante alla camera dei Deputati.

L’alternativa dei collegi con preferenze aumenterebbe la loro grandezza, ma quest’ultima sarebbe compensata dalle preferenze, il nostro Italicum 2.0, al contrario, porterebbe che almeno i 2/3 dei deputati dei partiti sconfitti sarebbero i capolista bloccati e non i candidati scelti dall’elettorato.

Con i dati dell’europee 2014 un partito come Forza Italia, per esempio, eleggerebbe quasi solo i capolista.

Ben venga un ampio Patto sulle regole, ma facciamo le leggi senza prendere in giro l’elettorato… elettorato italiano: gli italiani sono quelli che nel 1993 e nel 1999 (il quorum non fu raggiunto a causa del voto degli italiani all’estero) hanno scelto l’uninominale. Vorrà pur dire qualcosa o no?